Tenda rossa ghiaccio bianco

Umberto_Nobile

di Giacomo Laviosa

Nato a Lauro, in provincia di Avellino, il 21 gennaio 1885, Umberto Nobile fu progettista, costruttore, autore di numerosi scritti tecnici e si distinse soprattutto nella progettazione e nella costruzione di dirigibili. Nel corso della sua vita Nobile si occupò anche di numerose altre questioni aeronautiche ideando il primo paracadute italiano (1918) e promuovendo, con l’ingegner Gianni Caproni, la costruzione del primo aeroplano metallico italiano (1922).

Nel 1926, insieme al grande esploratore norvegese Roald Amundsen, compì la prima traversata del Polo Nord con il dirigibile N 1 Norge che aveva progettato e costruito su incarico dell’aeroclub di Norvegia. Lo straordinario successo della prima trasvolata lo spinse a ripetere l’impresa due anni dopo con una spedizione interamente italiana che tuttavia si concluse drammaticamente.

Nobile e la cagnetta Titina

Nobile e la cagnetta Titina

Alle ore 10.33 del 25 maggio 1928, dopo aver resistito a trenta ore di tempesta, l’Italia precipitò sulla banchisa polare a circa 200 miglia dalla Terra di Nord-Ovest. Nell’impatto la cabina di pilotaggio si sfasciò lasciando sul pack una quantità di detriti e dieci dei sedici membri dell’equipaggio. Il dirigibile, alleggerito di colpo, riprese rapidamente il volo trascinando con sé i sei uomini rimasti a bordo che scomparvero per sempre. I nove superstiti (uno era deceduto nell’impatto al suolo) con il materiale rimasto a terra realizzarono un riparo di fortuna che venne colorato di rosso per facilitarne la localizzazione sul pack. La leggendaria “tenda rossa“. Intanto il radiotelegrafista Giuseppe Biagi, grazie ad una trasmittente rimasta miracolosamente intatta, aveva cominciato ad inviare dei segnali di soccorso che il 3 giugno furono finalmente captati da un radioamatore russo. Prese il via una gigantesca operazione internazionale di recupero che costò la vita a diversi soccorritori tra cui lo stesso Roald Amundsen che precipitò con il suo arereo nel Mare di Barents.

Il 24 giugno, finalmente, il pilota della marina svedese Einar Lundborg atterrò con il suo Fokker nei pressi della “tenda rossa”. Nobile avrebbe voluto che fosse portato via per primo il capo meccanico Natale Cecioni, anche lui ferito seriamente ad una gamba. Lundborg però fu irremovibile adducendo ordini superiori che gli imponevano di prelevare per primo Nobile che avrebbe così potuto meglio coordinare le operazioni di soccorso.

La tragica vicenda dell’Italia ebbe una grande eco internazionale e appannò la fama che Nobile si era conquistato negli anni precedenti, soprattutto con l’impresa del Norge. Molti osservatori non perdonarono a Nobile di essere salito per primo sull’aereo di Lundborg lasciando il suo equipaggio per altre tre settimane sui ghiacci. Sulla vicenda nell’autunno del 1928 fu istituita una commissione d’inchiesta che concluse il suo lavoro esprimendo una censura nei confronti di Nobile. Il generale, amareggiato, si dimise dalla Regia Aeronautica e se ne andò in esilio volontario ma per il resto della sua lunga vita, pur tra molti rimorsi, difese sempre il suo operato.

Il giudizio della commissione d’inchiesta fu poi ribaltato tempo dopo e in anni più recenti la sua figura e le sue imprese sono state pienamente rivalutate considerando Nobile per quello che è stato: fine progettista, abile aviatore e coraggioso esploratore.

 
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