Terzo Settore: sarà rivoluzione?

di Fabrizio Annaro

Riforma del Terzo Settore. E’ il tema affrontato sabato 21 gennaio durante un incontro promosso da Ciessevi MB, Fondazione della Comunità di Monza Brianza, Confcooperative Monza MB,  Forum Terzo Settore e con Il Dialogo di Monza nel ruolo di media partner. Quattro i relatori: Ivan Nissoli di Caritas Ambrosiana, Stefano Granata vice presidente Confcooperative, Stefano Tabò presidente della rete nazionale dei Ciessevi, Cherubina Bertola Vice Sindaco di Monza. Luigi Losa moderatore del dibattito.

Impegni istituzionali hanno impedito la partecipazione a Luigi Bobba, sottosegretario presso il Ministero del Lavoro. Bobba, però, ha voluto inviare un messaggio tutt’altro che formale che inseriamo integralmente in questo articolo.

2017-01-21 MESSAGGIO SOTTOSEGRETARIO CSV MB

Estremamente qualificato il pubblico presente, in rappresentanza dell’articolato mondo del terzo settore di Monza e Brianza. Una presenza che testimonia l’interesse di approfondire e chiarire le molteplici  tematiche poste dalla riforma ormai varata e in attesa dei decreti attuativi.

Da sinistra in piedi: Marco Meregalli (Confcooperative MB), Gabriele Galbiati (Forum Terzo Settore MB), Filippo Viganò (Ciessevi MB). Seduti: Ivan Nizzoli (Caritas Ambrosiana), Luigi Losa (Vice Presidente Fondazione Comunità Brianza), Stefano Tabò (Rete Nazionale Ciessevi), Stefano Granata (Confcooperativa), Cherubina Bertola (Vice Sindaco Monza)

Un terzo settore, per la prima volta viene definito dal legislatore come “il complesso degli enti privati costituiti per il perseguimento, senza scopo di lucro, di finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale e che, in attuazione del principio di sussidiarietà e in coerenza con i rispettivi statuti o atti costitutivi, promuovono e realizzano attività di interesse generale mediante forme di azione volontaria e gratuita o di mutualità o di produzione e scambio di beni e servizi. Non fanno parte del Terzo settore le formazioni e le associazioni politiche, i sindacati, le associazioni professionali e di rappresentanza di categorie economiche.”

Il governo ha proposto una riforma radicale semplificando molto, ma al tempo stesso creando tanti interrogativi e alcune preoccupazioni.


E’ una rivoluzione copernicana che riconosce al terzo settore un ruolo strategico per lo sviluppo economico e sociale del paese. Un fenomeno tutto italiano, come ha ricordato Granata, e che trova le sue radici in un intreccio di filoni culturali e religiosi: da un  lato la tradizione cattolica e cristiana  con il suo arcipelago di gruppi e movimenti, dall’altra la coscienza civile di molte persone che deluse dall’impegno politico (sia di destra sia di sinistra) hanno trovato nel volontariato e nell’impegno sociale entusiasmo e motivazione.

Il Non Profit è un mondo complesso e, come ha ricordato Bobba nel suo messaggio,

“Ha registrato nel corso degli ultimi anni una crescita superiore a qualunque altro comparto, con un incremento del 28 per cento degli organismi e del 39,4 per cento degli addetti. Sono oltre 6 milioni i volontari che prestano servizio gratuito, 680 mila i dipendenti, 270 mila i collaboratori esterni e 6 mila i lavoratori temporanei. Nel solo 2013 sono state 126 milioni le ore di volontariato realizzate a beneficio della collettività. Si tratta di una consistente mole di risorse – umane ed economiche – al servizio delle comunità territoriali di riferimento, che spesso costituiscono il primo antidoto verso la disgregazione del tessuto economico e sociale e la principale forza per la costruzione di una società inclusiva e sostenibile”.

da sinistra: Ivan Nizzoli, Luigi Losa, Stefano Tabò Stefano Granata, Cherubina Bertola

“Le cose stanno profondamente cambiando e finalmente – ha affermato Stefano Granata – anche l’impresa sociale allarga i suoi orizzonti, perché la riforma consente l’ingresso nel Terzo Settore di imprese che possano parzialmente distribuire utili con il risultato che i progetti sociali possano e debbano attrarre anche capitali privati e confrontarsi con il mercato. Granata ha portato come esempio quello della casa: se una società è in grado di gestire numerose abitazioni e proporre un canone di affitto al di sotto del valore di mercato affinché si possa  garantire un reddito ai proprietari e nel contempo  generare benessere sociale sostenendo  le  fasce deboli della società, allora il prezzo degli affitti risentirà di questo nuovo modo di affittare e di abitare la città, con il risultato che il Terzo Settore potrà condizionare il mercato e la mentalità con cui si utilizzano i beni privati.”

E’ una vera e propria rivoluzione di mentalità: la cooperazione che vive sostanzialmente di appalti pubblici e rendiconta finanziamenti e benefici sociali, oggi, con la riforma, è chiamata a compiere un salto di qualità e confrontarsi con il mercato.

Non solo. La riforma, ha precisato Cherubina Bertola, impone un ripensamento culturale della funzione pubblica, un nuovo modo di procedere riguardo gli appalti pubblici che non possono limitarsi a stabilire meri criteri economici ma si devono inserire anche i criteri che qualificano gli effetti sociali dei servizi messi a bando. Esempio: gli appalti delle Prefetture  relativamente all’accoglienza dei richiedenti asilo. In questi bandi tutte le imprese partecipare, ma in realtà occorrerebbe fissare criteri e chiedere garanzie di riguardo agli effetti sociali.

Uno sguardo al ruolo dei Ciessevi (centro servizi del volontariato) è stato offerto dal suo presidente nazionale Stefano Tabò il quale ha ricordato che nel territorio italiano  operano 71 centri sparsi in quasi tutte le regioni con l’esclusione della provincia di Bolzano. La riforma prevede l’inserimento di risorse pubbliche che si affiancheranno a quelle delle fondazioni bancarie e impone alla rete dei Ciessevi una logica di sistema con criteri e regole comuni. I Ciessevi attualmente offrono vari servizi al mondo del volontariato: dalla consulenza legale e fiscale, alla formazione. Nel futuro i Ciessevi dovranno relazionarsi a tutto il terzo settore e offrire maggiori  infrastrutture.

Infine il tema che interessa il futuro del Terzo Settore e cioè la sua capacità di attrazione verso il mondo giovanile. Ivan Nissoli ha proposto le linee essenziali della riforma del Servizio Civile che diviene universale e potrà esser usufruito da giovani di età compresa fra i 18 e 28 anni. Un servizio che potrà essere assolto in modo flessibile a seconda delle esigenze del giovane: dalle 20 alle 30 ore settimanali dagli 8 a 12 mesi.

Una riforma impegnativa, molto pragmatica e largamente deficitaria sul piano della spiritualità. Ed è proprio la debolezza spirituale ( da non confondersi con quella religiosa)  l’appunto  sollevato da don Augusto Panzeri, responsabile della Caritas di Monza. Una riforma che non si connette ai grandi ideali che hanno  generato il Terzo Settore e attratto tantissime persone nel mondo del volontariato.

I promotori hanno assicurato che a questo incontro ne seguiranno altri di approfondimento e di chiarimento dei decreti attuativi della riforma. Ci sarà anche un incontro dedicato all’impresa sociale e, credo utile aggiungere, uno spazio di riflessione che riprenda i suggerimenti di don Augusto

Fotografie di Lucia Mussi

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