Ti ricordi la Casa Rossa ?

Ti ricordi la casa rossaCombattuto fra il bisogno di stabilire un contatto e il timore di infliggere dolore, un figlio ripercorre le tappe delle loro esistenze condivise in un racconto destinato a sua madre, ostaggio dell’ Alzheimer.

Cominciando dalla propria infanzia, dalle vacanze trascorse nell’abitazione di famiglia in Salento, la Casa Rossa, passando attraverso l’adolescenza fino ad arrivare alle scelte della maturità, il protagonista descrive se stesso e sua madre, donna colta e determinata, sottolineando il ruolo di guida che ella ha avuto nella sua vita. Adesso che di Flavia è rimasto solo l’aspetto esteriore, vorrebbe trovare una strategia adeguata per poter comunicare ancora con lei.

In questa commuovente lettera autobiografica, l’attore Giulio Scarpati esprime perfettamente lo smarrimento di chi è costretto ad affrontare una malattia feroce, che lascia un corpo quasi sempre sano in balìa di una mente dagli ingranaggi irrimediabilmente inceppati; riesce ad tradurre in parole quel senso di impotenza che tormenta chi assiste al declino inarrestabile di una persona amata, evidenzia, inoltre, la diversità nelle reazioni che questo stato di cose suscita in chi è affettivamente vicino alla persona malata.

La scelta che fa Giulio è quella di continuare a parlarle, senza aspettarsi alcuna risposta, sperando solo che qualcosa possa penetrare nella mente di sua madre, che sembra essere altrove, sospesa in una specie di mondo- che- non- c’è, un luogo in cui passato, presente e futuro sono parole, prive di qualsiasi significato.

E forse il parlare, il tentare di creare una comunicazione, non è di alcuna utilità per il malato, ma sicuramente dona sollievo a chi prova a farlo.

Perché se è purtroppo vero che questo morbo ruba la memoria a chi ne è affetto, è vero anche che esso non ha il potere di cancellare i ricordi di chi ha avuto un legame profondo con l’ammalato.

 

Valeria Savio

 

Giulio Scarpati

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