Tintoretto, interprete del suo tempo

Tintoretto_-_Self-Portrait_as_a_Young_Mandi Daniela Annaro

A Venezia, il 31 maggio 1594 si spegneva a settantacinque anni e otto mesi, Tintoretto,  grandissimo maestro della pittura veneta. Di umili origini, Jacopo Robusti, questo il nome negli archivi della Serenissima, era figlio di un tintore di sete e velluti per i nobili della Repubblica, Tintoretto dunque è una sorta di patronimico.

Un intraprendente. Tintoretto si fece largo competendo con grandi pittori suoi contemporanei: nomi importanti come  Tiziano, Veronese, Francesco Bassano, Palma il Giovane. Una battaglia durata tutta la vita in una città ,Venezia, che viveva grandi trasformazioni, prossima però al declino.

“La Repubblica Veneta – scrive Giulio Carlo Argan, grande storico dell’arte- nel XVI secolo è l’unico stato italiano in cui l’ideale religioso si identifichi con l’ideale civile”. E’ il tempo della Controriforma tridentina, la Chiesa e i suoi linguaggi si trasformano e l’arte  ne segue il corso.

tintoretto utima cena

Tintoretto è uno dei protagonisti di questa nuova stagione. I tormenti  di una Chiesa che si sta ripensando sono il fulcro della sua pittura e anche del suo successo, seppur contrastato dai rivali e dagli amici dei rivali.

Ha trent’anni quando dipinge ” Il Miracolo dello Schiavo” per la Scuola Grande di San Marco, opera   raccontata qui sotto.

Tintoretto non si mosse mai da Venezia, a parte un breve viaggio a Mantova, a Palazzo Te, nel 1580.  Molte delle sue  opere  sono commissionate da confraternite e comunità religiose, ( le associazioni dedite alla devozione , al mutuo soccorso, all’assistenza, ma anche concentrate a difendere i propri privilegi di classe medio bassa)  e si trovano ancora nei posti originali. Grandi dipinti, grandissimi come quelli alla Scuola di San Rocco. Composizioni che si snodano per almeno dieci metri di lunghezza e altrettanti di larghezza  e che raccontano la sua tormentata ricerca, il cui effetto finale è spiazzante, rispetto alla pittura “moderata” e accattivante degli altri maestri veneti che lo circondavano. Per conoscerlo meglio, vi suggeriamo il bel libro di Melania G. Mazzucco ” Tintoretto e i suoi figli”, edito da Rizzoli.

 

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