Tra vita e arte: Un Bès – Antonio Ligabue

un-bes-antonio-ligabue-06wdi Isabella Procaccini

È il tragico contrasto tra l’arte e la vita quello che si vede sul palcoscenico del Teatro Binario 7 attraverso lo spettacolo Un Bès- Antonio Ligabue, una messinscena contenuta nel progetto Ligabue Arte Marginalità e Follia ideato dall’interprete Mario Perrotta e vincitore del premio UBU 2015 come miglior progetto artistico o organizzativo.

Provo a chiudere gli occhi e immagino: io, così come sono, con i miei quarant’anni passati, con la mia vita- quella che so di aver vissuto- ma senza un bacio. Neanche uno. Mai. (…) E allora mi vedo- io, così come sono- scendere per strada a elemosinarlo quel bacio, da chiunque, purché accada.

Ed è proprio così che la pièce prende avvio: il protagonista entra dalla platea, la coinvolge e la sconvolge.

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Entra ed elemosina un bès, uno solo, ma ottiene il nulla, ancora una volta. Poi sale sul palco e inizia a raccontare: “Sono nato con la vita di dietro, il 18 dicembre 1899”. Antonio, Toni, lo scemo del villaggio, ma anche l’artista, l’uomo tragico, lacerato nell’anima dalla propria coscienza di meritare qualcosa che non potrà mai avere: l’amore. Già alla sua nascita Toni si sente l’ultimo: in ritardo nei confronti di un secolo che ha già dato tutto ed escluso dal successivo perché sua madre non è riuscita ad aspettare 14 giorni. Questo è il primo rimprovero che il piccolo Toni fa al mondo, il primo segnale di un senso di marginalità che lo accompagnerà per tutta la vita.

Già, perché per Toni la vita sarà un susseguirsi di illusioni, di rinneghi, di abbandoni che lo conducono ogni giorno a rifugiarsi nell’unico mondo che lo accetta: quello dell’arte. Un mondo del quale è lui l’artefice, un mondo che può scegliere di plasmare a proprio piacimento, un mondo che può decidere di strappare nel momento della delusione. Ed è così che fin dall’infanzia disegna l’amore di sua madre, poi quello della Mutter adottiva che lo aveva cacciato, poi quello per Ines che Toni decise di imprimere su un albero.

Poi disegnò i paesani di Gualtieri, piccolo villaggio in provincia di Reggio Emilia dove si trasferì in giovinezza. Uomini finti, terrificanti. Uomini che spinsero l’artista a vivere nella solitudine. Disegni sorprendenti che magistralmente si concretizzano sul palcoscenico dalle mani di Perrotta. Disegni in bianco e nero, simboli di un mondo, quello di Ligabue, che non ammette sfumature, ma solo forti contrasti.

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Ed è proprio il tema del contrasto a guidare il racconto in tutto il suo scorrere: il contrasto tra ragione e follia, tra realtà e apparenza, tra vita e arte. Una tematica fortemente attuale per un mondo, il nostro, che ci costringe spesso ad ammettere che le nostre capacità e la nostra dedizione non bastano a raggiungere i nostri sogni; che considera il sognatore un folle. E allora entra in gioco Marino, l’unico personaggio positivo della pièce: “Ricordati chi sei Toni… tu sei un artista!”.  La felicità è fatica e anche noi, come Toni, abbiamo bisogno di qualcuno che ci sproni, che non ci faccia mollare e che ci ricordi chi siamo.

Uno spettacolo coinvolgente e commovente. Mario Perrotta dimostra un’abilità linguistica, tecnica e interpretativa che lascia a bocca aperta. Follia, arte e vita: tutto in un solo attore.

 

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