‘Trappola Mortale’: ecco un buon motivo per andare a teatro

tr-mortale“In tempi come questi andare a teatro spesso è un sacrificio economico. Grazie per essere qui”, dice Corrado Tedeschi agli spettatori, a sipario ormai calato. Un ‘sacrificio’ che vale la pena compiere, verrebbe da rispondere, quando sul palco va in scena uno spettacolo così piacevole e avvincente.

Stiamo parlando di ‘Trappola Mortale’, il dramma noir con cui si conclude, questo week end, la stagione di prosa del teatro Manzoni di Monza. “Un giallo esplosivo”, recita la locandina dello spettacolo, un classico di Ira Levin, rappresentato per la prima volta nel 1978 a Broadway e proposto ora nell’adattamento di Ennio Coltorti, con Corrado Tedeschi, Ettore Bassi, Miriam Mesturino, Silvana De Santis e Giovanni Argante, prodotto dall’Associazione Culturale Artù di Roma.

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La trama è quella di un thriller pieno di colpi di scena, di quelli che fanno letteralmente sobbalzare sulla sedia, e dialoghi incalzanti, ma anche venato di ironia e umorismo. Al centro dell’azione c’è un copione perfetto di sicuro successo, in parte già scritto, in parte ancora da scrivere sotto gli occhi ora atterriti ora divertiti degli spettatori. C’è una riflessione leggera e ironica sul legame tra creazione artistica e vicende reali, c’è Sidney Bruhl (Corrado Tedeschi), commediografo sul viale del tramonto, rassegnato, sarcastico e crudele, e c’è Clifford Anderson (Ettore Bassi), giovane e promettente autore teatrale pieno di entusiasmo e di ambizione. Ci sono le anticipazioni buffe e sconclusionate della veggente teutonica che (intra)vede il futuro, ma non disdegna di sentire le previsioni del tempo alla radio. Ma soprattutto c’è un meccanismo perfetto, un gioco di incastri e di rivelazioni, attraverso cui vengono svelati progressivamente i lati più oscuri della personalità dei protagonisti, nonché i veri moventi per cui sono ‘pronti a uccidere’.

Da sinistra: Corrado Tedeschi, Miriam Mesturino, Ettore Bassi.

Da sinistra: Corrado Tedeschi, Miriam Mesturino, Ettore Bassi.

Il testo originario, da cui fu tratto anche l’omonimo film del 1982 di Sydney Lumet, con Michael Caine e Christopher Reeve, è stato in parte aggiornato, e sul palco fanno la loro comparsa notebook, ‘mele morsicate’ e telefoni cellulari.

Il risultato complessivo è davvero riuscito, gli attori sono tutti bravissimi nei loro ruoli e decisamente affiatati,  lo spettacolo dura due ore piene, ma è davvero gradevole da seguire, il ritmo non cala mai e di sicuro non ci si annoia.

E quando un livello così alto di ‘intrattenimento’ viene offerto non in Tv (per citare un ‘mezzo’ che è stato frequentato dagli attori protagonisti) ma sul palcoscenico di un teatro, quando qualcuno recita così bene per te e alla fine ti ringrazia con un sorriso per avergli dato la possibilità di farlo, ad essere ‘imperdibile’ non è solo lo spettacolo in sé ma l’emozione del momento, esclusivo, unico e irripetibile, di condivisione tra attori e spettatori.

Francesca Radaelli

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