“Tredici” stagione 2, ovvero l’impossibilità di dire la verità

di Mattia Gelosa

La serie culto “Tredici” si era conclusa con la fine delle 13 cassette di Hannah Baker e i dubbi sulla sua scelta di suicidio risolti. Per questo, quando Netflix e la produttrice Selena Gomez hanno annunciato una seconda stagione, l’operazione puzzava di pura scelta commerciale: persino il libro omonimo di Jay Asher, da cui fu tratta la serie, non ebbe sequel. Perché dunque inventarselo?

Ora, il secondo capitolo è già stato distribuito, ha avuto milioni di telespettatori ovunque e possiamo dire, col senno di poi, che non è stata una scelta così sbagliata.

La storia riparte 5 mesi dopo la morte di Hannah Baker e questa volta al centro delle vite dei ragazzi vi è un processo: Olivia Baker, la madre della ragazza, ha fatto causa alla scuola per la mancata tutela della figlia e questo porta gli amici della vittima a dover testimoniare uno ad uno.

Ogni puntata diventa un focus su un personaggio, con i tempi delle deposizioni in aula a scandire gli episodi. Non manca il tocco di soft thriller che aveva caratterizzato la prima stagione: i testimoni vengono minacciati nei modi più disparati e Clay riceve alcune foto che mostrano come la squadra di baseball locale (nella quale milita Bryce, lo stupratore di Hannah e Jessica) abbia un capanno segreto, luogo di festini a base di sesso, alcool e droga.

I 13 episodi scorrono abbastanza veloci e sono interessanti, nonostante qualche calo del ritmo e alcuni passaggi che funzionano poco: su tutti, sbagliata la scelta di far dialogare Clay col fantasma di Hannah, un cliché cinematografico insopportabile che rende ancora più insopportabile la ragazza defunta, già poco tollerabile nella prima serie. Non funziona nemmeno l’aspetto thriller, poiché tutto si risolve in modo poco nitido, senza spiegazioni dei fatti e senza credibilità. Alla fine dei 13 episodi, queste deviazioni appaiono superflue e appesantiscono la storia, che è ben più interessante quando racconta spaccati di vita vera dei protagonisti.

Proprio qui, vale la pena di soffermarsi.

Sono troppe le trame e i personaggi per analizzarli uno ad uno, ma “Tredici” si dimostra una serie capace di creare un senso di vuoto, di angoscia e sgomento quasi unici in chiunque la guardi.

Il bullismo e la violenza sulle donne sono al centro di tutto e le scene sono forti, talvolta fortissime. I personaggi maltrattati sono distrutti nel fisico, nell’anima e nella mente. Qualcuno si rifugia come Clay nel ricordo, altri come Justin nella droga, altri ancora come Zach e Markus nella paura.

Tutti a loro modo lottano e sembrano ora vincere e ora perdere, prima redimersi e poco dopo sbagliare ancora e ricadere nelle proprie debolezze. Bryce, il “cattivo” della serie, è l’unica figura statica e questo lo rende privo di spessore e poco interessante rispetto al resto dei personaggi.

Il tema cruciale di questa stagione, però, ancora più che nella prima è l‘incapacità che abbiamo di dire la verità: tutti mentono o nascondono persino Hannah nelle cassette, omettendo relazioni, errori, situazioni che ci portano di nuovo a rivedere la nostra opinione su di lei e su alcuni suoi amici.

Non c’è spazio per la verità in questa società, nemmeno nelle corti di giustizia: in tribunale accusa e difesa raccontano i fatti fornendo punti di vista opposti e altrettanto credibili. I caratteri dei testimoni e le loro dichiarazioni vengono rigirati dai togati e  la stampa e i blog cambiano ancora la versione delle cose in base alla loro convenienza.

La verità si fa pian piano spazio in modo chiaro, ma alla fine non paga nemmeno. Olivia Baker perde la causa con la scuola e Bryce rimane praticamente impunito, protetto dalla società e da genitori ricchi che riescono a corrompere anche la nuova scuola che frequenterà per avere il silenzio sulla vicenda.

L’invito a comunicare è il grande consiglio di una produzione che ha il merito di essere l’unica ad aver parlato in modo così forte e diretto di bullismo, violenza sessuale, omertà e giustizia agli adolescenti. Altro che censura, “Tredici” andrebbe fatto davvero vedere a tutti perché quel senso di nausea che si prova in certi momenti resti bene impresso anche dopo aver spento il pc.

Purtroppo, il finale di stagione rimette in gioco tutto e tutti in modo pasticciato e surreale e fa perdere punti e forza al resto della stagione, che  è decisamente interessante anche se non all’altezza della prima. Buona la regia, belle le musiche della stagione e un cast all’altezza, con particolare menzione per gli interpreti di Olivia, Tyler e Justin.

Arrivederci quindi alla terza stagione, nella speranza di restare ancora piacevolmente sorpresi.

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