Alla triennale di Milano No Name Design

No-name-design-1_webGli oggetti della quotidianità svelano la loro bellezza.

Un vero e proprio “atlante di cultura materiale”. Un repertorio di oltre mille oggetti quotidiani, che si distinguono per perfezione tecnica, ingegnosità, funzionalità.

 

E’  in scena fino al 14 settembre, alla Triennale di Milano, No Name Design, mostra estiva a cura di Franco Clivio e Hans Hansen. L’esposizione, gratuita, comprende una selezione proveniente dalla collezione personale del designer italiano Franco Clivio, già professore alla  Zürcher Hochschule der Künste di Zurigo. Oggetti di uso comune, che non si presentano certo come capolavori di design ma che spesso hanno avuto il merito di rendere più semplice la vita quotidiana. No-name-design_webMolti di essi, nella loro semplicità,  svelano una bellezza estetica inaspettata e tutta da scoprire, legata ai materiali, alle linee, all’ingegnosità del funzionamento.

Sono molte le curiosità offerte allo sguardo stupito dei visitatori, piegati sulle teche di vetro a osservare oggetti che probabilmente nella vita di tutti i giorni nessuno di noi degnerebbe della minima attenzione. Si va dagli atlanti tridimensionali pop up realizzati per spiegare agli addetti ai lavori il funzionamento delle automobili, ai numerosi esempi di contraffazione delle forbici Fiskars, dall’asciugacapelli in duroplast che funziona senza corrente, fino alla scatola da bento, la “schiscetta giapponese”.

Tutti gli oggetti esposti sono classificati meticolosamente per funzione, tipologia e materiale. Da quelli fatti per essere piegati, rimpiccioliti e ingranditi secondo il meccanismo dell’ombrello, a quelli versatili e poliedrici, come il coltellino svizzero, multifunzionale per antonomasia. E poi gli oggetti monoblocco, realizzati in un unico materiale, senza bisogno di attacchi, cerniere e interfaccia: qui, tra guanti di lana e forchette di legno, a catalizzare decisamente l’attenzione dei visitatori è … un clistere a pompa in gomma!

In un’epoca come quella attuale dominata dalle realizzazioni high tech degli ingegneri, non manca una riflessione sui materiali. Perché, in fondo, i migliori, e difficilmente eguagliabili, sono quelli che ci regala la natura, a partire da legno e bambù, flessibili, resistenti e funzionali. Per non parlare della spugna marina naturale, che vanta inarrivabili capacità di assorbimento. Un’ampia sezione dell’esposizione è poi riservata alla carta, “madre di tutte le memorie”, supporto che ha permesso di tramandare intere culture ben prima della comparsa degli archivi digitali.  Spazio anche ai semi lavorati, dalla lamiera fino al filo di metallo, materiale utilizzato per realizzare vari tipi di montature di occhiali ma anche un’opera monumentale come il ponte di Brooklyn a New York.

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Penne, matite, pinze, forbici, coltelli, occhiali. Carta, legno, lamiera, metallo. Insomma, oggetti e materiali che sono passati tra le mani di ognuno di noi, di cui tutti – grandi e piccini – ci serviamo quotidianamente. Ora, osservati da dietro una teca, attraverso lo sguardo poetico del collezionista, questi oggetti ci svelano tutta la loro bellezza. Una bellezza della semplicità e della materialità, che troppo spesso passa inosservata, assorbita nella fretta e nelle routine quotidiane.

Francesca Radaelli

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