Tu dov’eri? Cosa facevi?

lettera aperta di Fausto Borgonovo
Gli avvenimenti degli ultimi giorni e delle ultime ore impongono una presa di posizione.
Lunedì scorso il ministro Toninelli scriveva così: Tutti salvi i 100 #migranti recuperati ieri da un gommone. Rispettati i trattati internazionali. (…) i naufraghi andranno a Tripoli.

 

Io non sono esperto di diritto internazionale, ma avrei una domanda: “Caro ministro, Lei lo sa che cosa succede nei centri di detenzione libici?” I rapporti Onu basterebbero e avanzerebbero per farsi un’idea, ma io ho avuto la possibilità di vedere con i miei occhi due filmati girati da ragazzi che conosco e che sono stati “ospiti” di questi centri. Dopo pochi secondi ho chiesto loro di interrompere la visione perché erano immagini e grida semplicemente raccapriccianti. Se il ministro non sa queste cose, forse non è molto adeguato per svolgere il suo incarico. Se le sa, allora mente sapendo di mentire.
 
A metà settimana lo sgombero di un centro di accoglienza fuori Roma; tra le conseguenze, la rottura di un processo di integrazione costruito nei mesi e almeno 200 persone lasciate in mezzo alla strada (persone che, è bene sottolinearlo, hanno i titoli per rimanere in Italia).
 
Poche ore fa l’ennesima polemica su una nave che si trova in mare da otto giorni e ora è a un chilometro da Siracusa. A bordo ci sono dei minori non accompagnati (cioè ragazzini senza genitori; è chiaro? Ragazzini!). Il nostro ministro degli interni ha detto che hanno 17 anni e quindi sono quasi maggiorenni e non verranno fatti sbarcare nemmeno loro.
 
Di fronte a questo scenario credo sia necessario prendere una posizione forte, chiara ed esplicita. Non basta più rimanere in silenzio o tergiversare. In questo momento, rimanere in silenzio vuol dire avallare queste scelte del nostro governo. Non so se la Storia giudicherà questi signori.
 
Faccio mie le parole che ho sentito l’altra sera, a un dibattito pubblico, da parte di una nonna che, con la voce rotta dalla commozione, ha detto: “Non voglio che i miei nipoti un giorno mi dicano: nonna, ma mentre accadeva tutto questo, tu dov’eri? Cosa facevi?“.
 
Se condividi il mio pensiero, puoi anche non rispondere, mi fa sempre piacere sapere che qualcuno la pensa come me, ma in questo momento la priorità credo sia un’altra: abbi la determinazione di dire chiaro e tondo che la pensi così. Ogni occasione è buona: a tavola con i tuoi, al lavoro con i colleghi, a scuola, all’università, con gli amici, durante una omelia, mentre aspetti tuo figlio fuori da scuola… Si potrebbe anche recuperare una proposta di don Virginio Colmegna: mettere alle finestre delle nostre case uno striscione con sopra scritto “prima le persone“.
 
Se invece non condividi il mio pensiero e pensi che l’atteggiamento tenuto dal nostro governo sia corretto e moralmente ineccepibile, mi farebbe piacere che mi rispondessi, motivando la tua decisione. Ho provato a mettermi nei tuoi panni ma, credimi, proprio non ho trovato mezza ragione per sostenere queste posizioni.
Onde superbe, onde sommerse – Olio su tela di Annamaria Motta
 
 

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