Tutto chiede salvezza

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di Virginia Villa

Ci sono libri che riescono a raccontare l’anima di chi li ha scritti. Uno di questi è sicuramente “Tutto chiede salvezza” di Daniele Mencarelli già conosciuto per il suo precedente romanzo “La casa degli sguardi”, entrambi editi da Mondadori.

In questo nuovo romanzo, Mencarelli racconta la storia di un uomo che, come tutti noi, chiede salvezza a suo modo. Dovrà imparare di nuovo a camminare, a respirare, a guardare il mondo e i suoi spazi enormi, a cogliere la bellezza nascosta, quella che stordisce e innamora.

La storia di un’anima che ritrova se stessa passando per il buio più fitto, ma che ha la forza di non cedere mai.

“Tutto chiede salvezza” è la storia del TSO, il trattamento sanitario obbligatorio, che Daniele ha vissuto quando aveva vent’anni, nell’estate del 1994. Sette giorni, sette tappe in una discesa profonda dentro la psiche e il cuore, ma, soprattutto, sette giorni per scoprire cosa succede nella sua anima e in quella dei compagni di stanza del reparto che trascorrono con lui la settimana di internamento coatto e che diventeranno dei fratelli.

La vita vista dall’ospedale, proprio come avveniva nel Bambino Gesù de La casa degli sguardi, assume forme cangianti: ha gli occhi sbarrati degli uomini che implorano aiuto, risuona come le risate e i pianti che echeggiano nei corridoi, prende la forma delle braccia che stringono ogni cosa per restare a galla.

Prima di essere un romanzo sulla malattia mentale, sugli istituti psichiatrici, sulla rabbia, sulla poesia, questo è un libro sulla libertà, sul fatto che ciascuno di noi è garante e responsabile di quella altrui, su che immensa sfida sia concederla e conservarla.

Ed è proprio la libertà il filo conduttore del romanzo perché la salvezza richiesta da tutto, e che alla fine del libro Mencarelli chiede “per i vivi e i morti, per i pazzi di tutti i tempi, ingoiati dai manicomi della storia”,  è quella che si può descrivere solo con una parola più immediata, e d’immensa gittata: quella salvezza è la libertà.