Un cuore di vetro in inverno

di Francesca Radaelli

Lo sbarco dell’uomo sulla luna. Una stella cometa sospesa al centro del palco. Il viaggio a bordo di una bicicletta di una bambina incinta e del suo uomo: il viaggio di Maria e Giuseppe. E poi una prostituta che appende una fila di reggiseni ad asciugare sul tetto di un Bar. Un angelo con un problema ‘imbarazzante’ al dito del piede, che non riesce a camminare e attraversa il palco appoggiandosi a uno strano deambulatore. Un anziano menestrello con in mano un grappolo di palloncini che indica il cielo. Uno scudiero destinato a ripudiare la guerra per aver scoperto l’amore.

E infine lui, il cavaliere che l’amore lo ha trovato, ma  decide di lasciarlo, di indossare l’armatura e andare in guerra. O meglio andare ad affrontare i suoi demoni, le sue paure più profonde, rappresentate da un drago sputa fuoco, che si raggiunge soltanto arrivando in cima a un’alta scala.

Sono i personaggi enigmatici e affascinanti del nuovo spettacolo di Filippo Timi, prodotto dal Teatro Franco Parenti di Milano e approdato in anteprima nazionale al Teatro Manzoni di Monza. Personaggi che sembrano usciti da un altro mondo – la storia è ambientata in una qualche epoca cavalleresca – che pronunciano parole moderne e indossano abiti d’altri tempi.

Ma forse è solo  quando lui, il cavaliere Filippo Timi, rimane in mutande davanti al pubblico, forse è solo allora che  il titolo dello spettacolo sembra illuminare il significato di tutto quanto accade sul palco.

‘Un cuore di vetro in inverno’. Un’anima che sceglie di mostrarsi nuda, spoglia e fragile di fronte al freddo della stagione in cui si trova immersa. Che, soprattutto, si mostra trasparente, rivelando attraverso il proprio vetro i demoni che la abitano e la agitano, e che una volta per tutte ha deciso di affrontare. Perché in fondo quella che va in scena sul palcoscenico  altro non è che una quête interiore, una ricerca cavalleresca attraverso un mondo che vediamo animarsi dietro al vetro del cuore del  suo protagonista, che sia il cavaliere seicentesco che pronuncia i suoi discorsi – con una irresistibile inflessione umbra – o l’artista contemporaneo che nella chanson de geste trova un modo per rappresentare se stesso, e con ironia e complicità strizza l’occhio al suo pubblico .

E così alla fine il pubblico smette di farsi tante domande sul senso razionale di quello che sta vedendo dispiegarsi davanti ai propri occhi, attraverso il vetro.  Ma da dietro il vetro inizia a godersi lo spettacolo. Uno spettacolo tragicomico in cui il cuore diventa teatro, i sentimenti più difficili da esprimere prendono forma nei personaggi di un romanzo cortese, diventano marionette appese al cielo, diventano le parole piene di mistero pronunciate da voci diverse nel mezzo di un palco.

A incantare tutti quanti a far ridere e ad emozionare è la bellezza dello spettacolo di un cuore di vetro che ha il coraggio di far prendere forma a se stesso. E di affrontare se stesso. Un coraggio, quello di mettersi a nudo e affrontare i propri demoni, che forse davvero solo l’amore può far germogliare, nel gelo dell’inverno.

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