Un lavoro che sia umano

di Francesca Radaelli

Il valore del lavoro in un mondo sempre più incerto: è stato il tema dell’appuntamento di lunedì 11 aprile organizzato dalla Caritas di Monza nell’ambito del ciclo di incontri dedicato alla Laudato Si’ di Papa Francesco. L’incontro, introdotto da Don Augusto Panzeri e moderato dal giornalista Fabrizio Annaro, ha visto la partecipazione del sindacalista ed ex sindaco di Ferrara Gaetano Sateriale, oggi presidente di Nuove Ri-generazioni, associazione fondata dal sindacato edile e dello SPI (Sindacato Pensionati Italiani), e di Gianni Bottalico, figura importante dell’associazionismo e della politica brianzola, essendo stato presidente nazionale delle Acli e assessore e consigliere comunale a Seregno.

Uno scenario incerto

“Oggi il mondo del lavoro diventa sempre più fluido e flessibile, e sempre più si basa su produttività, efficienza, velocità di esecuzione”, ha esordito Fabrizio Annaro, introducendo i temi dell’incontro. “Ci chiediamo come evolverà nei prossimi anni. Quale sarà il ruolo della tecnologia, quale quello della politica? Ma anche se sarà possibile costruire un lavoro ‘che sia umano’, che sia un lavoro di qualità”. E oggi la guerra in corso in Ucraina rende questi interrogativi sul futuro ancora più attuali.

“Oggi più che mai le variabili in gioco sono tante e nessuno è in grado di dire con certezza cosa succederà all’Europa o al mondo nei prossimi due anni”, ha sottolineato Gaetano Sateriale. “Il mondo attuale non è più quello della Guerra Fredda, con la divisione in blocchi, ma un mondo multipolare, in cui l’egemonia degli Stati Uniti è destinata a declinare e in cui l’Europa non è ancora in grado di svolgere un ruolo attivo. All’indeterminazione geopolitica si affianca l’incertezza economica: l’Europa dovrà fare i conti con diverso approvvigionamento delle materie prime energetiche, con il rischio di recessione, di blocco dell’economia, con conseguenze pesanti sul lavoro”.

Tecnologia e lavoro

Uno dei fattori di cambiamento del lavoro è sicuramente la tecnologia, in tutta la sua complessità. Ci si chiede se la tecnologia sostituirà l’occupazione o creerà nuovi lavori. “Sicuramente contribuisce a una polarizzazione del mondo del lavoro”, sottolinea Gaetano Sateriale. “Da una parte vediamo i rider che consegnano il cibo in bicicletta: senza dubbio utilizzano un apparato tecnologico innovativo, che non produce però un lavoro di qualità. Dall’altra parte la tecnologia offre la possibilità di superare il lavoro dipendente classico, come avviene nel settore della cybersecurity”.

Insomma l’innovazione tecnologica può produrre sia impoverimento sia arricchimento. “Il percorso non è univoco, e può essere governato: le politiche possono intervenire per ridurre questa polarizzazione per regolare il sistema”, sostiene Sateriale. “Dagli anni 90, però, con l’affermazione del sistema liberista, le politiche del lavoro sono state molto carenti, nella convinzione che l’importante sia alimentare il sistema economico senza porre regole restrittive da parte dello Stato in termini di redistribuzione ricchezza. Il problema è che, come ha detto anche Papa Francesco, la redistribuzione automatica della ricchezza negli ultimi trecento anni non si è mai verificata. Al contrario sono cresciute e stanno crescendo le diseguaglianze, anche tra i lavoratori, a livello di retribuzione”.

Secondo Sateriale, l’obiettivo delle azioni politiche deve essere quello di creare più lavoro, soprattutto per i giovani e per le donne, con un occhio anche all’immigrazione. “I flussi di persone non si arresteranno, ma li potremo governare anche attraverso il lavoro, che insieme alla casa e alla scuola è uno dei pilastri per integrare e dare piena cittadinanza alle persone che vivono nel nostro paese”.

La sostenibilità come direzione

“La direzione verso cui guardare è quella indicata nel 2015 dall’Onu con l’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, che invita l’umanità a rileggere le sue scelte in materia non solo ambientale ma anche economica e sociale, poiché le tre dimensioni si intrecciano”, aggiunge Gianni Bottalico. “Però negli ultimi tempi eventi planetari come la pandemia e la guerra hanno aggiunto ulteriore complessità allo scenario mondiale. Si può prevedere che una pesante ricaduta della guerra sarà sul piano economico e sociale, con la fine della società dei costi bassi (low cost society), che aveva consentito di attutire il problema dei bassi salari. Gli effetti prevedibili saranno la diminuzione della ricchezza, la riduzione del mercato, dei posti di lavoro e dei salari. Tutto ciò complica ancor di più lo scenario e rende ancora più difficile cogliere le grandi sfide del futuro: quella demografica, quella climatica e quella della transizione digitale”.

“L’Agenda 2030 e l’enciclica di papa Francesco, in realtà, ci hanno già indicato la direzione verso cui agire, per riavviare la macchina dell’economia”, dice anche Gaetano Sateriale. “Dal punto di vista della sostenibilità economica e sociale, sicuramente la pandemia ha prodotto un effetto importante: l’Europa ha cambiato strategia. Non ha reagito più come nella crisi 2010 con il rigorismo (una politica che all’epoca ha ‘ammazzato’ la Grecia), ma questa volta ha messo a disposizione risorse che in parte non devono essere restituite”.

Partire dai bisogni, contro gli sprechi

A livello nazionale c’è stato invece il PNRR, che ha ricevuto molte critiche, tra cui quella del Forum sulle disuguaglianze, in primo luogo per essere stato scritto senza alcun confronto con le parti, ma dall’alto, a tavolino. “Il problema è che il nostro Paese è fatto di tanti enti territoriali, spesso scollegati tra loro”, spiega Sateriale. “Per ‘riavviare la macchina’ si deve partire dai bisogni delle persone e dei territori , e cercare risposte concrete, non da politiche astratte. È importante il welfare delle persone, e quello del territorio. Si deve rispondere con i servizi, con la creazione di imprese e lavoro, smettendo di pensare che il lavoro viene da sé. Abbandonando l’economia dello spreco, ma producendo ciò che risponde ai nostri bisogni. Del resto la pandemia ci ha fatto capire che i servizi devono essere di prossimità”.

In cerca di un senso

“Qual è oggi il senso del lavoro?”, chiede in conclusione Fabrizio Annaro. E la domanda alla fine dell’incontro resta aperta.

“L’ambizione dell’Agenda 2030 è cambiare completamente punto di vista, ma le leggi economiche di oggi mettono al centro il profitto e il denaro, non la persona e i suoi bisogni”, risponde Gianni Bottalico. “Anche se nel terzo settore e nella cooperazione si è dimostrato che si può privilegiare la persona e l’umano, stando in piedi a livello economico”.

Di mancanza di senso di comunità parla invece Sateriale. “In un contesto di crisi della rappresentanza politica ma anche sociale, diventa sempre più centrale il ruolo dei cosiddetti ‘corpi intermedi’. In politica non c’è più il radicamento, non si parte più dai bisogni delle persone e dall’ascolto. Anche le forme di rappresentanza politica sono state digitalizzate non sono più territoriali. La presa in carico dei bisogni delle persone è ciò che manca anche in alcune branche della pubblica amministrazione. A livello sindacale, infine, è diventato sempre più difficile prendere in carico bisogni sempre meno collettivi e sempre più individuali. I corpi sociali intermedi dell’associazionismo devono fare rete e lavorare per rafforzare la partecipazione”.

In ogni caso, come afferma Gianni Bottalico, “non c’è senso del lavoro se tolleriamo la precarietà e lo sfruttamento”. E probabilmente è proprio il senso ciò che manca ai famigerati giovani che ‘non studiano e non lavorano’. La sfida più difficile è forse proprio ritrovarlo.