Un premio alle anomalie della vita

dario_fo2Quest’anno il 13 ottobre è trascorso dando uno di quei calci alla quotidianità che la rendono degna di essere vissuta.

Nell’arco di poche ore alla stazione di partenza per una nuova vita, o per la vita nuova è giunto Dario Fo il nostro ultimo premio Nobel per la letteratura che, in un simbolico passaggio di testimone, ha consegnato tale premio al più grande cantore della grandezza e delle contraddizioni americane: Bob Dylan.

I due non hanno moltissimo in comune, però un filo sottile e a mio parere durissimo li lega: entrambi hanno ricevuto il riconoscimento dell’accademia svedese facendo sorgere mugugni tra diverse personalità non banali dell’intellighenzia.

Inequivocabilmente i due hanno reso piacevoli le nostre vite, le hanno rese, magari anche solo per pochi attimi, interessanti. Ma credo sia altrettanto onesto ammettere che i loro premi Nobel per motivi diversi sono stati anomali nel panorama del mondo letterario a cui tale premio dovrebbe essere riconosciuto.

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Bob Dylan in concerto – 2010

Secondo me sta proprio in questo la comunanza tra Fo e Dylan e tra questo anomalo riconoscimento alla loro carriera e le nostre vite.

È esperienza comune vivere nei più diversi ambiti: affettivo, lavorativo, amicale, la fatica nel giungere ad una piena realizzazione secondo quanto ci viene chiesto dagli altri, dal contesto e dalle regole che inevitabilmente ci aiutano a vivere secondo delle stelle polari che orientano in modo apparentemente ordinato la nostra vita.

Poi, tutti, ma proprio tutti, inevitabilmente facciamo esperienza di qualcosa, o di qualcuno che ad un certo punto scompagina il nostro tranquillo incedere, di qualcosa o qualcuno che percorre la dritta via uscendo dalla strada tracciata dalla stella, oppure ne percorre tratti che non ne rispettano l’usanza, le aspettative, le regole. A volte noi stessi nelle nostre relazioni, nei nostri contesti di vita, ci accorgiamo che si può giungere alla meta senza permanere nel solco tracciato, magari anche solo per pochi tratti, perché le cose, le relazioni, le esperienze possono essere positive anche se vanno diversamente dal consueto e dall’atteso.

Il premio dato a Fo e Dylan anomali e avulsi protagonisti del mondo letterario può sembrare stonato, fuori ambito, non rispettoso di una deontologia che vorrebbe tenere le cose ordinate.

Anche noi spesso leggiamo i fatti che ci accadono con fastidio per il modo in cui si sono svolti aldilà di regole e aspettative. Quando questo ci accade a volte reagiamo in modo immediato a tutela del nostro schema mentale e non accettiamo che le cose non vadano secondo le regole stabilite, a volte invece accettiamo che questo accada e ci accorgiamo di essere giunti allo stesso risultato, ma di avere vissuto e spesso di avere vissuto meglio.

Altrettanto inequivocabilmente dunque il premio Nobel a Fo e Dylan, prima ancora che legittimo, è giusto e spero mi renda sempre più capace di dare più importanza alla bellezza di ciò che accade, più che alla valutazione se quanto mi accade sia opportuno.

Mario Colombo

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