Una vita appassionata. Le stagioni artistiche di un grande della pittura

di Daniela Annaro

Nome e cognome: Carlo Carrà. I curatori, Maria Cristina Bandera,  direttrice scientifica  della Fondazione Roberto Longhi, e il nipote del maestro, Luca Carrà, non hanno aggiunto altro per la retrospettiva 
dedicata al pittore alessandrino di nascita, milanese per scelta. Che altro aggiungere, del resto, se non mostrare la ricchezza della  sua ricerca pittorica? Carlo Carrà (1881-1966) ha conosciuto, fondato, praticato, anticipato  diverse stagioni della pittura italiana.

Dai primi lavori divisionisti, ai capolavori futuristi, dalle opere metafisiche alle tele annoverabili ai cosiddetti valori plastici fino ai paesaggi e alle nature morte che testimoniano il suo ritorno alla realtà a partire dagli anni Venti del secolo scorso. Un’opzione tematica che manterrà fino alla fine dei suoi giorni.  In esposizione a Palazzo Reale c’è l’ ultima opera rimasta sul suo cavalletto. Sono anche presenti le monumentali composizioni di figure degli anni Trenta, il decennio a cui risalgono anche gli affreschi per il Palazzo di Giustizia di Milano, documentati in mostra dai grandi cartoni preparatori.

Questa è la terza retrospettiva che il Comune gli dedica: la prima fu nel 1962 curata dall’importante storico e critico d’arte Roberto Longhi, nel 1987 ve ne fu un’altra, ospitata sempre nelle sale di Palazzo Reale. E ora con questa esposizione sul pittore 

Si offre l’opportunità di ripercorre de visu il lungo, articolato e indomito percorso artistico – dice  la curatrice Maria Cristina Bandera – compiuto da Carrà. L’opportunità di allargare il nostro sguardo per intuire le mosse del pittore entro uno scenario internazionale, di guardarlo, soprattutto con gli occhi del presente. Di comprenderne la tempra artistica e la grande passione per la  pittura e la cultura.


La rassegna Carlo Carrà (fino al 3 febbraio 2019) ha anche un’altra aspirazione oltre al mostrarne la produzione artistica: intende rendere noti i tratti e i momenti più significativi di quella che lui stesso definiva “una vita  appassionata”. Foto, documenti, lettere, articoli per i periodici che animarono il dibattito culturale, oggetti del suo lavoro quotidiano come raccontano i curatori nel filmato qui sotto.

E, inoltre, nelle sale di Palazzo reale, in assoluta anteprima, è proiettato un filmato inedito del 1952 per la regia di Piero Portaluppi che documenta la vita di Carrà attraverso le parole di Roberto Longhi. E, nelle cuffie dell’audioguida, i visitatori sentiranno, oltre  ovviamente all’illustrazione delle opere, le musiche di Alfredo Casella, grande amico del maestro.

 

 

 

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