Unione Europea: quale futuro?

di Daniela Zanuso

Sono sempre interessanti e ricche di spunti le serate che l’UCID monzese (Unione Cristiana Imprenditori Dirigenti) organizza periodicamente con personalità del mondo economico, della cultura, del giornalismo. Lo scopo è quello di  offrire occasioni di approfondimento e confronto che, anche giovedì scorso presso l’Hotel de la Ville di Monza, sono state numeroseTema della serata l’ Unione Europea e il suo futuro.

Protagonista dell’incontro è stato il Professor Alberto Quadrio Curzio, emerito di Economia politica all’Università Cattolica di Milano e Presidente dell’Accademia Nazionale dei Lincei. Introdotto da Aldo Fumagalli, Presidente Ucid Monza, il professor Quadrio Curzio è partito da una riflessione sui principi fondanti, cioè quegli ideali sui quali l’Unione Europea ha gettato le sue basi. “Si tratta dei valori dai quali non si può prescindere: sussidiarietà, solidarietà creativa, sviluppo umano, gli stessi ideali diffusi nella dottrina cattolica. Ogni buona democrazia – afferma Quadrio Curzio – fonda le sue basi sulle istituzioni, la società e le sue forme associative, e l’economia nel cui contesto c’è il mercato. Negli ultimi tempi il ruolo della società si è indebolito, così come il ruolo del Comitato Economico e Sociale Europeo, che è sempre stato un pilastro dell’Unione Europea. Oggi sono troppi 27 Paesi, soprattutto perché tutti con gli stessi poteri e sarebbe una soluzione la proposta coraggiosa di velocità diverse e cooperazioni rafforzate, con maggiori poteri a quei paesi, Germania, Francia, Italia che insieme formano il 60% del Pil dell’eurozona”.

La riflessione prosegue sulla scarsa lungimiranza con cui l’UE ha gestito la crisi  greca che, a detta del professore, è costata molto di più di quanto sarebbe costato un intervento economico diretto ed immediato. 

“Bisognava  porre in essere – prosegue Quadrio Curzio- una fortissima politica di investimenti soprattutto strutturali, così come è stato fatto in passato nelle grandi crisi come quella del ’29. Al contrario, il livello di investimenti UE oggi è sotto di 250 miliardi, una voragine enorme che costituisce 2,5 punti del Pil. Il piano Junger è di per sé dignitoso, ma non basta da solo ad affrontare le difficoltà. La BCE dal suo canto, ha dimostrato una grande capacità di tenuta e di governo delle istituzioni monetarie, grazie alla politica illuminata di Draghi. Queste valutazioni suggeriscono un  cambio di passo, dovuto anche ad infrastrutture vecchie e consumi energetici eccessivi.”

In conclusione, le istituzioni europee e le regole di funzionamento dell’Europa dovrebbero subire una vera a propria rivoluzione. Sulle capacità dell’Italia l’economista afferma di essere ottimista, mentre è più dubbioso sulle sorti dell’UE. Le prossime sfide, che si incroceranno sul cammino europeo, sono le elezioni in Germania, ma soprattutto in Francia. Mentre in Germania la stabilità è assicurata qualunque sia il vincitore nella sfida elettorale, in Francia l’esito del voto influenzerà fortemente il futuro dell’Europa e quello dell’Italia.

 

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