Big Clay di Urs Fischer a Firenze

di Daniela Annaro

Raramente l’arte contemporanea viene accettata dal grande pubblico (ma sappiamo che è una prerogativa dei geni essere incompresi), e quando l’arte contemporanea cerca di confrontarsi con il glorioso passato rinascimentale del nostro Paese, la situazione può diventare esplosiva. Se poi la città scelta è Firenze, capitale di quel magico periodo della nostra storia, è evidente che prima della comprensione delle opere arriveranno giudizi impietosi. Così è anche oggi, giorno dell’inaugurazione della mostra dedicata allo svizzero Urs Fischer, 1973, tra gli artisti più accrediti e quotati sulla scena mondiale.

Fino al 22 gennaio 2018, in piazza della Signoria, di fronte alla Torre di Arnolfo, campeggerà  ” Big Clay”, dodici metri di scultura metallica che qui sopra avete visto nascere e collocare. Clay, in inglese, vuol dire argilla, terra cotta. In effetti, i blocchi di metallo riproducono, ingrandendoli, blocchi  di quel materiale manipolati da Fischer con tanto di impronte.

“Un monumento alla semplicità e alla primordialità del gesto umano che plasma la forma ” spiega l’artista svizzero.

Siamo nel cuore della città e  Urs Fischer, che ama misurarsi e affrontare  temi importanti  quali l’effimero, l’entropia, l’imperfezione, non teme troppo le critiche, anzi. L’aspetto ludico è da lui coltivato e questo progetto dal titolo IN FLORENCE è molto ambizioso. Fischer, che espone nella piazza più celebrata del mondo, si è più volte confrontato con l’arte del passato. Usa materiali morbidi  e malleabili come la cera. In quel materiale ha realizzato un’affascinante scultura ispirata al Ratto delle Sabine del Giambologna, presentata alla Biennale di Venezia del 2011.

Un’enorme scultura di cera che, nei  sei mesi di durata dell’evento veneziano, si è sciolta e dispersa. E proprio altre due sculture-candela completato il progetto IN FLORENCE. Si tratta di due ritratti dedicati ai protagonisti e fautori di questo evento: Fabrizio Moretti e Francesco Bonami, rispettivamente ideatore  e curatore del progetto. Entrambi fiorentini, il primo antiquario di grande fama nonché Segretario generale della Biennale d’Antiquariato di Firenze, il secondo  critico d’arte, già direttore di importanti istituzioni culturali come la 50esima Biennale di Venezia o il Whitney Museum of American Art. Due esponenti delle arti come spiega direttamente Urs Fisher

Fabrizio ,che ci guarda direttamente negli occhi, rappresenta la storia; Francesco, che guarda lontano, rappresenta il nuovo. Degli stoppini inseriti in queste sculture di cera le trasformano in candela che, con il tempo si andranno sciogliendo. La cera è tinta del colore del sangue arterioso. Un po’ alla volta si riverserà sulla piazza.(…) Molto lavoro viene fatto ogni giorno in questa città per contrastare gli effetti del tempo e impedire che le sculture storiche di Firenze si sbriciolino. Le candele accelerano volutamente  questo processo.

Il bello delle candele è che si può sempre fonderne un’altra !

 

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