Venduto all’asta il “diamante della pace”

di Daniela Zanuso

Per una volta un diamante non è causa di sanguinose guerre civili. In Sierra Leone, lo scorso anno, è stato trovato un diamante  enorme: 706 carati. La pietra, rinvenuta da un pastore cristiano in una miniera artigianale del villaggio Koryardu nel deserto di Kono, è stata subito donata al governo del suo paese.

Il presidente della Sierra Leone Ernest Koroma, aveva promesso che sarebbe stato messo all’asta di New York e che la metà dei proventi sarebbe stati utilizzati per il paese.  La cifra stimata era in effetti di molti milioni di dollari. Il diamante, che è andato all’asta giorni fa, è stato acquistato dal miliardario e gioielliere Laurence Graff per 6,5 milioni di dollari. E per una volta, tanti denari non andranno solo ad arricchire le tasche di chi ne ha già molti.

La metà del ricavato, circa 3,8 milioni di dollari, sarà usato per aiutare la comunità del piccolo villaggio dove è stata trovata la preziosa pietra e sarà destinato ad opere pubbliche come scuole, ospedali, strade e soprattutto rete elettrica e condutture idriche per portare l’acqua potabile dove ancora non c’è. 

«Ho deciso di consegnare il diamante allo Stato perché sono fedele alla nazione e sono felice di come siano andate le negoziazioni a cui ho preso parte» ha detto Emmanuel Momoh, il pastore presente anche lui all’asta di New York. 

La Sierra Leone è, nonostante la ricchezza di preziosi minerali del suo sottosuolo, uno dei cinque paesi più poveri del mondo. Per anni proprio il commercio dei diamanti è stato il motivo di guerre civili che hanno mietuto decine di migliaia di vittime nel paese. Un prezzo gigantesco ed assurdo, frutto dell’atavica avidità umana. Questo gesto non va certo a compensare una tale perdita di vite umane ma è, comunque, un primo segnale positivo.  

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