Viaggio a Praga

pragaE’ una delle città più affascinanti d’Europa e in certe giornate un po’ grigie ad avvolgere, e a rendere ancora più seducenti, le vie di Praga è una bruma di mistero. Atmosfere magiche, figure fiabesche, storie bizzarre e a volte da brivido, vicende epiche e antichi aneddoti…

A popolare la capitale ceca sono leggende di ogni epoca e per ogni gusto. Praticamente ogni pietra della città protegge il suo mistero, custodisce una leggenda. Narrano di re, regine e cavalieri, ma anche di monaci e, gente comune E naturalmente di maghi, strane creature, geni, ninfe e spiritelli… Tramandano storie d’amore, regalano perle di saggezza e lanciano moniti ma per lo più stuzzicano la fantasia.

Cronaca e invenzione, condanna e speranza, tinte cupe e pennellate rosa si mescolano sulle facciate, sul selciato, nei cortili e nei sotterranei dell’intera città, quartiere dopo quartiere. La leggenda narra che in via Liliova, nella Città Vecchia, ogni mezzanotte appare un templare senza testa, in sella al suo destriero bianco. Con una mano stringe le redini, con l’altra il suo capo tagliatogli in vita per una grave colpa. Si dice che in punto di morte abbandonò la fede cristiana e che ora vaga in cerca di chi lo liberi dalla maledizione. Ci riuscirà solo chi sarà tanto veloce e coraggioso da strappargli la spada e trafiggergli il cuore. Ma per ora, però, dell’impavido eroe non vi è alcuna traccia…

Il celebre Ponte Carlo seppe resistere alle numerose inondazioni della Moldava ma quando il sacerdote Giovanni Nepomuceno fu gettato nel fiume, proprio in quel punto crollò l’intera arcata del ponte. Inutili furono i ripetuti tentativi di ricostruirlo: l’opera dei muratori la notte crollava di nuovo. Un costruttore però scese a patti col diavolo promettendogli la vita di colui che per primo avrebbe attraversato il nuovo ponte.

Per risparmiare un’anima innocente, però, pensò di ingannare il demonio liberando, all’alba del giorno dell’inaugurazione, un gallo all’imbocco del ponte. Ma il diavolo fu più furbo: si finse muratore, si precipitò dalla moglie del costruttore e le disse di correre al di là del ponte perché a suo marito era capitato un brutto incidente. Il costruttore non poté fermarla e la notte stessa la poveretta morì con anche il bambino che portava in grembo. Pare che l’anima del piccolo abbia volteggiato a lungo sopra il ponte, emettendo starnuti che i passanti riuscivano a udire. Fino a che un giorno qualcuno gli rispose “Salute!” e inconsapevolmente liberò la giovane anima, che poté finalmente volare in cielo.

Il Muro della Fame, nella Città Piccola, racchiude nel suo nome una storia interessante. Ai tempi di Carlo IV la siccità portò carestia e, di conseguenza, delinquenza. Le carceri esplodevano e allora l’imperatore propose ai disperati che avevano rubato e saccheggiato per sfamare le famiglie un lavoro onesto in cambio non di denaro ma di cibo. Chi accettò fu condotto sulla collina di Petrin per avviare la costruzione della fortezza cittadina. La grande muraglia, conservatasi fino a oggi, sfamò così intere famiglie. Per questo e a causa anche della sua merlatura che ricordava i denti dei poveri affamati, fu battezzata subito Muro della Fame.

Un pomeriggio d’estate, Libuse, Premysl e il loro seguito osservavano il panorama dal castello di Vysehrad. Libuse predisse allora: “Vedo una bella e grande città, la cui fama arriverà fino alle stelle. Nel bosco c’è un uomo che sta scolpendo la soglia (n ceco prah, da cui Praha ovvero Praga) della sua casa. Lì farete costruire un grande castello e lo chiamerete Praha. Così come davanti alla soglia di una casa chinano il capo il re e tutti i principi, anche i più potenti, un giorno si inchineranno davanti al castello e alla città che crescerà sotto di esso”.

Così fu: il castello di Praga fu fatto costruire in quel luogo e divenne sede dei principi e in seguito dei re boemi. Ancora oggi davanti alla bellezza della città che porta il suo nome, si inchinano persone di tutto il mondo…

Anna C.

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