Vincere odio e indifferenza: giustizia per Willy

  •  
  •  
  •  
di Fabrizio Annaro

Ogni riga delle pagine dei giornali che riportano la terribile cronaca dell’omicidio di Willy Monteiro è una violenta percossa alla nostra coscienza, una percossa all’anima di chi è convinto che siano  la ragione e il buonsenso  a governare le vicende umane.

Colpi brutali che hanno distrutto una giovane vita, un martirio che ne produce uno ulteriore, il grande dolore per chi resta.  E’ un delitto che grida Giustizia agli occhi di Dio e degli uomini. Sabato, al funerale di Willy, insieme ai tanti, vorremmo esserci anche noi.  Ovviamente ci saremo in un abbraccio simbolico, perché non possiamo rimanere indifferenti o passivi spettatori di fronte al diffondersi dell’odio. Il rischio più grande è quello dell’indifferenza, dell’assuefazione a certe notizie, dell’abitudine di fronte all’ ingiustizia e alla violenza.

Mi hanno odiato senza ragione. E’ scritto nel Vangelo di San Giovanni. Sono le parole di Gesù alla vigilia della Passione. La forza dell’odio è la sua capacità di diffondersi e contaminare senza ragione. Un virus che contagia e corrompe le coscienze.

L’odio, come affermava Gramsci mentre osservava l’ascesa del Fascismo, conquista il popolo delle scimmie, di coloro che hanno pochi riferimenti e deboli convinzioni. Il Sindaco di Colleferro ha dichiarato che la sua città è immune dal razzismo. Bene. Ha anche aggiunto che il Comune ha compiuto significativi investimenti in cultura, ha  aperto il teatro, inaugurato l’Auditorium, la Biblioteca, attivato corsi di musica e recitazione. Non è bastato. Iniziative lodevoli e giustissime. Il rischio è che siano destinate ad una élite, a gruppi di persone che già solcano le vie del buon senso e di giusti valori. Serve ben altro per combattere l’apologia della violenza.

Prendiamo spunto e facciamo tesoro dalle innovative iniziative di molte cooperative sociali e di tanti “preti di strada” che lavorano con progetti creativi  nelle periferie e nei luoghi dimenticati di questo paese.

Dobbiamo investire in una nuova pedagogia capace di entrare in dialogo con il popolo dimenticato dalle élite politiche, culturali, religiose. Oggi l’affermazione “mancano i fondi” non è più accettabile. Possiamo progettare intelligentemente, sostenuti dai fondi europei. Non basta un semplice cordoglio. Rendiamo giustizia a Willy, oltre che nelle aule dei tribunali, con un opera di miglioramento e riqualificazione delle nostre città e delle nostre periferie. Inventiamo una nuova pedagogia in grado di non escludere nessuno, proprio nessuno. Non esiste bene più prezioso del sapere e della conoscenza per combattere odio e violenza.