Vivere la Responsabilità Sociale di Impresa: la gioia nel donare

slancio00002Non ci sono parole sufficienti per descrivere il pathos, l’emozione, la profondità delle riflessioni che hanno caratterizzato l’incontro sulla Responsabilità Sociale d’impresa CSR promosso da Progetto SLAncio, la casa che ospita 71 malati di SLA, in Stato Vegetativo e che necessitano di Hospice.

Alla presenza di malati e familiari, di Sindaci, imprenditori, rappresentanti degli industriali e di Camera di Commercio,  Roberto Mauri, direttore del Centro, ha sottolineato il vero del senso del progetto: SLAncio è un bene comune, del territorio che risponde ad un bisogno specifico quello  cioè di assistere e migliorare la vita di persone affette da complesse patologie neurovegetative  e di sostenere le loro famiglie.

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“E’ questo il motivo  per cui – assicura Mauri – ci siamo rivolti ai cittadini, alle imprese, perché siamo consapevoli che una  struttura e un servizio così complessi necessitano del sostegno di tutta la comunità”.
Non solo una richiesta di aiuto, ma anche un’offerta di collaborazione virtuosa con imprese e imprenditori. “Siamo convinti – conclude Mauri –  che possiamo intensificare le azioni di reciproco sostegno, iniziative economiche e di lavoro che vedono i diversi loghi e i diversi marchi affiancarsi per una causa comune: sostenere SLAncio promuovere  il lavoro, il ‹‹buon lavoro››”.

Un centro di eccellenza riconosciuto da tutti in particolare dai numerosi imprenditori che proprio durante l’incontro hanno portato la loro testimonianza, semplice, toccante.  Carlo Colombo di COLMAR, Alessandro Pedroni  AD della FLOWSERVE, William  Fabbro della FABBRO,  Giulio Fumagalli  Romario direttore  della SOL, Carlo Bonaso FRIGO 2000, Fabio Corno dello STUDIO CORNO, all’unisono hanno confermato la gioia nel donare, nell’essere vicini a chi soffre e di farlo affinchè anche altre persone possano emulare gesti di sostegno e provare la stessa gioia che si prova nel far del Bene.

Imprese che hanno fatto e fanno ricca Monza, la Brianza, l’Italia. Imprese con storie importanti che non si sono arrese malgrado le difficoltà e il grave periodo di crisi. Imprenditori che sanno cosa vuol dire fare impresa e che non hanno nascosto l’ammirazione per Meridiana, (la cooperativa che gestisce SLAncio) di aver creato non solo una struttura sanitaria di eccellenza, ma grazie a coraggiosi investimenti,  di aver generato più di 100 nuovi posti di lavoro.

Risultati che hanno portato a definire Mauri, Imprenditorie del Bene, che interagisce con la comunità, con le istituzioni, le imprese. Un riconoscimento per SLAncio sottolineato anche da   Enrico Origgi di Camera di Commercio MB che insieme a Massimo Manelli di Confindustria hanno rinnovato l’impegno di sostenere SLAncio con un importante contributo economico.

Non solo. Massimo Manelli ha aggiunto quanto siano importanti luoghi di cura come SLAncio, luoghi che generano amore, solidarietà.  “in un momento difficile come questo – ha affermato Manelli – sentire in modo così palpabile l’amore delle persone che vivono in questo luogo, compensa e ripaga delle numerose aridità ed insensibilità che spesso il nostro vivere quotidiano ci offre”. Inaspettatamente Manelli ha concluso con un  abbraccio e un bacio ai  malati presenti, un abbraccio   vero non di circostanza che simbolizza la vicinanza della comunità imprenditoriale e presto di tutti gli industriali di Monza e Brianza che Manelli rappresenta.

Sono state le riflessioni dei malati, quelle scritte con  speciali computer che traducono i movimenti oculari in parole, a condurre gli interventi degli attori istituzionali. “Nulla di quello che accade deve risultarci estraneo”, frase di Giovanni XXIII proposta da Claudio Messa, ospite di SLAncio, è stato il leitmotiv dell’intervento dei sindaci come quello di Cherubina Bertola, vice sindaco di Monza e di Concettina Monguzzi, sindaco di Lissone, ma per l’occasione portavoce dei sindaci di tutta la Brianza. “Nonostante il periodo difficile e la scarsità delle risorse i comuni – assicurano i Sindaci intervenuti –  non verranno meno alle politiche sociali e all’opera di sostegno delle molteplici attività che edificano e sostengono l’uomo, il cittadino”.

Un incontro sulla responsabilità sociale di impresa non certo accademico e neppure pretenzioso di indicare nuovi modelli, ma senz’altro, grazie alle testimonianze e ai racconti, un contributo significativo all’anima culturale di un welfare che vede protagonisti imprese, cooperative, utenti, cittadini.

Il confronto sul nuovo  welfare non può certo limitarsi alle questioni di bilancio o alle problematiche macroeconomiche esso deve cominciare con un respiro più ampio, con un’anima che pensa e si preoccupa in modo centrale della persona e della causa umanitaria.

Un’anima che vede nelle conclusioni di Luigi Picheca, 60 anni da 8 malato di SLA, ospite di SLAncio un significativo contributo.

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 “Nonostante alcuni problemi di respirazione, non sempre riesco a evitarli, – afferma Luigi Picheca, portavoce dei malati di SLAncio –  non ho voluto mancare a questo appuntamento e sono felice di aver partecipato perché la serata si è svolta con emozionanti discorsi dei tanti convenuti, a testimoniare la loro vicinanza e la loro condivisione degli argomenti trattati.

Questa loro partecipazione mi ha fatto capire una volta di più che non dobbiamo aver paura delle nostre disabilità ma proporci agli altri per condividere la ricchezza che l’uomo riesce sempre ad esprimere con la  consapevolezza di essere accettato. Sogno sempre di essere una persona normale: corro, scio, gioca a calcetto e a tennis, ecc.  Tutti voi mi permettete di alimentare queste mie speranze, le nostre speranze di avere un futuro migliore. Di dare SLANCIO ai nostri interessi e ai nostri piccoli progetti di vita”.

Fabrizio Annaro

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