Vizi capitali e politica

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di Marco Riboldi

Qualche tempo fa, il nostro direttore scrisse un pezzo sul vizio della superbia, esaminandone il risvolto per così dire pubblico, politico, in cui poteva declinarsi.

Quella riflessione mi ha spinto a chiedermi se altri vizi possano avere una dimensione pubblica e sociale particolarmente rilevante, giacché in effetti tutti i vizi, come tutti i peccati ( o se preferite un linguaggio più laico, tutte le storture etiche da cui siamo tentati)  hanno sempre un risvolto e conseguenze sull’intera comunità.

Vi ricordate il buon vecchio catechismo che noi ragazzi di un tempo studiavamo a memoria? 

Nella sezione introduttiva elencava i sette vizi capitali: superbia, avarizia, lussuria, ira, gola, invidia, accidia.

Ora, andiamo pure veloci su alcuni.

La gola potrebbe essere il vizio di qualche impenitente frequentatore di quei ristoranti che sia a Roma sia in periferia fungono da luoghi di incontro per la stipula di patti politici di genere vario.

L‘ira sembra prendere molti parlamentari quando parlano in aula o nei loro interventi pubblici, ma più probabilmente si tratta di sguaiataggine: lo stile non si impara facilmente e la scarsa educazione (politica e non solo) completa l’opera. Oggi, complice la impossibilità di scegliere direttamente il proprio rappresentante tramite il voto  di  preferenza, l’elettorato è purtroppo molto meno selettivo rispetto a un tempo e certi personaggi più da piazza del mercato che da parlamento riescono comunque a infilarsi nelle aule che magari non saranno grigie, ma che rischiano certo di diventare sorde,  sottoposte allo stress di certe voci ululanti per lo più con accenti pesantissimi e sgradevoli.

Hieronimus Bosch o allievi – Ira

Non vorrei troppo insistere sulla individuazione di chi nella vita pubblica si trastulla nella lussuria: è noto che un sottobosco di persone dai facili costumi aiuta molti uomini pubblici a rilassarsi dalla strenua fatica di pensare al bene di noi tutti  (ah, il vecchio detto secondo cui ci sono molti politici che tengono tanto alla famiglia da non riuscire ad averne una sola).

Lasciamo perdere: mi fermo su un paio di vizi che mi sembrano più interessanti da esaminare.

Ecco, mi appassiona la avarizia.

Perchè a me pare che il comportamento di alcuni uomini pubblici sia veramente incomprensibile, se esaminato con un minimo di razionalità.

Insomma: chi riveste cariche pubbliche, anche minime, ha sempre qualche vantaggio.

Le massime cariche, poi sono legate a sontuosi stipendi e a una serie di comodità che i cittadini comuni non hanno: alcuni di questi privilegi sono anche comprensibili, altri meno, ma comunque ci sono  e sono del tutto leciti.

Ma perché allora ci sono alcuni che non si accontentano mai? Ma come può pensare un normale essere raziocinante che non sia meschino, avendo uno stipendio, un emolumento, ma anche solo un congruo gettone di presenza, mendicare gratuità di vario genere, “passaggi” non dovuti sui vari mezzi di trasporto e via discorrendo.

Ma che testa ha un parlamentare che tenta di ottenere o di tenersi una casa popolare o uno sconto sul costo della scuola del figlio?

A me sembra che sia veramente difficile da capire.

Ancora più, forse, mi interessano l’invidia e l’accidia.

Hieronymus Bosch o allievi – Invidia

Sì, perché qui non me la prendo con la politica dei politici, ma con noi elettori.

Siamo proprio sicuri che dietro tante critiche  feroci e sferzanti ai nostri politici non ci sia una sorda invidia per la loro carriera, così lontano dalla nostra quotidiana fatica?

Perchè a me pare che, talvolta, la critica di noi cittadini sia così distruttiva da non avere altra spiegazione: vorremmo tutti essere al posto dei nostri politici, e questo ci corrode il buon umore e il buon senso, impedendoci di vedere i meriti e non solo i demeriti, di valutare la superiorità di molti di loro rispetto a noi, di considerare il loro lavoro come degno di rispetto.

Sono stato, sia pure a livello locale, da tutte e due le parti della barricata e so che queste critiche ai politici sono molto spesso meritate, a causa del cattivo lavoro dei politici stessi.

Ma so anche quanta abitudine al giudizio negativo sempre e comunque e al sospetto spesso velenoso ci sia nel cittadino verso chi fa politica, chiunque sia, comunque la faccia.

Non so se sia da attribuire solo e sempre ad invidia: certo è un clima avvelenato che non fa bene a nessuno e sono convinto che l’invidia abbia la sua parte.

(Giusto per essere sincero: io sono certo invidioso di chi è riuscito più e meglio di me a fare carriera politica e mi piacerebbe molto essere al posto di alcuni. Però, se non altro, proprio perchè so cosa significa, dico di non essere certo di avere tutte le doti necessarie e anche di essere sicuro di non aver voluto sacrificare tanta parte della mia vita  – per esempio il tempo dedicato alla famiglia – per percorrere quella strada. Che poi qualcuno senza avere doti e senza faticare sia arrivato ad avere successo in politica è cosa che può succedere, in questo come in ogni altro ambito della vita).

L’accidia mi pare altrettanto meritevole di attenzione.

Quante lamentele di noi cittadini verso la politica, le istituzioni, le lentezze e le disfunzioni del nostro stato (regione, comune ecc.) !

Giusto. E noi? Ferme restando le loro colpe, quanto controlliamo i nostri amministratori e politici?

Tutti i grandi esperti di strategie calcistiche che dedicano ore a leggere i giornali sportivi per sproloquiare sul 4 -2 – 4 e il 5-3-2; tutti i divoratori di trasmissioni televisive specialiste in spargimento di lacrime; tutti gli appassionati consumatori di drammi, amori e scandali delle bellezze cinematografiche e televisive di ambo i sessi  e dei cantanti-attori-ballerini uomini o donne che siano; tutti, insomma i fruitori della spazzatura  pseudo informativa che ci inquina, leggono mai di politica? Si informano mai su quel che fanno i parlamentari e i consiglieri che loro hanno eletto? Esaminano almeno un po’ i problemi del paese, anche solo quello della loro città, per poter giudicare?

Ecco, non farlo è pigrizia, accidia, un vizio capitale che tutti noi elettori dovremmo sentirci addosso.

Mi scuso per il tono antipaticamente sentenzioso di queste ultime righe, ma io credo proprio che ci si debba dare una mossa: noi siamo l’Italia, non gli altri.

Hieronimus Bosch- i vizi capitali