Web: la rete cambierà il mondo?

web3Il documentario di Michael Kleiman, proiettato in occasione della Social Media Week

Sono cinque miliardi nel mondo le persone che non hanno accesso al Web. Ma cos’è davvero la Rete? Essere connessi può essere considerato un diritto umano fondamentale, come è scritto in un recente rapporto delle Nazioni Unite?

Solleva questioni complesse, che ci toccano da vicino, il documentario “Web, proiettato in tutto il mondo in occasione della Social Media Week, la settimana – dal 22 al 26 settembre – dedicata alla Rete. Il film, a cui in Italia è stato riservato un evento streaming live sul sito MyMovies.it, è stato realizzato nel 2013 da Michael Kleiman, che ha trascorso dieci mesi sulle Ande e in Amazzonia, seguendo il progetto One Laptop per Child. Ovvero l’iniziativa ideata da Nicholas Negroponte, col sostegno di numerose organizzazioni no profit americane e di un colosso hitech del calibro di Google, con lo scopo di fornire ad ogni bambino del mondo, in particolare a quelli dei Paesi in via di sviluppo, un computer portatile del costo di 100 dollari, per favorire l’accesso al patrimonio di conoscenze disponibili in rete.

webNei villaggi di Antujo e Palestina, in Perù, non ci sono acqua corrente ed elettricità, ma i bambini della scuola ricevono un computer di plastica bianco e verde, con cui imparano presto a familiarizzare, suscitando meraviglia e sbigottimento nei genitori. E anche un po’ di perplessità: “Ciò di cui abbiamo davvero bisogno è una strada”, dice davanti alla telecamera uno degli adulti del villaggio. “Se non possiamo uscire di qui il nostro paese diventa un carcere”.

Ma uscire fisicamente dal proprio villaggio significa anche cambiare vita, perdere il rapporto con la natura e le proprie colorate tradizioni, in quella tendenza all’appiattimento di ogni diversità linguistica e culturale che va di pari passo con la globalizzazione. E’ questa la libertà?

I paesaggi mozzafiato delle Ande e i sorrisi degli abitanti di quelle terre, che incuranti della telecamera rivolgono domande incuriosite al regista (il primo americano a giungere sin lì), sono inframmezzati dagli interventi di economisti, antropologi, fondatori di piattaforme e servizi online che hanno rivoluzionato il nostro approccio alla realtà – da Dennis Crowley di Foursquare a Jimmy Wales di Wikipedia. Intervistati da Kleiman, spiegano come grazie alla Rete, il nostro mondo sia cambiato radicalmente in pochissimo tempo, sottolineano le potenzialità di Internet in termini di comunicazione, superamento dei conflitti, diffusione di idee e accesso al sapere. Prospettano uno scenario in cui tutto il mondo sarà connesso, ma la scena cambia e nei villaggi peruviani complicati problemi tecnici legati alla rottura del modem impediscono all’improvviso l’accesso a Internet.

Certo, si tratta di incidenti di percorso, presto sarà possibile entrare in relazione con ogni singola persona in ogni parte del mondo. Ma quando il regista pone agli intervistati la fatidica domanda “Cos’è un amico?” sembrano tutti sorpresi e imbarazzati. Forse l’amicizia è ciò che nasce da una condivisione concreta di esperienze, forse la relazione virtuale non basta.

“Non ci dimenticare”, dice, al termine dei dieci mesi, uno dei nuovi “amici” del regista, guardando dritto in camera. Per lui la lontananza si colma ancora solo col ricordo, le comunicazioni a distanza non sono concepibili. E’ un bene o un male irrompere con la tecnologia nella vita di queste persone, pretendere di cambiarne stile di vita e mentalità?

Queste sono solo alcune delle domande che restano aperte, al termine di un lungometraggio che ha il pregio della complessità, di non essere un film a tesi. Ma che vuole innanzitutto stimolare una riflessione su un fenomeno che sta trasformando le nostre vite. E che, forse, sta davvero cambiando la storia.

Francesca Radaelli

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