XXV aprile: la festa di tutti

  •  
  •  
  •  
di Marco Riboldi

Sono passati tanti anni, ma ancora oggi il 25 aprile parla alla mente e al cuore degli Italiani.

E questo capita per motivi molto semplici, nonostante i tentativi di “superare” questa ricorrenza.

Abbiamo un vasto catalogo dei “superatori”: chi ritiene ci sia stata troppa enfasi, chi dice che in fondo il valore militare della resistenza è stato sopravvalutato,  chi sostiene che anche nella resistenza ci sono stati episodi oscuri, chi si inventa fantasiose sostituzioni (il 25 aprile per ricordare i morti per il virus è l’ultima e la più creativa).

E per favore smettiamola con la storia della resistenza “comunista”: l’han fatta persone di tutti i partiti o senza alcun partito. I comunisti han partecipato più di altri e molti di loro volevano fare dell’Italia un paese socialista? Anche se le cose stessero così, ciò non toglierebbe il valore storico di quel che è capitato.

Ma questo non è un articolo di storia, quindi non risponderò alle obiezioni sopra citate: l’han già fatto in molti e molto più bravi di me, basta leggere qualche libro (anche se mi rendo conto che per qualcuno l’impresa non è cosa da poco).

Dirò solo qualche parola semplice.

La prima è questa, secondo me basilare: senza enfasi, senza esagerazioni, senza gridare ogni momento ed inutilmente al pericolo fascista, bisogna però ricordare che tanti anni fa qualcuno, facendo poco o facendo tanto, secondo opportunità e occasione, comunque si è schierato dalla parte giusta.

Altri no.

E siccome ha vinto quella parte, gli “altri” hanno potuto e possono vivere in piena libertà nelle nostre istituzioni democratiche.

Avessero vinto gli “altri”…

Aggiungo un’altra riflessione.

Spesso come detto, si sente parlare della necessità di superare il passato, di fare un’opera di “pacificazione”, della buona fede di tanti “ragazzi di Salò” (i giovani che vennero arruolati o che si arruolarono nell’esercito della repubblica nazi – fascista), e soprattutto si sente dire che “i morti sono tutti uguali” .

Non ho alcuna difficoltà ad ammettere la buona fede di tanti giovani di Salò. Una delle persone che più ho stimato in vita mia aveva fatto quella scelta volontariamente, ubriacato da vent’anni di istruzione ideologica e di propaganda.

Ma il punto non è questo.

Il punto è che chi ha fatto quella scelta (o chi la sostiene) deve onestamente riconoscere che fortunatamente ha perso. Che, per quanto personalmente in buona fede, se avesse vinto avremmo avuto un’Italia e un mondo infinitamente peggiore.

A partire da questo tutto è possibile, ma se qualcuno si rammaricasse per come sono andate le cose … in tal caso sarebbe impossibile ogni dialogo.

Ed è vero che, quanto ad umana pietà che si deve ai defunti, tutti i morti sono uguali e per tutti bisogna avere rispetto.

Ma è in vita che sono stati diversi.

E quando noi onoriamo i morti per una causa, lo facciamo perchè indichiamo nella loro vita un esempio che bisogna seguire. Diciamo, soprattutto ai giovani, che se si ripresentassero le stesse condizioni, bisognerebbe comportarsi come quelle persone si sono comportate.

Ecco perchè il 25 aprile, per quel che rappresenta, è ancora una data importante ed una data alla quale non possiamo non sentirci legati.

video di Enzo Biffi