Zorro, cent’anni fa nasceva la leggenda

da Giannella Channel

Cento anni fa, nell’agosto 1919, faceva la sua prima apparizione Zorro, cavaliere mascherato con mantella, sciabola e cappello a falde. Il personaggio a fumetti, creato da Johnston McCulley, è stato poi replicato in film e telefilm di successo a cominciare da ‘Il segno di Zorro’ del 1920 con Douglas Fairbanks fino alle versioni con Tyrone Power (1940), Alain Delon (1975) e Antonio Banderas (due film, 1998 e 2005) nei panni del giustiziere mascherato.

Dopo la sua prima avventura, McCulley ha scritto altre 60 storie, facendo diventare Zorro (Don Diego de la Vega, figlio del più ricco proprietario terriero della California all’epoca del dominio spagnolo, 1769-1821, che disgustato dal comportamento dei governanti locali, diventa abilissimo spadaccino e difensore dei più deboli) uno dei primi eroi con cappa e spada nella letteratura americana. Zorro è poi tornato in versione tv dei ragazzi negli oltre 50 episodi del cartone animato di metà anni 90 con la sigla di Cristina D’Avena nell’edizione italiana.

Zorro, il cavaliere mascherato con mantella, sciabola e cappello a falde creato nell’agosto 1919 dall’americano Johnston McCulley.

Così Zorro ha conquistato le simpatie di milioni di cittadini comuni. E a sorpresa, è diventato anche lo spirito guida di un popolare stilista, Kean Etro, direttore creativo della Collezione Uomo della casa di moda italiana Etro fondata nel 1968. Che così, tra le mura della sua azienda in via Spartaco a Milano, mi motivò la sua scelta, ancora attuale, in un’intervista che mi concesse nel maggio 2013 per Sette, lo storico magazine del Corriere della Sera allora diretto da Pierluigi Vercesi.

Etro, da dove andremo a ricominciare?

Da Zorro, il mio spirito guida.

Zorro? Perché evocare il mitico Don Diego De La Vega in questo momento storico difficile, per l’Italia e non solo?

Perché Zorro, pur aristocratico, si batte per difendere i diritti dei più deboli. Per far valere la legge. Per riparare i torti. E questo lo fa con una maschera in volto: è l’uomo senza volto, agisce per un bene che va al di là dell’essere riconosciuto e premiato. È uno che dà senza chiedere. È uno che si porge come servitore, che si mette al servizio senza pretendere. Considero questa la vera rivoluzione.

Quando l’hai incontrato per la prima volta?

Beh, quando ero piccolo lo incontravo sulle pagine dei fumetti, che alternavo con le prime letture come Il barone rampante e Il piccolo principe. E a Carnevale vestivo il suo abito coprendomi gli occhi con la maschera, come ancora fanno i bambini di tutto il mondo. In realtà il vero incontro l’ho avuto nel 2005, quando per lavoro sono approdato in Messico e mi sono innamorato di quella terra, della sua storia e della sua gente (la mia sposa, Costanza, è originaria di lì). E ora, nella mia biblioteca di studioso di storia medievale, ho diversi libri che parlano di lui.

E che danno ipotesi sulla reale esistenza del personaggio.

Sì, il paleografo Fabio Troncarelli, nella sua opera La spada e la croce (Salerno editrice), identifica Zorro in un personaggio realmente vissuto nel Messico del XVII secolo, Guillén Lombardo, irlandese d’origine, massone e anticlericale, che aveva comportamenti simili a quelli di Zorro. Mise insieme una crociata alla buona per liberare indios e campesinos. Si impegnò in una campagna tesa a screditare il Tribunale dell’Inquisizione. L’affronto gli costò l’arresto nel 1642 e la condanna a morte: però, prima di salire sul patibolo, ebbe il tempo di scrivere pagine e pagine di memorie che sono state alla base della creazione del personaggio poi mitizzato.

Altri elementi che rendono Zorro attuale?

In lingua spagnola Zorro significa “volpe”, simbolo dell’astuzia. E, al di là del fatto che intorno alla mia casa di campagna nella Valle d’Itria, in Puglia, ne vedo sempre di più, mi viene in mente lo scenario di alcuni futurologi americani: hanno previsto che in questa fase di trasformazione dell’economia mondiale si salveranno le imprese che combatteranno la sfida come volpi, non come elefanti. 

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