25 novembre: l’Italia contro il femminicidio

Donna-violenzaCentosedici. Dall’inizio dell’anno hanno perso la vita centosedici donne. I loro casi di cronaca passeranno alla storia come “femminicidi”. I loro nomi e cognomi hanno ricoperto le pagine dei giornali per una manciata di giorni e poi sono stati dimenticati.

Oggi, 25 novembre, centosedici donne tornano alla memoria di tutti e le loro storie si uniscono a quelle delle vittime precedenti. La scia di sangue che le lega tra loro parte da lontano e non arresta la sua corsa. Mamme, fidanzate, amanti, ma prima di tutto donne che hanno subito violenze e soprusi. Donne che non ce l’hanno fatta.

Ma il 25 novembre è anche il giorno in cui si ricorda la storia di chi dall’incubo della violenza ci è uscito davvero. Duecentosettanta. È questo il numero delle donne che a diverso titolo, da gennaio a ottobre scorso, si sono rivolte agli sportelli antiviolenza attivati dalla rete Artemide promossa dai Comuni di Monza, Lissone, Brugherio, Vimercate. Di questa rete fa parte anche il Cadom, il centro monzese attivo contro la violenza domestica. Cento sono le donne tra queste che hanno avuto il coraggio di denunciare le violenze subìte in maniera spontanea. I numeri non mentono, i numeri sono utili per capire che qualcosa finalmente si sta muovendo.

Il Comune di Monza, ad esempio, per sensibilizzare l’opinione pubblica, esporrà drappi rossi dalle finestre degli uffici centrali e decentrati fino alla fine di novembre. In programma anche un fitto calendario di incontri e iniziative: venerdì il Cadom appronterà un banchetto informativo all’Arengario, mentre l’associazione Arco Donna, in mattinata, colorerà di rosso una panchina in via Gerardo dei Tintori. Il gesto non servirà solo per denunciare i femminicidi, ma per invitare tutti a una riflessione sui cambiamenti culturali necessari a sconfiggere la violenza sulle donne. Le iniziative culmineranno con un interessante incontro in programma l’1 dicembre nella Sala del Consiglio comunale di Monza. È in quella occasione che verranno illustrate le misure innovative di sostegno alle donne maltrattate contenute nel Jobs act, tra cui la possibilità di fruire di congedi lavorativi in caso di necessità personali e familiari.

Le iniziative, è vero, si svolgeranno in un lasso di tempo limitato. Ma il lavoro delle associazioni sul nostro territorio non cesserà. Gli sportelli di sostegno sono aperti ed operativi in qualsiasi momento.

Denunciare è la parola d’ordine. Allontanarsi dall’idea che la violenza sia accettabile, è un obbligo.

Lo si deve a quel numero, centosedici, che racchiude la vita e soprattutto la morte di chi la propria via d’uscita non l’ha mai trovata.

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