Giornata Internazionale delle vittime di sparizione forzata

desaparecidos“Sarebbe ovvio affermare che nessuno è desaparecido, che sono morti, ma una tale affermazione avrebbe alimentato una serie di domande sul luogo della sepoltura”. Questa la drammatica affermazione del Generale Jorge Rafael Videla, comandante dell’esercito durante la dittatura argentina tra il 1976 e il 1981.

I desaparecidos è una categoria dell’orrore per richiamare quella forma dell’annientamento fisico dell’avversario che, non riconoscendone la morte, genera terrore indiscriminatamente e impedisce che rimarginino le ferite di parenti e amici.

Le decine di migliaia di desaparecidos latinoamericani degli anni ‘70-‘80, qualcuno azzarda la cifra di 100.000 persone, erano argentini, cileni, uruguayani, boliviani, guatemaltechi che si erano esposti durante le dittature militari. Sindacalisti, operai, studenti, intellettuali, sacerdoti che pagarono con la vita il loro impegno per la democrazia e per la difesa dei più deboli.

Un dramma che emerse alla luce grazie al lavoro instancabile, talvolta a costo della propria vita, delle madri e delle nonne degli scomparsi che insistentemente e in modo pacifico chiedevano notizie sui loro cari. Sono stati scritti libri, girati film, realizzati spettacoli teatrali perché non si perdesse la memoria di questa strage e perché non si ripetesse Nunca Mas, mai più, dal nome dell’inchiesta che nell’Argentina tornata alla democrazia servì come base documentale per i processi alle Giunte Militari.

L’ONU, che nel 2006 approvò una Convenzione contra la sparizione forzata di persone, nel 2010 ha istituito la Giornata Internazionale delle vittime delle sparizioni forzate ogni 30 agosto. Ma purtroppo ancora registriamo quotidianamente desaparecidos nei mille conflitti mediorientali, nel Messico in guerra contro il narcotraffico, nel Mediterraneo diventato la gigantesca tomba di anonimi profughi dalle barbarie del XXI secolo.

Per questo il Giorno dei Desaparecidos non è una ricorrenza come altre: ci ricorda che il diritto alla vita non è ancora sufficientemente tutelato e che il migliore omaggio che possiamo fare ai desaparecidos che ci interrogano dalle loro anonime tombe è quello di non arrenderci né accettare in silenzio l’ingiustizia, la violenza, la guerra, la fame.

Alfredo Somoza

Lascia un commento