di Marco Riboldi
Questo è un articolo per me un po’ strano. Non avrei mai pensato di interessarmi ad un argomento del genere: infatti, pur rispettando gli animali, non ho mai avuto la tentazione di prenderne uno e direi che posso ragionevolmente escludere che questo mio comportamento cambi in futuro.
Però ho incontrato un’ esperienza di accoglienza di un cane in una famiglia che mi ha fatto conoscere molti aspetti che forse non sono generalmente noti.
Dunque: un cane si può comperare oppure se ne può adottare uno da un canile. Nel secondo caso si compie una scelta in qualche modo etica: si tratta in genere di cani abbandonati oppure maltrattati e quindi sottratti al padrone precedente dalle autorità.
La esperienza di cui parlo è del secondo tipo. E qui incomincia una avventura notevole.
- Accoglienza consapevole
I volontari e gli addetti ascoltano le esigenze e si informano sullo stile di vita delle persone intenzionate ad adottare il cane. Verranno proposti solo cani compatibili con le caratteristiche dei richiedenti.
- Scelta del cane e percorso conoscitivo
Individuato il cane “giusto”, cominciano alcuni incontri all’interno del canile, poi, in compagnia dei volontari, alcune passeggiate: è la fase in cui si incoraggia una reciproca fiducia. Si passa poi alle prime visite nella casa dei richiedenti: si valutano gli spazi, i contesti, l’eventuale presenza di altri animali ecc.
- Valutazione
I volontari osservano la relazione che si crea tra cane ed adottanti, monitorando con attenzione le reazioni, i progressi, le difficoltà, nonché la capacità di adeguarsi alle esigenze dell’animale da parte dell’adottante. Lo scopo è assicurarsi che si possa creare un legame stabile ed equilibrato. Ulteriore passaggio è la fase delle passeggiate senza volontari, per creare legame senza intermediari.
Se tutto va bene, il cane lascia il canile e comincia la sua vita “in famiglia” (ci saranno poi ulteriori incontri per controllare che tutto proceda bene). Tutta la procedura non ha una durata prefissata: nel caso che conosco ci sono stati circa 20 incontri. I volontari hanno competenze varie. Dovessi fare un paragone con gli umani, direi che ci sono assistenti sociali e psicologi.

Commento
Posso già immaginare due reazioni dei lettori. Una è quella di chi ha un cane comperato e non adottato. So che il suo affetto per l’animale non sarà meno di quello degli adottanti: la frase iniziale sulla scelta etica non implica nessun giudizio, tanto meno da parte di mia, come detto assolutamente agnostico in materia animalista. L’altra è quella, credo piuttosto diffusa, di chi dirà “quante storie per un cane”.
Io non ho convinzioni da proporre: vedo in chi ha un cane in casa comportamenti di incredibile disponibilità nei confronti dell’animale. Vedo anche una relazione talvolta un po’ strana ad occhi estranei, con padroni che trattano il cane come un bambino o che gli si rivolgono con frasi complesse come se il cane possedesse una proprietà di linguaggio di alto livello.
In ogni caso, mi pare che la attenzione nella situazione che ho descritto sia in qualche modo doverosa, visto che ci si carica di una responsabilità nei confronti di essere vivente e senziente, come amano dire gli animalisti.
D’altro canto immagino che molte solitudini siano alleviate da un animale domestico (e questo significa che siamo noi umani che ci dimentichiamo di tante persone sole; ma questo è un altro discorso). E comunque non intendo esprimere giudizi: il racconto di quel che ho potuto vedere mi pare comunque interessante.

Immagini da ENPA Monza

