di Enzo Biffi
Questo giornale resiste da una quindicina d’anni e insieme a lui resiste la sfida di scovare e raccontare cronache positive, racconti che aiutino a stare in armonia col mondo, a capirlo un po’ di più, forse ad accettarlo meglio. La volontà di continuare a perseguirne l’intento mi sembra già benaugurante.
Certo per adoperarsi in questo esercizio sono anni complessi, dentro ai quali la speranza e l’ottimismo stanno lì come una continua prova di coraggio. La tentazione di concedere spazio al nichilismo è forte, la voglia di cedere alla rassegnazione è costante.
Eugenio Montale fra cinismo e lucidità già ci allertava: “noi abbiamo fatto del nostro meglio per peggiorare il mondo” deriva che sembra inevitabile eppure, noi per esempio stiamo ancora qui nel tentativo di smentire il poeta. E non siamo certo gli unici.
Insieme a noi, come la forza di una piccola radice capace di rompere il cemento per puntare al cielo, qualche altro cercatore ostinato di speranza esiste, resiste.
Emilio ogni venerdì sera invia belle storie agli amici. Con discrezione e quasi sottovoce arriva un messaggio personale, diretto e quasi intimo come le lettere di una volta, uno ad uno.
Scrive di sportivi, piccoli eroi del quotidiano, poeti, uomini e donne che lottano e mordono la continua sfida del vivere, il coraggio dell’esistere. Emilio manda queste storie personalmente a ciascun amico, credo sapendo di stabilire in questo modo una privata e positiva connessione emotiva. Senza filtri di generiche piattaforme social sature di ogni possibile contenuto, dove tutto vale tutto.
Sono certo che crede nel potere di un buon racconto, di quanto questo possa contribuire al benessere psicologico di ciascuno, di quanto possa implicitamente regalare una leggera improvvisa brezza nel mezzo di una giornata afosa.

Se ci sono molti modi per augurare il bene alle persone a cui teniamo, beh questo mi sembra fra i più originali, le buone storie contaminano il nostro umore almeno quanto quelle velenose da cui siamo circondati.
Contro l’inganno mediatico che ci induce a scambiare per informazione continue e raccapriccianti cronache generatrici d’ansia, quelli come noi, quelli come Emilio e molti altri, oppongono un altro racconto del reale.
Perseguono lo stesso fine, abbracciano lo stesso credo.
Questi sono auguri minimi, piccole briciole di buonsenso, minuscole schegge di fiducia recuperate da noi formiche della comunicazione, tanto irrilevanti quanto ostinate a lenire un po’ questo mondo malato.
Auguri a tutti.


