Azzurri, la grande delusione di Bordeaux

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di Luigi Losa

L’è dura, l’è proprio dura da digerire la delusione per l’eliminazione dell’Italia dall’Europeo di calcio 2016. E non la bottiglia di Bordeaux che era stata messa in fresco in ossequio alla città dove si giocava è rimasta in cantina. La competizione continentale sembra proprio stregata per la nostra Nazionale che su quindici edizioni del torneo (compresa l’attuale) ha vinto una sola volta, nel 1968, quasi cinquant’anni fa, a Roma, e per due volte ha perso la finalissima (nel 2000 in Francia contro la squadra di casa e quattro anni fa a Kiev contro la Spagna in quel momento anche campione del mondo). Nel frattempo è diventata due volte campione del mondo, nel 1982 e nel 2006.

Ancora una volta sono stati i calci di rigore a spegnere i sogni di gloria azzurri: contro la Germania campione del mondo ce ne sono voluti addirittura 18 per stabilire chi dovesse accedere alla semifinale, dove ci sarà la Francia, padrona di casa, che domenica sera ha strabattuto la ‘sorpresa’ Islanda per 5 a 2 (4 a 0 addirittura alla fine del primo tempo).

L’Italia esce sconfitta ufficialmente per 7 a 6 dopo i calci di rigore: il campo, dopo 120 minuti di gioco aveva visto le squadre in parità, 1 a 1. Risultato tutto sommato giusto anche se la Germania aveva esercitato una supremazia di gioco, ma arenandosi sulla ‘maginot’ azzurra, in primis il trio Barzagli-Bonucci-Chiellini supportati da due ottimi esterni come Florenzi e De Sciglio e con una diga frangiflutti davanti alla difesa con Sturaro-Parolo-Giaccherini capace anche di innescare spesso e volentieri la coppia d’attacco Eder-Pellè e far tremare lo squadrone tedesco.

Contro i panzer che hanno dimostrato di temerci al punto che il loro allenatore Low aveva messo in campo una formazione a ‘specchio’ di quella italiana di Conte, con un 3-5-2, non è bastata né la reazione al bel gol di Ozil con il rigore messo a segno da Bonucci dopo il fallo di mano in area di Boateng sulla spizzata di testa di Chiellini da rimessa laterale di Florenzi, né la tradizione dei confronti in competizioni internazionali (mondiali ed europei) da sempre favorevole agli azzurri.

Il dramma si è consumato tutto nei tiri dal dischetto che già ci sono costati in passato tante delusioni: la prima nel 1980, europei ancora in Italia, contro la Cecoslovacchia per la finale terzo-quarto posto con identica sequenza di 18 calci di rigore con quello finale e decisivo sbagliato da Collovati.

Poi nel 1990, mondiali sempre in Italia, l’errore decisivo di Serena ci costa la semifinale contro l’Argentina di Maradona (che uscirà in lacrime a Roma battuto dalla Germania). Quattro anni dopo, nel 1994, delusione ancora più cocente e ‘storica’ in assoluto: la finale dei mondiali in America persa ai rigori contro il Brasile con il penalty decisivo fallito nientepopodimeno che da Roberto Baggio. Nel 1998 ai mondiali in Francia nei quarti di finale contro i padroni di casa sarà Di Biagio a mandare sulla traversa il tiro decisivo dagli undici mentri. Ma la serie jellata continua nel 2008 agli europei in Austria-Svizzera quando nei quarti di finale contro la Spagna è Di Natale a fallire il rigore decisivo. La statistica aggiunge anche un replay tra azzurri e iberici nella semifinale di Confederations Cup del 2013 in Brasile, errore decisivo di Bonucci.

Eppure a Bordeaux sabato sera abbiamo tutti sperato di farcela, anche perché dopo il primo rigore a segno di Insigne seguito da Kroos, c’era stato sì il pallone in tribuna di Zaza dopo un inverecondo balletto ma poi Buffon aveva parato su Muller, Barzagli aveva spiazzato Neuer e quindi Ozil aveva tirato sul palo; Pellè aveva dunque il pallone per prendere il largo ma tenta sciaguratamente un cucchiaio senza essere né Tottì né Pirlo (rigori rispettivamente contro Olanda – semifinale 2000 e Inghilterra – quarti 2012 sempre agli europei) che finisce fuori. Draxler rimette le cose a posto per i tedeschi andando a segno quando tocca a Bonucci che non si ripete e si fa parare il tiro. Schweinsteiger ha la chance per chiudere il conto ma spara alto a sua volta. Si prosegue ad oltranza e ogni volta potrebbe essere l’ultima, sempre più difficile: ce la fanno Giaccherini, Parolo, De Sciglio e per i tedeeschi Hummels, Kimmich, Boateng. Poi tocca a Darmian e Neuer para ancora mentre Buffon sfiora soltanto il tiro di Hector che finisce in gol, quello decisivo, quello fatale.

Poi sono solo lacrime ed applausi, applausi e lacrime come di rado era capitato di vedere e cori ed elogi, peana ed osanna a Conte (anche la moglie e la figlia piangenti non ci vengono risparmiate).

In fondo in fondo che la Nazionale, questa Nazionale, potesse arrivare sino ai quarti mettendo sotto il Belgio e la Spagna ovvero due favorite non ci credeva nessuno. Ma soprattutto che potesse giocare bene, con la testa e con il cuore. Ed è per questo che la sconfitta con i ‘crucchi’ fa male.

Ma tant’è come volevasi dimostrare il calendario e il tabellone erano e sono sembrati fatti apposta per spianare la strada alla Francia padrona di casa che ha dovuto sudare pur non avendo grandi avversari (Albania, Romania, Svizzera, Irlanda del Nord, Islanda).

Ora per i blues di Deschamps c’è la prova della verità nella semifinale di giovedì contro i campioni del mondo e dove in fondo non avremmo davvero sfigurato. Nell’altro match decisivo per arrivare a giocarsi il titolo se la vedranno mercoledì il Portogallo di Ronaldo che l’ha spuntata a sua volta ai rigori contro la Polonia e il Galles di Bale che ha strapazzato un presuntuoso Belgio zeppo di primedonne. Anche questa è una partita tutta da vedere, prima della finalissima di domenica.

Nel frattempo non solo il pallone gira ma anche il mondo e ci mette davanti, purtroppo, a nuove tragedie come quella di Dacca. A quei poveri morti in fondo anche gli azzurri avevano pure pensato sabato sera.

 

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