Chiedimi di restare

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di Eleonora Duranti e Valentina Salierno

Augustus Leopold Egg è considerato uno dei maggiori esponenti del Realismo Vittoriano. In “Travelling Companions”, secondo alcuni, Egg rappresenta un doppio, quasi intenda mantenere la stessa linea del suo famosissimo trittico “Past and Present”… Noi ne abbiamo fatto un dittico, dando voce a due donzelle perse nel mondo, in continua ricerca di un posto da rendere finalmente loro. 

Wendy: I treni portano lontano, viaggiano contro i pensieri. Fortuna che non m’ha chiesto di prendere il posto contro senso. Io, con i pensieri che mi volano dietro, non so starci.

Zoe: Scommetto che sta fingendo di dormire. Proprio come io sto fingendo di leggere. Siamo in viaggio… Di nuovo. Questa volta, non sappiamo nemmeno per dove! Siamo semplicemente balzate  sul primo treno pronto a macinare binari. So che non è felice. Proprio come non lo sono io. Per questo siamo partite… Non perché lo desiderassimo.

Wendy: Questa pianura mi parla dei viaggi che ho fatto, delle volte che ho lasciato case per tornare ad altre, mai mie, mai di qualcuno che m’avesse davvero a cuore. Questa volta non volevo partire, ma pare che sia meglio così… per me, per lei, per tutti. Ci han detto.

Zoe: Alla stazione, un signore era fermo sulla banchina. Aspettava… E canticchiava una vecchia canzone. Era stonato, eppure il suo ritornello strampalato metteva allegria. Invitava a rinchiudere nei bagagli l’insofferenza dello stare al mondo. Perciò, se adesso siamo qui, con la faccia schiacciata contro il finestrino, il merito è suo… E della sua canzonetta che faceva venire voglia di libertà.

Wendy: Legge con calma, la vedo sfogliare lentamente le pagine del libro. Le accarezza dolcemente come se fossero un volto. Di chi? A chi pensa? Non ho mai capito come il cuore riesca a reggere tutte le tristezze che le pesano nel petto. Io… io sono così diversa da lei. Così impetuosa, drammatica, incline al dolore. Eppure, siam cresciute insieme…

Zoe: Forse non sta fingendo… Forse sta davvero dormendo. Di tanto in tanto, la guardo di sottecchi e il cuore mi si stringe. Non troverà mai pace… Proprio come me. Il suo, è uno spirito errante, senza radici e senza meta… Non mi stupisce che abbia acquistato i biglietti in fretta e furia e abbia assecondato la mia follia. O sono io, che ho assecondato la sua?

Wendy: Non ti spaventa questo continuo partire? Non senti che non facciamo altro che fuggire sempre senza mai cercare di restare ferme in un solo posto? Glielo dico quasi con astio, come se fosse sua la colpa di questo continuo naufragare. Non c’entra lei, devo levarmelo di mente.

Zoe: Per l’appunto. Mi ha appena chiesto se non mi spaventi il nostro partire in continuazione… Certo che mi spaventa! Mi terrorizza… Non sentirsi mai a casa, correre costantemente contro il tempo, sopportare a stento luoghi e persone… E’ una maledizione! Solo viaggiando sembra un po’ meno eterna… Probabilmente, perché io mi faccio carico della sua. E lei della mia.

Wendy: Ma se io avessi un motivo per restare forse lo farei. Il punto è che non c’è niente che mi tenga ferma in un posto. Non pensi che sarebbe stato più semplice – per noi – decidere di non partire e restare con chi amiamo?

Zoe: No, non sarebbe stato più semplice. Altrimenti l’avremmo fatto. Non rifuggiamo l’amore… Né lo neghiamo. È solo che… Il nostro amore per la libertà è più forte di qualsiasi altro. E partire è l’unico modo che abbiamo per non tradirlo.

Wendy: Io non riesco a farmi ragione di chi decide di essere un punto fermo. Vedi, leggi che scrive questo poeta! Non posso non andare via se le voci che mi abitano non fanno altro che ricordami che fuori c’è un mondo da scoprire. Ma diamine… diamine se questa volta non sarei rimasta qui.

Zoe: Perché dici così? Sei così diversa oggi… Così non te…

Wendy: Dico così perché tu sai quanto sia difficile per noi crederci stabili in un posto. Forse finalmente ci eravamo riuscite… a chiamare un posto casa, dico…

Zoe: Pura illusione! Bellissima, certo, ma fugace come questi attimi che ci stanno scivolando via dalle dita. Come queste pagine… Quello non era il nostro posto; era soltanto la copia del precedente e del precedente ancora…

Wendy: Hai ragione, non abbiamo fatto altro che illuderci che fosse il nostro posto. Dobbiamo partire, ma questa cosa dell’andarsene sempre mi fa pensare che davvero non abbiamo mai nessuno da cui correre. Ma dov’è che ferma questo treno? Davvero non so nemmeno dov’è che la mia vita si fermerà da qui a poche ore. Davvero conta così tanto il presente per me da non pensare al futuro?

Zoe: Al diavolo il futuro! Sono stanca di pensare, di programmare, di… Privarmi delle cose che rendono felici! Che importa dove stiamo andando? Non siamo punti fermi… E’ questo che conta!

Wendy: Sarà bello. Ci divertiremo. Sapremo trovare un modo per stare bene, vedrai. E altri per ripartire…

Zoe: Certo! Tu ed io troviamo sempre un modo per stare bene. Ci adattiamo, come le piante di quella pineta laggiù… La vedi? Noi sopravviviamo…

Wendy: Tu credi che quando smetteremo di chiamare casa le persone e non i luoghi, riusciremo finalmente a smettere di desiderare d’andare altrove per paura di soffrire?

Zoe: Non saprei. Alcuni sono convinti che casa è dove si raggiungono le persone amate… Dove batte il cuore… Aggiungerei che sono proprio le persone amate a farci soffrire, ma taccio. La verità è che non possiedo alcuna certezza. Eccetto il fischio di questo treno che si perde sopra le rotaie.

Wendy: Forse no. Sempre si avrà paura dell’incertezza dei sentimenti. Arrotolo il libro che sto leggendo fra le mani. Parole… Parole, come quelle che sento ogni giorno da chiunque. Io mai forse saprò non fuggire e per sempre desidererò di andare. Magari non più con lei. Magari altrove e da sola. Ma sempre crederò in questa religione della partenza, fin quando qualcuno mi chiederà di restare.

Augustus Leopold Egg, Compagne di viaggio, 1862. Olio su tela, 65,3×78,7 cm. Birmingham Museum and Art Gallery, Birmingham.