Come sarà la vita oltre i cento anni

di Roberto Dominici

E’ stato organizzato a Lissone in Brianza dal Lions club cittadino, un Convegno sul tema della Longevità, un concetto che include l’invecchiamento ma non coincide con esso.  Infatti l’aging è un processo naturale, graduale e continuo di cambiamento che si verifica nell’organismo di un essere vivente con il passare del tempo, portando a una diminuzione delle capacità funzionali e ad un aumento del rischio di malattie croniche.

La LONGEVITÀ, invece, si riferisce alla capacità di un organismo di sopravvivere per un periodo di tempo più lungo rispetto alla media della sua specie, e spesso si associa anche ad una buona qualità di vita e benessere.

Oggi il tema della longevità è oggetto di enorme attenzione a tutti i livelli della società mondiale e proprio considerando gli interessi in gioco (basti pensare alle cliniche della longevità) è necessario fare alcune riflessioni anche per chiarire il contributo e la direzione che i Lions possono dare alla luce di alcune estremizzazioni esistenti sulla longevità o l’invecchiamento positivo di successo.

Penso per esempio al colloquio tra i potenti della terra, lo scorso settembre 2025, che hanno discusso della possibilità di estendere la vita umana oltre i 150 anni grazie ai continui trapianti di organi e ai progressi biotecnologici, metafora della loro ambizione di perpetuare il proprio potere e la propria influenza politica; o ancora la corsa all’immortalità finanziata da Silicon valley con i miliardari americani che stanno investendo miliardi di dollari nella longevity economy, finanziando startup e laboratori per estendere radicalmente la vita umana e sconfiggere l’invecchiamento.

Le strategie spaziano da protocolli di biohacking estremo, un concetto medico scientifico integrato fondato sulla pratica di “hackeraggio” per ottimizzare la biologia umana agendo direttamente sulle cause biologiche dell’invecchiamento attraverso cambiamenti mirati nello stile di vita, nella nutrizione e nella tecnologia. L’obiettivo principale è il miglioramento delle prestazioni fisiche e mentali, l’aumento dei livelli di energia, la prevenzione delle malattie e il rallentamento dell’invecchiamento biologico per favorire la longevità.

Si tratta un programma definibile come un vero e proprio rimodellamento biologico; per esempio il programma “immortals” da 1 milione di dollari, protocollo sanitario e di longevità ideato dal magnate e biohacker statunitense Bryan Johnson, o ancora lo sviluppo di protocolli per la crioconservazione di organi tessuti, o del corpo intero (ibernazione) e la ricerca sulla riprogrammazione cellulare.

Questi fenomeni sollevano dubbi e dibattiti etici, con il timore che l’accesso esclusivo a queste costose terapie possa generare la più grande disuguaglianza sociale della storia, creando un’élite che ha i mezzi finanziari per vivere molto più a lungo, o potenzialmente fino a 120 anni, rispetto al resto della popolazione. La longevità che vogliamo realizzare non è l’eliminazione della morte biologica ma l’estensione, il miglioramento complessivo qualitativo e non solo quantitativo della vita.

Questo è possibile grazie anche allo sviluppo dell’ Intelligenza Artificiale che sta rivoluzionando la medicina della longevità, trasformando l’obiettivo da un semplice “vivere più a lungo” a un “vivere più a lungo in salute”. Questo dipende in buona parte dalle nostre scelte personali.

Certamente le malattie possono segnare la vita in età avanzata, ma non sono l’inevitabile accompagnamento degli anni. In Italia si vive sempre più a lungo, ma dopo i 60 anni la qualità della vita cala drasticamente.

Ecco perché la prevenzione deve diventare una priorità. E questo è importante per convincere anche i più scettici che è sempre possibile cambiare stile di vita. Per invecchiare bene è necessario raggiungere un equilibrio tra il ricorso alla medicina, alle tecnologie diagnostiche ai farmaci, (vaccini), spesso indispensabili alla nostra salute, e la libera responsabile capacità del singolo di indirizzare la propria vita.

Tanti sono i fattori da considerare in questo ambito: coltivare la propria salute per prevenire le malattie più insidiose come il diabete e patologie cardiovascolari e quelle cronico-degenerative; conoscere le strutture sanitarie per invecchiare bene, fare attività fisica, avere una buona nutrizione in qualità e quantità; senza tralasciare i momenti salienti di questo delicato passaggio della vita: la pensione come fattore di rischio per la salute o liberazione e, non in pochi casi la solitudine, la povertà, l’ignoranza nemiche di un invecchiamento senza crisi. E ancora le demenze, di certo l’espressione più temuta dell’invecchiamento patologico, ma che possiamo prevenire in una buona percentuale di casi.

se la fondiamo sul convincimento che nulla è donato senza l’impegno di ogni giorno per riuscire a costruire una grammatica dell’umano di cui oggi abbiamo tanto bisogno.

Questo è il compito che tutti insieme Scienza medica, Istituzioni, Lions e cittadini possiamo e dobbiamo perseguire affinché ognuno di noi possa dire: “La durata della mia vita non dipende solo da me. Vivere pienamente non dipende che da me”.

Immagini da web

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