I conigli non hanno le ali al Teatro Binario 7

  •  
  •  
  •  

i-conigli-non-hanno-le-ali-scale-to-max-width-825x

di Mattia Gelosa

Si applaude con convinzione questo ottimo dramma moderno “I conigli non hanno le ali” di Paolo Civati,  portato in scena sabato e domenica sera al Teatro Binario 7 di Monza, da Francesca Ciocchetti e Cristian Giammarini. Un’ora circa di dialogo fatto di riflessioni, discussioni, risate e pianti di una coppia in balia delle turbolenze della vita.

Al centro di tutto il gesto assurdo di un figlio con turbe mentali: un disabile che si cerca disperatamente di cambiare e migliorare, un bambino per noi invisibile, ma quanto mai presenza concreta per i genitori che, sulle sue piccole spalle, scaricano i loro problemi esistenziali.

I due non si amano più, avevano aspirazioni grandi e la vita li ha ridimensionati, erano gioiosi e ora sono depressi, alcolisti, violenti, per cui la causa delle turbe psichiche del figlio forse sono proprio loro, suo padre e sua madre. Vittime o carnefici? E’ il dubbio irrisolto che si insinua nella mente dello spettatore.

Nella pièce ripercorriamo, tramite il confronto fra i due attori, la storia della coppia, una storia raccontata fra flashback che analizzano il loro viaggio a ritroso nella vita, compiuto mentre sono in auto per portare il figlio, picchiato dal padre dopo l’ennesima lite, al pronto soccorso. Un doppio viaggio, fisico e nella memoria, a cui si allude tramite gesti che mimano la guida di lui e il fumare di lei sul sedile passeggeri. Anche questa volta non vediamo, ma immaginiamo.

Proprio in questo alludere, in questo “far vedere” a ogni spettatore con la sua fantasia, trovo uno dei maggiori pregi della pièce, anche se a volte non è immediato cogliere la cronologia degli eventi e del ricordo.

Il testo è forte, bello, con un giusto ritmo e con un sapiente alternarsi di risate amare, e di dramma per queste due persone che, non a caso, iniziano e chiudono lo spettacolo accasciate a terra, schiacciate e sfiancate dal peso del loro fallimento come singoli, come coppia, come genitori.

La scenografia è essenziale, ma azzeccata: il palco è un cubo nero, un vuoto cosmico di dolore e lutto che soffoca i protagonisti, illuminati con chiaroscuri altrettanto significativi. Evocativa è poi la presenza di bicchieri nei quali gocciola dal soffitto dell’acqua, acqua che è la pioggia che bagna i vetri dell’auto in corsa verso l’ospedale,  che è il pianto di una madre sconsolata per un figlio che tutti odiano e quello di una moglie infelice, acqua che fa immaginare perdite nei muri di una casa che non protegge più, ma si sfalda tanto nei rapporti umani che accoglie, quanto nella sua struttura.

Belle sono anche le musiche, che alternano drammatici sottofondi di archi ad accordi pesanti e opprimenti che risuonano a lungo nell’aria con effetti di riverbero.

La nuova stagione, nata anche quest’anno sotto la direzione artistica di Corrado Accordino, inizia con qualcosa di potente e interessante. Davvero era difficile trovare un testo più adatto per l’opening di un’intera annata.

Prodotto dal Collettivo Attori Riuniti e dal Teatro del Carretto, “I conigli non hanno le ali” è un boccone amaro da digerire, che ha però appagato e soddisfatto tutti i palati della platea monzese.

 

 

 

Lascia un commento