di Roberto Dominici
Uno degli argomenti più rilevanti di questi ultimi anni e certamente tra i più discussi, è quello relativo alla transizione e rivoluzione demografica nel nostro paese, un processo che è iniziato circa 140 anni fa, con la fase più intensa di contrazione demografica che ha caratterizzato il paese nel secolo scorso e continua ancora oggi, segnando le attuali percentuali di invecchiamento della popolazione.
Il risultato che è sotto gli occhi di tutti, indica l’Italia tra i paesi con il più elevato indice di vecchiaia un parametro che misura il grado di invecchiamento di una popolazione, calcolato come il rapporto percentuale tra il numero di persone anziane (65 anni e più) e il numero di giovani (0-14 anni), moltiplicato per 100; valori superiori a 100 indicano più anziani che giovani, con un rapporto che supera il 150 % (151,4 nel 2013), molto al di sopra della media UE.
L’’ONU prevede che entro il 2050, gli over 65 costituiranno il 16 % della popolazione mondiale con quote ancora più alte in Europa e Nord America. Questo fenomeno pone sfide significative per il sistema sanitario, previdenziale e assistenziale, aumentando quello che chiama in ambito economico, “debito demografico” del Paese, cioè lo squilibrio tra popolazione anziana e giovane, con l’Italia che affronta un “inverno demografico”: riduzione delle nascite (tasso di fecondità a 1,2 figli per donna), rapido invecchiamento (Paese più vecchio d’Europa) e calo della popolazione, creando pressione su pensioni, sanità e sostenibilità economica per le future generazioni, con previsioni di milioni di persone in meno in età lavorativa entro il 2050. Vista così la prospettiva del futuro appare molto critica e negativa.
Ma è possibile vedere le cose in un altro modo, trasformando una situazione critica in opportunità di cambiamento sostanziale guardando strategicamente al futuro demografico dell’Italia con l’adozione di soluzioni innovative e economicamente sostenibili. In quest’ottica acquista grande importanza quella che viene definita Silver Economy, l’economia generata dai consumi e dai bisogni della popolazione matura (over 55/60), un mercato potente e in crescita dovuto all’invecchiamento demografico, che include prodotti e servizi in settori strategici come salute, tecnologia (age-tech), finanza, tempo libero, viaggi e alimentazione, e rappresenta una grande opportunità di sviluppo economico e occupazionale.
Questa fascia di popolazione possiede un grande potere d’acquisto, tempo libero e una forte propensione alla spesa, guidando l’innovazione per migliorare la qualità della vita. In sostanza questo processo trasforma l’invecchiamento demografico da problema a motore di crescita e innovazione, ridefinendo consumi, bisogni e opportunità in quasi tutti i settori economici.
Occorre però guidare questo cambiamento epocale segnato dall’impatto della silver economy destinata a diventare sempre più importante, non solo per i Governi, che devono dimostrarsi in grado di sostenere la spesa pubblica per la tenuta del welfare statale (sanità e previdenza in particolare), ma anche per professionisti e le imprese del settore, chiamate a intercettare la nuova domanda di mercato dei Silver per cogliere le molteplici opportunità che offre il cambiamento socio-demografico in atto.
Tuttavia vivere più a lungo si deve tradurre nella possibilità di invecchiare in buone condizioni di salute, fisica e mentale, aumentando gli anni di vita trascorsi senza problemi, con un occhio di riguardo per gli strati di popolazione che vivono in condizione di precarietà economica e sociale e sono quindi svantaggiate. Attualmente nei Paesi dell’Unione Europea le donne, in media, vivono senza problemi fino a 64,5 anni (63,5 anni per gli uomini).
In Italia, secondo i dati ISTAT riferiti al 2021, la percentuale di persone in buona salute scende al 59,6% tra le persone di età compresa tra 60 e 64 anni e al 47,3%, tra gli over 65 (fino a 74 anni); tra questi, circa la metà acquisisce una disabilità: numero che cresce con l’avanzare dell’età. Un aspetto di notevole criticità risiede nell’incidenza di patologie cronico-degenerative di cui abbiamo molto parlato sulle pagine del Dialogo di Monza, che interessano il 51% della popolazione italiana nella fascia d’età tra i 55 e i 59 anni, e tre quarti di coloro che hanno più di 65 anni.
La Ragioneria Generale dello Stato ha stimato che gli over 65 non autosufficienti in Italia siano 2,5 milioni, 320.000 dei quali vivono in strutture residenziali assistite. Nel 2021 questo ha impattato per circa 31 miliardi di euro sulla spesa dello Stato, ovvero l’1,9 % del Prodotto Interno Lordo, e l’incidenza sul PIL salirà al 2% nel 2040, e al 2,4% entro il 2050. Inoltre molte di queste persone si devono confrontare con problemi di mobilità; pertanto, la qualità della loro vita si collega strettamente ad inclusività e accessibilità della società, con la conseguente necessità di politiche pubbliche adatte alla trasformazione demografica in atto, e al cambio di paradigma che l’ascesa della Silver Economy implica.
Pertanto, stimolare l’autonomia dei Silver e, nello stesso tempo, migliorare la qualità della loro vita, è fondamentale per garantire la sostenibilità del welfare nazionale e, al contempo, si configura come una grande opportunità per l’intera società.Trasformare le nostre città in contesti a misura di longevi pensando non al consumo di suolo ma alla realizzazione di un ambiente ricco di spazi di verde pubblico (orti, giardini etc), da utilizzare per il tempo libero, lo sport, e gli eventi culturali.
Un esempio di questo tipo sono i “Parchi della Salute” vere e proprie oasi urbane per il benessere collettivo delle comunità, come quello progettato ad Aulla, in provincia di Massa-Carrara. Si tratta di un nuovo modello innovativo per l’assistenza socio-sanitaria agli anziani in Italia, che supera il concetto di “deposito sociale” per un’integrazione con la vita attiva della comunità.
E’ un modello proposto per rispondere alla crisi demografica, con la creazione di centri integrati che offrono servizi sanitari, sociali e comunitari di alta qualità utilizzando una parte delle pensioni degli ospiti come meccanismo diretto di finanziamento per tali centri, permettendo di alleggerire la pressione sui pronto soccorso (cui rivolgersi per emergenze e urgenze reali) e trasformando l’assistenza in una vita comunitaria dignitosa e integrata, sfruttando risorse innovative per un supporto ai longevi davvero di qualità.
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