Dialogo del cuore: Stefano Pioli

Chi ha avuto fortuna nella vita si ricorda di coloro (e sono tanti) che stanno peggio? I cosiddetti big sono grandi anche in beneficenza? Le stelle brillano in solidarietà? Le risposte in questo viaggio alla scoperta del senso della prossimità dei personaggi famosi guidato dal giornalista-scrittore Claudio Pollastri.

“Beneficenza”, scherza con l’autoironia e l’accento tipicamente emiliani (è nato a Parma 56 anni fa) l’allenatore del Milan Stefano Pioli “è anche regalare ai tifosi rossoneri il 19° scudetto a un passo dalla seconda stella…”.

E poi aggiunge “l’ho dedicato a mio padre Pasquino anche se era interista… è mancato tre anni fa… mi ha insegnato tutto”. Il primo insegnamento è stato l’amore per il prossimo “non avevamo molto in casa ma quel poco lo dividevamo con chi stava peggio di noi…”. Insegnamento che ha continuato a seguire.

Come l’invito ai ragazzi ucraini, dopo l’invasione da parte della Russia, all’AC Milan Academy per il progetto Special Camp emergenza Ucraina “le vere vittime sono i bambini… qui dimenticheranno le bombe…”.

Controllato, pacato, preferisce un sorriso paterno anche con i suoi calciatori “…hanno bisogno di essere ascoltati… in fondo restano dei ragazzi… beneficenza è anche donare un po’ del proprio tempo agli altri…”.

Nonno-bis, appassionato di basket e di ciclismo “se vinco lo scudetto pedalo da Parma alla Cisa…” canticchia spesso, con la voce poca ma intonata, La donna cannone di Francesco De Gregori “…in faccia ai maligni e ai superbi… senza dire una parola nel mio cuore ti porterò…”.

Senza una parola è anche il suo modo d’intendere l’altruismo. Schivo. Silenzioso. Come la visita a sorpresa ai bambini e agli adolescenti ricoverati in Pediatria e in Neuropsichiatria all’Ospedale Del Ponte di Varese “il loro sorriso vale più di uno scudetto…”.

Nella partita della vita il gol da standing ovation è contro la povertà. Pioli ha partecipato all’iniziativa Derby Together offrendo un biglietto a tutti i componenti della fondazione “così i ragazzi possono realizzarsi nello sport…”.

Seguendo la regola di mamma Luisa “il volontariato non ha magliette” Pioli aveva vinto la speciale classifica della solidarietà quando allenava l’Inter partecipando all’iniziativa per i terremotati d’Abruzzo “un bambino che tira un calcio a un pallone lo sta tirando alla sfortuna…”.

Mister cuore d’oro anche sulla panchina della Lazio. I bambini disabili erano al centro delle numerosi partecipazioni di Pioli a iniziative benefiche “mi hanno insegnato a stare sempre dalla parte dei più deboli…”.
Animo candido come il giglio della città dove ha allenato e dove continua a occuparsi dei bambini dell’ospedale

Meyer e dell’Associazione Miadi di Firenze “regalo loro un sogno perché guai a chi spezza i sogni dei bambini!…”. Com’è rimasto intenso il rapporto di solidarietà con l’ATT l’associazione che aiuta a domicilio i malati di cancro e la Fondazione Tommasino Bacciotti che si occupa dei bambini colpiti da tumore “ogni volta mi danno lezioni di vita e di coraggio… senza fare niente di speciale”.

Basta il cuore. Il suo. Grande così. Da Champions League.