Diritti umani: insieme è meglio!

di Francesca Radaelli

GINEVRA (SVIZZERA) – Il 10 dicembre 1948 l’Assemblea generale delle Nazioni Unite adottava la Dichiarazione universale dei diritti umani. All’indomani della tragedia della Seconda guerra mondiale, si trattò del primo documento in cui vennero sanciti, almeno sul piano ideale, i diritti che spettano all’essere umano in ogni parte del mondo.

A 77 anni da quel giorno, in un mondo ancora insanguinato da conflitti e violazioni delle libertà, attraverso quali azioni è possibile pensare di realizzare, su un piano concreto, i principi espressi da quella Dichiarazione?

A questa domanda hanno provato a rispondere i partecipanti al convegno “Human Rights and Peace – Better Together”, che si è svolto lo scorso 9 dicembre nella prestigiosa sede ONU del Palais des Nations a Ginevra, in Svizzera. L’appuntamento è stato organizzato e promosso dall’Organizzazione per i Diritti Umani e la Tolleranza, dal 2017 in status consultivo presso il Consiglio Economico e Sociale delle Nazioni Unite (ECOSOC), e ha riunito esperti, accademici, rappresentanti istituzionali, educatori e organizzazioni della società civile, provenienti da diverse parti del mondo. Anche Il Dialogo di Monza, su invito dell’associazione promotrice, ha avuto la possibilità di partecipare al convegno. Gli interventi si sono articolati attraverso panel tematici, dedicati all’educazione e alla formazione, alla libertà di pensiero e credo religioso, ai ponti di cooperazione finalizzati alla promozione dei diritti.

I relatori del convegno davanti all’edificio del Palais des Nations, sede ONU, a Ginevra

Diffondere i diritti umani: il ruolo dell’educazione

A dare il via ai lavori è stata Fiorella Cerchiara, presidente dell’Organizzazione per i Diritti Umani e la Tolleranza, che, introducendo il primo panel, ha sottolineato come l’inclusione e i diritti non debbano rimanere idee astratte, ma possano diventare processi concreti, attraverso la collaborazione tra istituzioni e attori della società civile. Un esempio è l’azione educativa svolta in Italia dall’associazione, impegnata nel diffondere nelle scuole materiali e kit educativi per la promozione dei diritti umani.

Altro esempio italiano a cui è stato dato spazio nel corso del panel è quello de “Il Veliero Parlante”, una rete che unisce 50 scuole del Salento, promuovendo percorsi didattici innovativi di ricerca – azioni volte a promuovere la conoscenza dei diritti umani tra bambini e ragazzi. La professoressa Ornella Castellano ha sottolineato l’importanza del “learning by doing” come metodologia per rendere l’apprendimento più efficace e ha illustrato alcune delle opere collettive realizzate dagli alunni nel corso delle 17 edizioni del progetto, riconosciuto dal Ministero dell’Istruzione come “buona pratica di eccellenza”.

Sul piano internazionale, la dottoressa Mary Shuttleworth, presidente di Youth for Human Rights International e United for Human Rights International, associazioni impegnate nella diffusione a livello mondiale dei principi della Dichiarazione dei diritti umani, ha sottolineato l’importanza di fornire strumenti accessibili per rendere le persone consapevoli dei propri diritti. Senza dimenticare anche i propri doveri e responsabilità verso la comunità, sanciti dall’articolo 29 della Dichiarazione.

Il panel ha visto anche gli interventi di due rappresentanti di associazioni nate in India per promuovere i diritti umani: Datchanamoorthy Ramu, fondatore e presidente di Sustainable Development Council, e l’imprenditore Jose Charles Martin, direttore del Martin Group of Companies e fondatore dell’organizzazione JCM Makkal Iyakkam.

Pensare liberi: prospettive, sfide, tutele

Il secondo panel si è concentrato su un altro fattore determinante per la promozione dei diritti umani: la tutela della libertà di pensiero, sancita dall’articolo 18 della Dichiarazione ONU.

La professoressa Cristiana Cianitto, che coordina il Research Center on Religious and Belief Minorities in Contemporary Legal Systems dell’Università degli studi di Milano, e il dottor Perparim Uxhi hanno presentato il progetto ATLAS, iniziativa accademica volta a realizzare una mappatura dei diritti delle minoranze religiose nei Paesi europei. Il progetto, basato sulla collaborazione con esperti giuridici dei diversi Stati, misura attraverso tre indici la promozione dei diritti delle minoranze religiose, la parità di trattamento delle minoranze e la distanza tra maggioranza religiosa e minoranze. Come ha sottolineato la professoressa Cianitto, dal quadro finora delineato attraverso il lavoro di ricerca emerge che, complessivamente, le minoranze religiose sembrano aver vinto in Europa la battaglia dell’uguaglianza giuridica dei diritti ma stanno ancora combattendo quella del riconoscimento delle loro diversità.

Allargando la visuale anche oltre i confini d’Europa, Amjad Saleem, manager for Strategic Engagement on Youth and Peace della Federazione internazionale della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa (IFRC), ha sottolineato come in varie parti del mondo oggi si profilino ombre di razzismo, intolleranza e conflitti violenti. In questo panorama l’intervento dell’associazione deve essere guidato dai principi di umanità, imparzialità, neutralità, ma deve passare soprattutto attraverso la valorizzazione delle comunità locali, che possono essere coinvolte promuovendo l’attivazione dei loro membri all’interno delle associazioni.

In ottica di promozione dell’integrazione tra le diversità, Gianluca Piroli, creative director dell’Associazione per i Diritti Umani e la Tolleranza, ha quindi presentato il progetto “Migr -Action”, che si articola in una serie di “Action- Guide”, opuscoli dedicati a diverse parole chiave (migrazione – integrazione – violazione – innovazione – educazione – nutrizione ), volti ad aiutare i nuovi arrivati a integrarsi nella società italiana. Il progetto, partito l’anno scorso, si è arricchito con la collaborazione con il mondo dell’arte, coinvolgendo artisti di rilievo come Gianni Berengo Gardin, Attilio Capra, Ferdinando Scianna, Sheila Rock.

 

Ponti di cooperazione: approcci multidisciplinari ai diritti umani

Nell’ultimo panel si è voluto sottolineare con forza uno dei principali pilastri della visione attraverso cui è stata promossa l’intera giornata: l’importanza di creare collaborazioni e partnership tra diversi attori. Diverse testimonianze di mediatori culturali, rappresentanti comunitari e ONG hanno mostrato come iniziative locali e collaborazioni internazionali possano contribuire concretamente alla costruzione di pace, solidarietà e coesione sociale.

Tra queste, gli interventi di João Pereira dell’associazione per il turismo responsabile di Capo Verde e di Yannick Bernardo, presidente dell’Observatorio para a Democracia e Direitos Humanos dell’Angola hanno rimarcato l’importanza di promuovere gli ideali dei diritti umani, nel loro Paese come in tutti quelli del mondo, localmente e concretamente nei diversi campi: da un settore turistico che generi davvero valore per le comunità locali fino a un’idea di politiche pubbliche che promuovano sempre il rispetto dei diritti di ogni cittadino. Entrambi i relatori hanno evidenziato che solo attraverso la cooperazione e le alleanze multidisciplinari è possibile provare a raggiungere obiettivi tanto importanti, agendo soprattutto a livello educativo.

La figura del mediatore culturale in questo contesto diventa un cardine importantissimo: lo ha sottolineato Sabrina Riotto, mediatrice linguistica e culturale, attiva nei centri di prima accoglienza dei migranti in Italia. Il mediatore culturale, infatti, è colui che restituisce alla persona la propria voce, ciò che la rende umana. Per questo è il primo presidio contro la disumanizzazione a cui rischiano di portare le situazioni di conflitto. Ma al mediatore spetta anche un’altra difficile missione: quella di provare a trasformare i conflitti in possibilità di dialogo.

I relatori del convegno

Proprio nella prospettiva di dar spazio a collaborazioni e alleanze, al termine dei diversi panel hanno preso la parola diversi ospiti del convegno, provenienti dal mondo delle ONG, della diplomazia, della società civile: tra questi, Maurizio Pellitteri, presidente dell’Association pour l’Éducation des Droits Humains; Gandy Thomas, rappresentante di Haiti in Europa; Edna Lopes, console onorario di Capo Verde a Milano; Susanna Tosi, avvocato, impegnata nell’aiutare i migranti a ottenere la cittadinanza italiana e promotrice della campagna “Mai più naufragi”, finalizzata a promuovere vie d’ingresso sicure e legali; Maria Alvarez, console onorario dell’Ecuador in Italia; Dominic Dixon, diplomatico dell’India. Infine ha preso la parola un’esponente dell’associazione afghana Youth for Human Rights, che ha lanciato il suo appello a non dimenticare il suo Paese, oggi dominato da una dittatura che nega sistematicamente i diritti umani.

Al termine di una giornata intensissima, che ha avuto il merito di dare spazio a voci e provenienze diverse, resta forte il messaggio lanciato dal convegno, attraverso le dichiarazioni di chi è intervenuto, ma soprattutto nel metodo stesso di lavoro che ha guidato l’articolazione degli interventi: la pace e i diritti per tutti gli uomini si possono costruire sul piano reale e concreto soltanto aprendosi alla cooperazione e lavorando insieme.

 

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