Donne, che Storia! Emmeline Pankhurst

di Francesca Radaelli

“Se solo fossi un maschio!” Così il padre di Emmeline Pankhurst, nata Goulden, le sussurrò una sera, quando lei aveva sette anni, avvicinatosi per darle la buonanotte, convinto che dormisse.

Chissà se fu anche per merito di quella frase sentita per caso da bambina che Emmeline divenne una delle più celebri esponenti del movimento delle suffragette inglesi.

Nata il 15 luglio 1858 in un sobborgo di Manchester, si trovò a vivere in un’epoca in cui nascere donna non era un gran fortuna, almeno per le donne più ambiziose, che inevitabilmente trovavano chiuse davanti a sé quelle porte che invece si spalancavano davanti ai membri dell’altro sesso. Ma Emmeline non poteva accettare questa situazione. Per tutta la vita dichiarò di essere nata il giorno prima del suo compleanno ufficiale, ossia il 14 luglio, la data della presa della Bastiglia a cui parteciparono molto attivamente anche le donne della Rivoluzione francese.

La sua fu una vita intera dedicata a difendere i diritti delle donne.

Insieme al marito, per il suffragio femminile

Non per nulla sposò Richard Pankhurst, un avvocato in vista a sua volta impegnato nella battaglia per l’uguaglianza politica delle donne. Fecero insieme cinque figli, ma riuscirono ugualmente a trasformare la loro casa, decorata con gusto ricercato, in un punto di ritrovo per attivisti.

Proprio a casa Pankhurst nasce nel 1889 la “Women’s Franchise League” (WFL) con l’intento di combattere per il suffragio delle donne, non solo quelle nubili ma anche quelle sposate (non era ovvio per l’epoca), e per l’uguaglianza dei diritti tra i due sessi in caso di separazione ed eredità.

La nascita della WSPU

Dopo essersi avvicinata al movimento dei laburisti inglesi – non esente da una certa diffidenza verso l’idea del ruolo politico delle donne – e dopo la morte del marito, Emmeline decise di fare da sé. Così nel 1903 fu tra le fondatrici della Women’s Social and Political Union (WSPU). L’Unione sociale e politica femminile era un’organizzazione per sole donne, con un obiettivo preciso: la lotta per il diritto al voto.

Una lotta che assunse i caratteri della non violenza, basata su azioni dimostrative, manifestazioni, raccolte di firme, petizioni e anche su una rivista a stampa dal titolo “Votes for Women” per propagandare le idee del movimento. Non solo: in corrispondenza con le sessioni ufficiali del parlamento inglese, il movimento convocava dei ‘parlamenti femminili’ in aperta polemica con la classe politica maschile.

La lotta si fa dura

Dovette intervenire la polizia quando il movimento organizzò una protesta sotto l’edificio del Parlamento, a seguito della mancata approvazione di un disegno di legge per il suffragio femminile. E la lotta si fece sempre più dura. La figlia di Emmeline, Christabel Pankhurst, durante una riunione del Partito Liberale sputò contro un poliziotto e venne arrestata. In seguito altre due figlie vennero incarcerate durante una protesta fuori dal Parlamento. La stessa Emmeline venne arrestata nel 1908 dopo aver cercato di fare irruzione nel Parlamento per presentare una risoluzione di protesta, subendo una condanna a sei settimane di carcere.

Emmeline in carcere

Proprio questi episodi, però, fecero maturare in lei una nuova idea sulla strategia mediatica da adottare. Gli arresti potevano infatti essere un’occasione per pubblicizzare la propria battaglia. Così nel giugno 1909 Emmeline colpì un poliziotto due volte in volto, per essere nuovamente arrestata. Sperimentò il carcere ben sette volte prima che il voto alle donne venisse definitivamente approvato.

Un’altra strategia del movimento fu lo sciopero della fame, che molte attiviste mettevano in atto durante la loro reclusione. Emmeline si fece promotrice di queste tattiche ‘radicali’, conquistandosi così la fama di ‘estremista’ rispetto ad altri movimenti femminili più moderati.

Fiere di essere ‘suffragette’

Nel 1906 il giornalista Charles Hands per la prima volta impiegò il termine “suffragette” per riferirsi alle donne militanti. Prima infatti erano chiamate con il più neutro “suffragiste”. Emmeline e le sue alleate accolsero questo termine come proprio: decisero di definirsi ‘suffragette’ proprio per differenziarsi dai gruppi più moderati.

Una protesta delle suffragette

Le proteste del movimento divennero in qualche caso violente: durante le manifestazione le suffragette giunsero a rompere i vetri di finestre e persino ad appiccare incendi dolosi.

La fine della battaglia

Lo scoppio della prima guerra mondiale segnò un’interruzione degli scontri. Emmeline e le altre erano convinte che la minaccia tedesca fosse un pericolo per tutta l’Inghilterra. E che tutti i cittadini dovessero unirsi nel sostegno al governo inglese. Le suffragette interruppero le proteste e in cambio il governo inglese liberò tutte le detenute per reati politici.

Nel 1918, finalmente, il sogno di Emmeline si realizzò: il Parlamento inglese concesse finalmente il voto alle donne, anche se con diverse restrizioni, prima fra tutte l’età superiore a 30 anni.