Donne, che Storia! Josephine Butler

di Virginia Villa

È un dato di fatto che persino a numerose persone morali e religiose si è permesso di accettare e condonare nell’uomo ciò che è ferocemente condannato nella donna.

E’ questa una delle frasi più famose di Josephine Elisabeth Butler, attivista, femminista, ma soprattutto, grande riformatrice sociale britannica. Fu grande sostenitrice della campagna per il suffragio femminile, per il diritto ad un’educazione migliore per le donne e per l’abolizione della prostituzione minorile, un cancro – come lo definì lei – per la dignità e l’emancipazione femminile.

Le basi della sua formazione

Se è vero che le origini non determinano il carattere e il futuro di una persona, è pur vero che per Josephine la passione politica, e in parte religiosa, della sua famiglia hanno giocato un ruolo fondamentale nella sua formazione. Josephine nasce il 13 aprile 1828 a Milfield, Northumberland, da Hannah e John Grey. Il padre lascia presto il suo incarico di agente immobiliare ed esperto di agricoltura per trasferirsi, con tutta la famiglia, a Nilston, vicino a Corbridge, per ricoprire l’incarico di direttore del Greenwich Hospital Estates. In questo luogo ebbe modo di prendere parte alla vita politica del paese; divenne collaboratore del cugino Lord Grey, leader del Partito Liberale e primo ministro britannico riformista. Del parente sostenne fin da subito il programma volto all’emancipazione dei cattolici, all’abolizione della schiavitù, all’abrogazione delle Corn Laws e alla riforma della Poor Laws.

Per Josephine non poteva esserci terreno migliore nel quale far germogliare il suo spirito riformatore e progressista perché è proprio in questo contesto che inizia a formulare una profonda coscienza sociale.

Il matrimonio

Galeotto fu il ballo nella Contea di Durham e chi vi partecipò. Proprio qui, infatti, Josephine incontra George Butler, docente universitario che con lei condivide gli ideali politici. Dopo un anno di fidanzamento, i due si sposarono dando alla luce due figli maschi e una femmina.

Josephine si rende conto presto del clima misogino che aleggia nella comunità di Oxford: spesso era l’unica donna presente agli eventi sociali ed era costretta ad ascoltare discorsi ” sull’accettazione di standard diversi per gli uomini e le donne all’interno dell’università” e di come “il lasciarsi andare alla tentazione era di gran lunga peggiore per una donna più che per un uomo”.

Lei e suo marito George individuarono l’origine del disprezzo nei confronti delle donne nella pratica di prostituzione molto diffusa, anche se considerata illegale. Entrambi decisero di impegnarsi attivamente per aiutare le donne costrette a prostituirsi ad avere una vita migliore.

La battaglia per riforme eque 

Josephine ebbe sempre dalla sua parte la fortuna di incontrare persone disposte a battersi per gli ideali da lei condivisi e, grazie a questi legami di amore e amicizia, diede vita alle sue battaglie per delle riforme più eque. Orientò il suo impegno su quattro priorità fondamentali: suffragio femminile, accesso alle donne agli esami universitari, riforma dello status di moglie e abolizione della prostituzione e della schiavitù sessuale.

Diritto di voto e accesso agli esami universitari

Le battaglie per il diritto di voto e quello per un’educazione migliore per le donne furono portati avanti nello stesso periodo da Josephine perché, a detta dell’attivista, l’uno non poteva escludere l’altro, ma bensì era una conseguenza naturale dell’approvazione del primo. Nel 1866 Josephine firmò una vera e propria petizione per modificare le Reform Bills e includere le donne nel diritto di voto, sostenuta anche dal filosofo e membro del Parlamento John Stuart Mill. Purtroppo la petizione non venne accolta e la riforma elettorale che escludeva le donne divenne legge. Questo però non fermò Josephine e poco dopo pubblicò “The Education and Employment of Women” in cui si batté per l’accesso a un’istruzione superiore e una serie più ampia di professioni per le donne. Nel maggio del 1968 arrivò a presentare al senato accademico dell’Università di Cambridge una petizione per far accedere anche le donne agli esami e grazie al suo impegno, l’anno seguente, venne introdotta la Cambridge Higher Examination for Women.

La riforma sul matrimonio

La vittoria conseguita per l’accesso delle donne agli esami universitari la convinse di trovarsi sulla strada giusta e nello stesso anno, insieme all’amica suffragista Elizabeth Wolstenholme, fondò la Married Women’s Property Committee.  Lo scopo era di fare pressioni sul Parlamento al fine di modificare la legge in materia di matrimonio che, a quel tempo, era basata sulla dottrina legale della Couverture, secondo la quale la persona giuridica di una donna veniva sospesa al momento del matrimonio e ad essa non veniva più riconosciuto alcun diritto personale. Dopo quattordici anni di battaglie, la campagna ebbe successo e si concluse con l’approvazione del Married Women’s Property Act nel 1882.

L’abolizione della prostituzione e della schiavitù sessuale

Una delle ultime battaglie intraprese da Josephine Butler riguardò la lotta per l’abolizione della prostituzione. Il suo impegno la portò a conoscere uno degli aspetti più drammatici legati alla prostituzione, quello delle Contagious Diseases Acts, una serie di disposizioni volte ad arginare la trasmissione di malattie veneree, uno strumento tutto sommato utile, ma terribile nella pratica.  Le donne, anche solo sospettate di essere prostitute, venivano costrette a sottoporsi ad un controllo medico forzato – che la Butler definì come “stupro d’acciaio” –  e la maggior parte di loro veniva rinchiusa in istituti o mandata a svolgere lavori forzati. Questo aspetto sconvolse Josephine tanto da convincerla ad organizzare una campagna per l’abrogazione delle Contagious Diseases Acts. Furono diversi i tentativi fatti da Josephine per sconfiggere le leggi in materia di prostituzione e prevenzione delle malattie veneree, ma il clima politico del tempo non diede spazio alla discussione e la proposta di Josephine venne sempre puntualmente respinta, fino al 1880.

Nel 1880 il liberale William Ewart sconfisse alle elezioni Benjamin Disraeli e al nuovo governo prese parte un’alta percentuale di parlamentari che volevano abrogare le Leggi, compreso il marito di Josephine, George Butler, nominato da Ewart canonico della Cattedrale di Winchester.

La pressione politica dei parlamentari liberali fu talmente forte che nel febbraio del 1883 venne presentata una risoluzione nella quale veniva chiesta la cessazione della pratica di “ispezione forzata delle donne come stabilita dalle Leggi sulle Malattie Contagiose”. Tre anni dopo le Leggi vennero abrogate.

L’eredità di Josephine Butler

Morì il 30 dicembre del 1906 Josephine Butler e fu sepolta nel vicino villaggio di Kirknewton. L’anno successivo, nel 1907, il nome di Josephine Butler venne aggiunto al Memoriale dei Riformatori nel Kensal Green Cemetery di Londra, eretto per “quelli che hanno sfidato e si sono opposti alle tradizioni per il bene e la coscienza pubbliche” e il suo necrologista ricordò Josephine Butler sulle pagine del The Daily News con parole che tutti noi possiamo condividere:

​​”Il nome di Josephine comparirà sempre tra i più nobili riformisti sociali, il frutto del cui lavoro è il più grande patrimonio che abbiamo. Lei ha lottato con enorme coraggio e sacrificio in un campo di battaglia in cui è stata sottoposta all’antagonismo più feroce. Non ha mai vacillato nel suo lavoro ed è grazie a lei che il libro degli statuti inglesi riporta l’abrogazione di una delle peggiori macchie che l’abbiano mai deturpato. La sua vittoria segna uno dei più grandi passi per l’uguaglianza di trattamento delle donne, che è la prova finale della civiltà di una nazione”.