Donne, che storia! Violeta Parra

di Enzo Biffi

Violeta Parra nasce povera nel 1917 in una famiglia numerosa e coi fratelli inizia a suonare per le strade cilene per poter mangiare.

Come spesso sanno essere le donne è stata molte cose: canzoni, passioni, quadri e poesia che hanno riempito di grazia la sua vita e quella dei suoi contemporanei.

Gracias a la vida, forse il suo brano più noto, è parte di quel misterioso processo che qualche volta fa di una sola canzone un mito, un simbolo, una sintesi perfetta di una intera visione del mondo. Preghiera laica, filosofia, poesia, qualche volta le canzoni sanno essere tutto questo e grazie alla magia della musica ancora di più.

Gracias a la vida sposta l’orizzonte dei 4 minuti di canzone verso un tempo infinito, di gratitudine e mistero.

Nel 1974 Joan Baez titola così un suo album registrato allo scopo di denunciare gli orrori della dittatura del generale Augusto Pinochet in Cile e ne fa una versione magistrale. In Italia sempre in quell’anno Gabriella Ferri la pubblica tradotta e cantata con una intensità degna della sua interprete.

Colonne sonore di film e molti altri cantanti nel mondo, inspirati dal fervore del testo e dal carisma della sua autrice, ancora oggi ne diffondono la potente suggestione.

Violeta del Carmen Parra Sandoval ha raccontato il Cile del Novecento con le sue terribili contraddizioni, ha denunciato con le sole armi delle musica e delle cultura popolare le ingiustizie sociali del suo tempo, con un carico di immedesimazione e sensibilità tali da lasciarle cicatrici profonde e misteriose impresse nell’anima.

Si toglie la vita a 49 anni dopo centinaia di canzoni, due matrimoni, quattro figli e un grande amore.

Gracias a la vida resta la sua firma nel cielo dell’arte, il suo inno e la sua orazione.

A noi resta la sorpresa dell’apparente contraddizione del tragico epilogo della sua autrice, contrapposto al senso del testo ma, forse fra le righe, sta nascosta la ricerca della verità. 

Forse la verità svelata di Violeta era forte come la roccia, le pesava dentro quanto una montagna ed è franata in un istante… Forse, come a molte donne, come a molti di noi.

“Grazie alla vita che mi ha dato tanto

mi ha dato due stelle che quando le apro

perfetti distinguo il nero dal bianco

e nell’alto cielo il suo sfondo stellato

e tra le moltitudini l’uomo che amo.

Grazie alla vita che mi ha dato tanto

mi ha dato l’ascolto che in tutta la sua apertura

cattura notte e giorno grilli e canarini

martelli turbine latrati burrasche

e la voce tanto tenera di chi sto amando.