Donne, che storia! Elena Paba e la RAI plastic free

di Francesca Radaelli

 Liberare la RAI dalla plastica. Una missione impossibile?

La RAI, ossia un colosso in cui lavorano oltre 10 mila persone, con sedi e uffici in tutta Italia. Uffici pieni di bicchierini di plastica per la pausa caffè, sedi in cui a volte non ci sono nemmeno i contenitori per differenziare i rifiuti, mense aziendali in cui imperversano piatti usa e getta di plastica.

La rivoluzione possibile inizia con una giornalista, Elena Paba, inviata del Giornale Radio di Rai Radio 1. Fa parte della redazione Scienza e Società, si è occupata di temi come la violenza sulle donne e la Shoah, ha realizzato reportage sul tema dell’ambiente e ha seguito la conferenza mondiale sul clima. È da lei che parte la scintilla.

È lei che un giorno dice basta. Accende il computer e invia un’email a tutti i contatti della sua redazione, circa 200 persone. Scrive che tanta plastica in azienda non è accettabile. Non più.

Siamo nel 2019. I ragazzi di tutto il mondo manifestano per il clima. Greta Thunberg si rivolge direttamente ai potenti del mondo. Anche i canali RAI, Radio e Tv rilanciano le sue parole. Viene data anche la notizia di una direttiva del Parlamento europeo contro la plastica monouso. Eppure quella stessa plastica continua a soffocare le redazioni RAI.

“Non mi aspettavo una risposta a quella email”, racconta Elena Paba al Dialogo di Monza. “E invece le risposte ci sono state, tante ed entusiaste. Si è creato un movimento di persone che è cresciuto sempre più, coinvolgendo tutti i colleghi, giornalisti, tecnici, segretari. Fino a che si è arrivati a costituire un comitato per portare questa battaglia anche fuori dalla nostra redazione, coinvolgendo le redazioni RAI di tutta Italia. Personalmente ho fatto tantissime telefonate, inviato email ai colleghi delle sedi di tutto il territorio nazionale. E da ogni parte abbiamo avuto adesioni convinte ed entusiaste. Una grande onda ha iniziato ad avanzare dall’interno dell’azienda, dal basso, dai lavoratori”. E ha finito per travolgere, letteralmente, i vertici aziendali

A qualcuno viene l’idea del ‘ mailbombing ’. Ogni lunedì centinaia di giornalisti di tutta Italia iniziano a inviare la stessa email agli account dei vertici RAI: un vero e proprio bombardamento. Il testo comincia così: “Non c’è più tempo da perdere, l‘era della plastica è terminata, dobbiamo passare a materiali alternativi e dobbiamo iniziare subito. Eliminiamo dalle macchinette automatiche tutto ciò che è avvolto da plastica…”.

E alla fine le rappresentanti del comitato vengono convocate dal direttore generale Alberto Matassino, alla presenza dei massimi vertici RAI. L’azienda accetta di ascoltare le richieste dei suoi dipendenti, di intraprendere un percorso verso l’eliminazione della plastica.

“In quel momento la palla è passata alla direzione aziendale”, ricorda Elena Paba. “E’ stato fatto un accordo con il WWF, firmato un protocollo alla presenza del ministro dell’Ambiente Sergio Costa, avviato il progetto “RAi Plastic Free”. Ma la cosa bella è che tutto è iniziato dal basso, dalla forte sensibilità ambientalista dei lavoratori RAI. È stata una mobilitazione corale, spontanea, partita da quella mia email, ma portata avanti poi tutti insieme. Ho intercettato un sentire comune che c’era già. Per questo la mobilitazione è stata così massiccia”. Un po’ come ha fatto su grande scala la stessa Greta Thunberg. “Da una persona, da un’idea, può iniziare un grande cambiamento. E abbiamo dimostrato quanto si possa incidere quando ci si unisce per qualcosa in cui si crede”.

Il primo risultato raggiunto, per ora, è stata la distribuzione delle borracce ai dipendenti RAI, in sostituzione delle bottiglie di plastica. Ma la strada da fare è ancora molta. “In questi anni di pandemia le priorità sono diventate altre, anche se lo stesso tema ambientale è strettamente collegato alle ondate pandemiche che ci hanno colpito”, riflette Elena Paba. “Ora però sono passati tre anni e la plastica in RAI c’è ancora. E’ tutti i giorni sotto i nostri occhi. C’è bisogno che l’azienda riprenda la strada per diventare davvero Plastic Free!”