Elezioni del 12 giugno: il commento di Luigi Losa

di Luigi Losa

Un ulteriore e consistente calo dei votati, una discesa continua, di elezione in elezione che ha ormai varcato la soglia simbolica ed insieme emblematica del 50% ovvero la percentuale che con un voto in aggiunta solitamente indica una maggioranza in qualsiasi contesto ci si trovi.

Monza e Brianza non sfuggono ad un trend nazionale, che a sua volta non è dissimile da quello di altri e molti Paesi europei, ponendo non pochi e inquietanti interrogativi sulla tenuta dei sistemi democratici e persino sulla natura stessa della democrazia. Oltretutto in un momento in cui le autarchie appaiono decise a sovvertire l’ordine mondiale, indicando proprio nella democrazia una delle cause e insieme delle conseguenze della decadenza dell’Occidente.

E’ questo il primo dato della tornata elettorale che domenica 12 giugno, al netto della disastrosa consultazione sui cinque referendum in materia di giustizia che coinvolgeva l’intero territorio nazionale, ha visto chiamati alle urne i cittadini di otto Comuni del territorio, a partire dal capoluogo Monza, per eleggere il loro sindaco ed il relativo consiglio comunale. In totale oltre 200mila elettori di Carnate, Cesano M., Lentate sul Seveso, Lesmo, Lissone, Meda, Monza e Sulbiate.

Calano sensibilmente gli elettori che si recano alla urne

A votare in questi Comuni si è recato però meno di un cittadino su due con una percentuale che si è aggirata tra il 44 e il 47% con eccezione di Carnate che ha superato il 52% e Sulbiate sopra il 54%. Nella precedente consultazione in tutti i Comuni, eccetto Lesmo, si era registrato oltre il 50% di votanti. Per meglio comprendere il dato basti pensare che a Monza erano 98.077 gli aventi diritto al voto ma nei 110 seggi se ne sono presentati solo 45.664.

La ragioni di questa crescente disaffezione al voto, particolarmente patologica nel caso delle elezioni amministrative poiché i cittadini, dal 1993, possono scegliere ed eleggere direttamente il sindaco, sono sicuramente molteplici ma appare evidente che, anche a fronte di ampie possibilità di scelta per numero e posizionamento dei candidati, a Monza erano addirittura nove, c’è una generale sfiducia più che nelle persone quanto nelle reali possibilità che le stesse, chiunque sia l’eletto, possano concretamente dare risposte a problemi e necessità anzitutto personali e allo stesso tempo collettive.

Sottolineo ancora come questo sia particolarmente grave rispetto all’istituzione Comune che per sua natura è, o dovrebbe essere e il condizionale è sempre più d’obbligo, l’ente più prossimo ai suoi cittadini. Il quale viene sempre più percepito, visto e addirittura concepito proprio come ‘istituzione’ ovvero una realtà statica, formale, complicata più che complessa, foriera principalmente di procedure, disposizioni, obblighi, divieti, etc., in una parola burocratizzata. E non invece nel senso e nell’origine più autentica del termine, ovvero il Comune, un’espressione di collettività che affronta e risolve insieme i problemi senza trascurare alcuno dei suoi componenti.

Un’immagine o visione forse utopica ma sulla quale forse si dovrebbe ricominciare o incominciare a riflettere, discutere, dialogare, confrontarsi generando una vera e propria cultura della cosa pubblica o dell’ancora più alto valore del bene comune.

Ci sono sicuramente altre ragioni che stanno all’origine di un ‘mal di voto’ crescente, continuo e dilagante, dalla capacità, preparazione, competenza, esperienza, conoscenza dei candidati alle dinamiche politico partitiche, di alleanze e schieramenti, di interessi personali e/o di gruppo, categoria etc., sino al tema del coinvolgimento e della partecipazione dei cittadini sia alla formazione che alla definizione delle scelte ed ancor prima della costruzione di un disegno, di un orizzonte di città o paese che dir si voglia, ovvero il presente ma soprattutto il futuro del proprio Comune e con quali persone e idee governarlo ed attuarlo.

Al momento il centrodestra strappa un altro Comune al centrosinistra colorando sempre più di azzurro la mappa della Brianza

Per tornare ai risultati del voto del 12 giugno, tre degli otto Comuni (Carnate, Lesmo e Sulbiate) appartenevano all’area del Vimercatese e in quanto con popolazione inferiore ai 15 mila abitanti hanno visto eletti i sindaci al primo turno.

A Sulbiate è stata riconfermata Carla Alfonsa Della Torre sindaco uscente con quasi il 54% dei voti rispetto all’unico sfidante Davide Brambilla; a Carnate ha invece prevalso un po’ a sorpresa Rosella Maggiolini espressione di una lista civica con quasi il 40% che ha sconfitto il candidato della maggioranza uscente di centrosinistra, l’assessore Egidio Passoni (il sindaco Daniele Nava aveva ricoperto l’incarico per due mandati), e quello di centrodestra Matteo Corti.

A Lesmo invece la maggioranza di centrosinistra guidata per due mandati da Roberto Antonioli, ha prevalso nuovamente con Francesco Montorio che ha raccolto poco più del 33% dei voti ma soprattutto ha sopravanzato di soli 47 voti il candidato della Lega e Forza Italia Marco Desiderati (quasi 32%) già sindaco per 10 anni, dal 2002 al 2012 e parlamentare del Carroccio.

Fatale per Desiderati la spaccatura nel centrodestra con la candidatura di Luca Zita (oltre il 19%) con Fratelli d’Italia, Udc ed altri. Ha contribuito a rendere incerto il verdetto finale anche la candidatura di Tino Ghezzi (più del 15%) con una lista civica.

Nella Brianza ovest erano tre i Comuni al Voto, Lentate sul Seveso, Meda e Cesano M., e per tutti c’era la possibilità di un ballottaggio in quanto con oltre 15mila abitanti. Ma a Lentate non c’è stata praticamente gare con Laura Cristina Paola Ferrari che si è riconfermata sindaco per il centrodestra con oltre il 67% dei voti e distanziando di quasi duemila voti lo sfidante del centrosinistra Marco Mondelli.

Stesso copione a Meda dove il sindaco uscente nonché presidente della Provincia, Luca Santambrogio si è imposto con il 68,50% dei consensi staccando nettamente gli altri tre candidati, Marcello Proserpio del centrosinistra (20 e rotti percento), Rina Del Pero candidata di due liste civiche (poco meno del 10%) e Antonio Villante di Italexit (meno del 2%).

Si va al ballottaggio invece a Cesano Maderno, a meno di sorprese per un riconteggio delle schede, dove il candidato Gianpiero Bocca, candidato del centrosinistra a succedere al sindaco uscente Maurilio Longhin dopo un solo mandato, ha sfiorato la vittoria al primo turno con il 49, 91% dei voti mancando di soli 14 voti su oltre 6600 il successo pieno. Se la vedrà con Luca Bosio arrivato al 40 e rotti percento candidato di Lega, Fratelli d’Italia, Udc ma non di Forza Italia che ha schierato Michele Santoro che ha sfiorato il 10%. Anche in questo caso la divisione nell’area di centrodestra è stata determinante anche se i risultati evidenziano un testa a testa tra i due schieramenti che si perpetua da decenni.

E arriviamo agli ultimi due Comuni della Brianza centrale, Lissone e Monza. Nella città del mobile per antonomasia si è registrato l’unico vero ribaltone in provincia (al momento) in quanto il centrosinistra che ha guidato Lissone negli ultimi dieci anni con Concettina Monguzzi è stato battuto da Laura Borella candidata dal centrodestra a guida leghista, come è nella tradizione di questo schieramento in questa località.

La Borella ha trionfato abbastanza a sorpresa al primo turno con un 50,36% di voti. Il candidato a succedere alla Monguzzi, l’assessore Antonio Erba è arrivato a poco meno del 40%; seguono Lino Fossati di Italexit con il 4,6%, Fabrizio Cortesi di Europa verde con il 3,5% e Pier Marco Fossati con il 2,4% unico o quasi candidato in Brianza di un Movimento 5 Stello in crollo verticale di consensi in tutto il Paese.

A Monza sarà ancora una volta ballottaggio tra il sindaco uscente Dario Allevi, alla guida del centrodestra che ha raccolto il 47,12%, e Paolo Pilotto candidato del centrosinistra con il 40,08.

Per quanto riguarda Monza sarà ancora una volta ballottaggio tra il sindaco uscente Dario Allevi, alla guida del centrodestra che ha raccolto il 47,12%, e Paolo Pilotto candidato del centrosinistra con il 40,08. Allevi confidava in una vittoria al primo turno anche per esorcizzare la ‘maledizione’ che accompagna tutti i sindaci del capoluogo dal 1997 (prima elezione diretta) ad oggi che per una ragione o per l’altra non riescono ad essere eletti per un secondo mandato.

Ma l’alta astensione e la presenza di nove candidati  in lizza hanno accentuato la frammentazione dei consensi anche se val la pena di osservare che al di là di Paolo Piffer presentatosi per la terza volta con la sua lista Civicamente Monza che ha raccolto il 5,78% dei voti, gli altri sei competitor sono rimasti tutti al di sotto del 2%, qualcuno anche dell’1%. Qualche domanda al riguardo dovrebbero anche porsela.

La sfida è dunque rimandata al 26 giugno, e sulla scelta di chiamare alle urne i cittadini praticamente in piena estate magari ci si dovrebbe pensare vista la ‘grande fuga’ dal voto. Comunque vadano le cose il sindaco sarà eletto in termini numerici assoluti da poco più di un monzese su quattro, a meno che gli elettori del capoluogo si precipitino ai seggi in massa, ma è assai poco probabile.

Riepilogando, al momento il centrodestra strappa un altro Comune al centrosinistra colorando sempre più di azzurro la mappa della Brianza, e si tratta di una ‘piazza’ assai importante: Lissone è infatti per numero di abitanti seconda solo a Monza oltre ad avere un valore particolarmente simbolico soprattutto per la Lega di cui è stata per anni una delle roccaforti.

Le liste e i partiti: si conferma anche in Brianza la crescita di Fratelli d’Italia, tiene  Forza Italia (qualcuno dà il merito alla promozione del Monza in serie A). Bene anche il Pd. Cala La Lega. Si conferma la circostanza che le liste civiche funzionano in centri piccoli e con candidati forti. 

Last but not least, ovvero da ultimo, ma per nulla secondario il risultato delle liste, ovvero di come sono andati i partiti, soprattutto per quel che riguarda i Comuni più grandi. Ovunque si conferma anche in Brianza una forte, in qualche caso fortissima crescita di Fratelli d’Italia, una grande tenuta e un recupero di posizioni di Forza Italia (qualcuno la attribuisce alla visibilità e popolarità di Berlusconi per e con la promozione del Monza in serie A), ed un calo vistoso, in particolare a Monza, della Lega.

Il che se da un lato certifica che la coalizione di centrodestra, laddove si presenta unita, è quasi sicuramente vincente, per altro verso e talune divisioni lo hanno plasticamente confermato, frizioni e attriti al suo interno sono destinati a crescere nell’immediato futuro, soprattutto a livello nazionale ma con evidenti ricadute e conseguenze sul piano locale. Per inciso in caso di vittoria di Allevi sarà interessante capire e vedere come sarà formata la sua giunta, con quali equilibri, e… in quanto tempo.

Sul versante opposto il Pd tiene e anche bene, come a Monza, e ancor più a Cesano dove soprattutto, e da sempre, aggrega. Il punto è però e proprio questo la capacità di aggregare e quindi capire il famoso ‘campo largo’ in quale direzione viaggia, verso quale perimetro, ma soprattutto in quale direzione e orizzonte, non ultimo di programmi e risposte a problemi sempre nuovi. Fatto salvo che proprio il Partito Democratico come soggetto politico appare spesso e volentieri come incompiuto, un progetto un po’ predestinato, come tanti calciatori o piloti, a rimanere tale.

E il centro, quello che nella storia politica della Brianza, fino agli anni 90’, è stato l’ombelico del mondo e il punto di equilibrio e di forza del territorio? Come l’araba fenice che vi sia ciascun lo dice dove stia nessun lo sa… Le liste civiche per parlarci chiaro funzionano in centri piccoli e con candidati forti. Liste e listarelle più o meno dichiarate o camuffate di centrismo spesso finiscono per essere ‘utili idioti’ o ‘servi sciocchi’ in cambio di qualche poltroncina o addirittura strapuntino della corriera guidata da altri, per dove poi?