Empatia per notizia

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di Enzo Biffi

“Comunque si pensi, da qualunque parte si decida di stare, qualunque siano le presunte ragioni diplomatiche, storiche o geopolitiche, l’unica notizia degna di rilievo di un conflitto a mio avviso è la sua fine o almeno quella di una tregua fra le parti. L’accanimento narrativo delle ragioni e delle responsabilità, il cinico elenco delle atrocità perpetuate se unite solo dall’ego di chi ha sempre bisogno di una bandiera da sposare, non servono ne sono mai servite a nessun cessate il fuoco, a nessun cambio di prospettiva. Servirebbe invece, nel racconto fra le parti, molta più empatia.”

Dalla mia abbastanza comoda posizione esistenziale, mi permettevo il lusso di coltivare questi pensieri qualche settimana fa in relazione alla questione Israelo-Palestinese, quando mi sono accorto di quanto questo pensiero possa essere esteso e fondamentale anche nel nostro quotidiano tentativo di raccontare la realtà.

A partire dalla narrazione che si fa di ogni conflitto o controversia, per chi ne scrive, perseguire uno sforzo di empatia, dovrebbe essere il propulsore principe, l’energia fondamentale. Questo garantirebbe poi anche a chi legge di riconoscerne il tentativo di equità nel giudizio.

A mio avviso questo approccio dovrebbe valere per qualunque conflitto poiché, se l’obbiettivo è l’avvicinamento più possibile alla verità, ergo alle ragioni, la pratica da perseguire non può essere altra che l’immedesimazione.

A ben vedere di fatto, è la solita lotta fra trave e pagliuzza. Il tutti contro tutti urlando ciascuno dal proprio recinto, normalmente zona franca ideologica, religiosa, culturale.

Non basta sapere le ragioni dell’altro. Per giudicarne i torti occorre “diventare l’altro” e quindi conoscerlo, perché troppo spesso il sapere non equivale al conoscere.

Scrivere per un giornale che si ripropone di raccontar buone notizie e di perseguire un giornalismo costruttivo, in questi tempi appare impresa assai eroica.

Ma a noi le imprese piacciono e soprattutto esercitare la nostra propensione all’ottimismo e all’utopia ci esalta.

Così, ci ostiniamo controvento a pensar bene, che a pensar male e a favor di vento, son già in troppi.