Eutanasia: niente referendum!

di Virginia Villa

La discussione sulla legalizzazione dell’eutanasia occupa da anni il dibattito tra i più importanti esponenti del mondo scientifico, politico e religioso. Vi sono diversi elementi che rendono la natura di questo dibattito problematica ma, trattandosi di un tema così delicato, è logico pensare che vi siano diversi punti di vista a riguardo. Siamo dell’opinione che sia importante ascoltare tutte le ragioni, dare modo a chiunque di esporre i propri dubbi e, di conseguenza, imbastire un confronto civile e costruttivo su temi che, in un modo o nell’altro, riguardano tutti noi.

Il referendum sull’eutanasia legale è inammissibile

Il 15 febbraio scorso la Corte Costituzionale, presieduta da Giuliano Amato, ha dichiarato “inammissibile il referendum sull’eutanasia legale”. La Consulta ha fatto sapere che “il quesito, che proponeva la depenalizzazione dell’omicidio del consenziente”, è stato bocciato perché, “a seguito dell’abrogazione, ancorché parziale, della norma, non sarebbe preservata la tutela minima costituzionalmente necessaria della vita umana, in generale, e con particolare riferimento alle persone deboli e vulnerabili”.

La questione che riguarda l’eutanasia tocca una serie di temi ed è bene analizzarli tutti da differenti punti prospettici al fine di avere chiara la cornice entro la quale si sta argomentando. In primo luogo, quando di parla di eutanasia si deve affrontare il tema giuridico della legittimità politica, ma anche etica, dell’autorità statale di legiferare in materia di fine vita di un individuo.

Siamo concordi nel pensare che argomenti di questo tipo, specialmente quello relativo al fine vita, siano legati a convinzioni religiose o laiche degli individui chiamati a discuterne; è importante ascoltare le argomentazioni dell’una e dell’altra parte, ma bisogna comunque tenere sempre a mente l’uomo, la sua dignità e il suo libero arbitrio.

Ed è proprio su questo che si contrappongono le due parti: la dignità umana e il limite, se è possibile parlare di limite, del libero arbitrio. Un problema sollevato da coloro che sono contrari alla legalizzazione dell’eutanasia riguarda il fatto che il numero e la tipologia dei casi coinvolti rischierebbero di aumentare in modo esponenziale intaccando l’etica sostenuta dai pro-eutanasia.

Detto con le parole del presidente della Corte Costituzionale Giuliano Amato, “nel caso in cui si legalizzasse l’eutanasia, si aprirebbe la strada all’immunità penale per chiunque uccida qualcun altro con il consenso di quel qualcun altro, sia questo malato oppure no, che soffra oppure no”.

Questa tesi è  discutibile, secondo i critici della sentenza, perché prendendo in esame il comma 3 dell’articolo 579 del Codice Penale si legge che “si applicano le disposizioni relative all’omicidio (art.575-577) se il fatto è commesso: contro una persona minore degli anni diciotto; contro una persona inferma di mente, o che si trova in condizioni di deficienza psichica, per un’altra infermità o per l’abuso di sostanze alcooliche o stupefacenti; contro una persona il cui consenso sia stato dal colpevole estorto con violenza, minaccia o suggestione, ovvero carpito con inganno”.

I critici delle motivazioni  del Presidente Amato, circa la “completa depenalizzazione dell’omicidio consenziente”,  affermano che la depenalizzazione non sussisterebbe in quanto la normativa vigente gode  degli articoli della legge 219/2017 – secondo cui il consenso del richiedente deve rispondere alle caratteristiche nell’ambito di un percorso di fine vita – e della sentenza della Corte costituzionale 242/2019 – che individua le circostanze per le quali si possa legittimamente chiedere la morte volontaria.

Eutanasia tra “pro” e “contro”

Sempre il relazione all’importanza di dare voce a tutti i protagonisti del dibattito sull’eutanasia, pensiamo sia interessante riportare due tesi in contrapposizione che sono esemplificative del problema alla base della legalizzazione dell’eutanasia. 

Contro

A sostegno della tesi contro l’eutanasia abbiamo scelto di condividere un estratto dell’articolo del dottor Dalton Luiz de Paula Ramos, intitolato “Eutanasia, Qualità della Vita e Salute”, pubblicato su “zenit.org”.

“Un primo aspetto è che ciò che distingue ogni creatura umana, la sua ‘qualità essenziale’, è il fatto di essere stata creata ad immagine e somiglianza del Creatore. La persona umana è costituita da un’unità di corpo e spirito e per questo motivo possiede una dignità superiore alle altre creature visibili, vive e non vive. Questa è la qualità e la dignità dell’essere umano, che esiste in ogni momento della vita, dal primo istante del suo concepimento fino alla morte naturale. E questa qualità e dignità si realizza pienamente nella dimensione della vita eterna. Come afferma il Papa, in conseguenza di ciò “l’uomo va dunque riconosciuto e rispettato in qualsiasi condizione di salute, di infermità o di disabilità”.

Un secondo aspetto importante per una corretta comprensione dell’espressione qualità di vita, derivante dal primo, è che a partire da questo riconoscimento del diritto alla vita e della dignità specifica di ogni persona la società deve promuovere, in collaborazione con la famiglia e con gli altri organismi intermediari, le condizioni concrete per sviluppare in maniera armoniosa la personalità di ogni uomo, in modo conforme alle sue capacità naturali. Per la promozione armoniosa di tutte le dimensioni della persona umana devono esistere condizioni sociali ed ambientali adeguate, offerte a tutti gli uomini, qualunque sia il Paese in cui vivono.

Questo implica, quando si parla di eutanasia, il dovere degli organi statali, responsabili del finanziamento e della promozione delle politiche di assistenza alla salute, di offrire le cure palliative, costituite dalle risorse tecniche (attrezzature e medicinali) ed umane (équipe sanitari e medici, infermieri, psicologi, assistenti sociali, ecc.) per l’assistenza ospedaliera e/o domiciliare che garantiscano le cure necessarie ad una persona malata ed assisterla in tutte le dimensioni della salute. La vita umana ha significato e dignità qualunque siano le condizioni in cui si trova la persona, che, pur se malata e debilitata, ha un ruolo da svolgere finché non le resta un soffio di vita”.

Pro

Quando si parla di eutanasia bisogna considerare sempre il lato umano coinvolto nella vicenda. La dignità deve essere posta al centro di ogni discorso, così come la libertà di ogni essere umano, che deve potersi autodeterminare attraverso decisioni e scelte proprie, anche su argomenti delicati come la vita e la morte.

In contrapposizione al pensiero del dottor Dalton Luiz de Paula Ramos, appare utile riportare il parere del Comitato etico della Fondazione Umberto Veronesi (espresso in un articolo su ilsole24ore.com, dal titolo “La libertà di morire con dignità”), che sottolinea che i fondamenti della liceità etica del ricorso all’eutanasia e della sua legittimità risiedono:

 a) nel rispetto dell’autonomia personale del paziente, per la quale egli può prendere decisioni circa la propria vita che siano indipendenti e libere da interferenze esterne; 

b) nel fatto che è il paziente stesso che assume la decisione di ricorrere all’eutanasia colui che sopporta la larghissima parte delle conseguenze della propria scelta; 

c) nel convincimento che non sarebbe onesto né giusto esigere da un paziente gravemente sofferente comportamenti supererogatori; 

d) nella considerazione che non può esistere una indisponibilità assoluta della vita; 

e) nel riconoscimento che il progresso tecnologico della biomedicina allunga artificialmente le fasi terminali e agoniche, oltre limiti inimmaginabili solo qualche anno fa, col che consegnando a sofferenze intollerabili e crudeli pazienti che prima degli attuali avanzamenti della medicina tecnologica non sarebbero rimasti in vita così a lungo.

Marco Cappato da anni si batte per la legalizzazione dell’eutanasia 

Il commento di Marco Cappato e dell’Associazione Luca Coscioni

A seguito della bocciatura del referendum Eutanasia Legale, il primo commento è arrivato da Marco Cappato che, per l’Associazione Luca Coscioni, da mesi si batte per la raccolta delle firme e la sensibilizzazione sul tema: “Questa per noi è una brutta notizia. Credo che sia una brutta notizia soprattutto per coloro che subiscono e dovranno subire ancora più a lungo sofferenze insopportabili contro la loro volontà”.

L’Associazione Luca Coscioni ha annunciato che “il cammino verso la legalizzazione dell’eutanasia non si ferma. Certamente, la cancellazione dello strumento referendario da parte della Corte costituzionale renderà il cammino più lungo e tortuoso, e per molte persone ciò significherà un carico aggiuntivo di sofferenza e violenza. Ma la strada è segnata”.

A farne le spese è la democrazia diretta

Se è pur vero che il Presidente Amato ha invitato il Parlamento a prendere in seria considerazione il tema “fine vita”, è altrettanto vero che negando l’ammissibilità del  referendum si è ridotta la possibilità dei cittadini di esprimere direttamente il loro parere sul tema eutanasia.

La nostra Costituzione sancisce all’art.1 che “l’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”. Lo strumento attraverso il quale il popolo esercita la sua volontà diretta è il referendum abrogativo (art.75 della Costituzione) il quale stabilisce che 500.000 cittadini o 5 Consigli regionali, possono proporre all’intero corpo elettorale “l’abrogazione, totale o parziale, di una legge o di un atto avente valore di legge“.

Insieme a queste considerazioni e in aggiunta alle diverse voci che abbiamo riportato, vogliamo concludere condividendo un articolo firmato dal giornalista Luigi Picheca e pubblicato dalla rivista Scriveresistere, (edizione N.8 – agosto 2021) il primo magazine al mondo scritto con gli occhi e firmato da persone con la SLA. Eccolo.

LA LIBERTÀ È UN SOGNO

“Sono felice di essere vivo e di aver scelto di vivere.”

di Luigi Picheca

Cos’è la libertà, se non un concetto personale e una utopia irrealizzabile? Ognuno di noi la pensa come vuole, ma poi si accorge che la società in cui viviamo pone dei vincoli che limitano la nostra libertà individuale e le leggi regolano i nostri diritti e doveri.

Inoltre la tecnologia ci ha fornito sì dei mezzi di comunicazione personali che fanno comodo, ma nello stesso tempo ci rendono prigionieri del sistema informatico globale. Dov’è finita la nostra libertà, è solo una illusione?

Nel mio caso di persona affetta da SLA cerco di superare i limiti imposti dalla mia infermità accendendo la fantasia e dedicando molto del mio tempo alla lettura e alla scrittura.

Per fortuna io mi trovo ad abitare in una struttura – gestita dalla Cooperativa Sociale La Meridiana che ha come obiettivo la cura della persona a 360° e privilegia i contatti umani. Questo mi ha permesso di conoscere persone meravigliose che hanno stimolato i miei talenti nascosti.

Inoltre mi hanno fornito un mezzo tecnologico, grazie alla Fondazione Falck, che mi ha consentito di esprimere i miei pensieri in forma scritta e di pubblicare i miei articoli su “Il Dialogo di Monza” e poi sulla rivista mensile “Scriveresistere”,  che è diventata il nostro collegamento con il mondo esterno.

Naturalmente questa bella iniziativa ha suscitato l’interesse di molti e anche la stampa si è interessata a questo progetto, come esempio di cose buone da diffondere.

Noi della redazione abbiamo preso sul serio il nostro impegno e lo scrivere ci riempie di entusiasmo e di orgoglio, perché lasciamo una traccia di noi stessi con la speranza che possa essere di stimolo a chi si trova in circostanze analoghe e pensa di aver perso ogni speranza e i sogni della propria vita.

Ma è proprio nei sogni che si trova la nostra Libertà, perché nei sogni riponiamo le nostre autentiche ambizioni, le nostre fantasie, realizziamo i nostri desideri e sconfiggiamo le nostre paure. Da quando mia moglie mi ha regalato un bel “cattura sogni indiano” faccio sempre dei bei sogni ed è lì che mi libero dal mio pesante scafandro in cui mi ha costretto la SLA e divento leggero e agile come una farfalla. Cammino con gli amici, corro, faccio sport, mi diverto e parlo, quanto parlo!

E quando mi sveglio sono felice di essere vivo e di aver scelto di vivere in quel fatidico momento quando mi hanno fatto la domanda: “vuole fare l’intervento di tracheotomia?”. E io chiusi gli occhi per dire “SÌ”.

La vita è meravigliosa e sono felice di provare le emozioni e i sentimenti che ogni giorno ci offre.