Finanza etica, forse non più un ossimoro

di Daniela Annaro

E’ l’8 dicembre 2016.  I più importanti quotidiani del Paese- dal Corriere della Sera  a Il Messaggero  –  titolano sul Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che dice no ad elezioni subito.  E nelle pagine successive si succedono titoli sui grandi fatti del mondo: notizie di politica, di esteri e  di cronaca bianca e nera.   Sono in pochi – solo gli addetti ai lavori – ad  accorgersi che tra le pieghe della Legge di Bilancio c’è un emendamento, approvato all’unanimità, che prevede sgravi fiscali alle banche  che investiranno sul no profit, sulle cooperative, su quella parte del mondo economico che non guarda  al mero profitto, ma cerca di intervenire sul welfare là dove questo non esiste o è in gravi difficoltà. 

 Un articolo che modifica il Testo Unico Bancario introducendo la definizione dei requisiti che una banca deve avere per essere definita “etica”.

Questo in automatico non significa che gli istituti di credito italiani finanzieranno come se non ci fosse un domani  progetti  etici, ma di certo i vertici delle nostre banche valuteranno la possibilità di  sostenere  il  settore  e questo garantirà loro un vantaggio fiscale notevole.

Fino ad ora, le banche  pagavano  il 24 per cento  di imposte sui crediti.Mentre con questa nuova normativa  potranno detassare gli utili impiegati in no profit, Ong, volontariato, a patto però che vengano reinvestiti nel capitale sociale.

“E’ una vittoria, ma anche una  novità in Europa e nello scenario internazionale dove  i legislatori  – sostiene Ugo Biggieri, presidente di Banca Etica – si stanno spendendo per definire un  migliore assetto di regole del mondo finanziario e bancario”. Nel mondo esistono solo 27 istituti di credito a orientamento etico. Secondo il rapporto Global  Alliance for Banking on Valus (Gabv), le banche etiche registrano migliori risultati di quelle “too big to fail” ( troppo grosse per fallire).

Per il primo firmatario dell’emendamento, Giulio Marcon di Sinistra Italiana, l’approvazione di questa  legge rappresenta un fatto storico. “La finanza etica sostiene un’idea diversa di finanza al servizio delle persone e della società. ” Una alternativa alla finanza speculativa

Una speranza per coloro che lavorano e vivono  all’interno di questo comparto economico.

Ecco  altri punti qualificanti della nuova legge:

1. Sono operatori bancari di finanza etica e sostenibile le banche che conformano la propria attività ai seguenti princìpi:

a) valutano i finanziamenti erogati a persone giuridiche secondo standard di rating etico internazionalmente riconosciuti, con particolare attenzione all’impatto sociale e ambientale;
b) danno evidenza pubblica, almeno annualmente, anche via web, dei finanziamenti erogati di cui alla lettera a), tenuto conto delle vigenti normative a tutela della riservatezza dei dati personali;
 c) dedicano almeno il 20 per cento del proprio portafoglio di crediti a organizzazioni senza scopo di lucro o a imprese sociali con personalità giuridica, come definite dalla normativa vigente;
d) non distribuiscono profitti e li reinvestono nella propria attività;
adottano un sistema di governance e un modello organizzativo a forte orientamento democratico e partecipativo, caratterizzato da un azionariato diffuso;
adottano politiche retributive tese a contenere al massimo la differenza tra la remunerazione maggiore e quella media della banca, il cui rapporto comunque non può superare il valore di 5.

Ora tocca al Ministro dell’ Economia pensare a un regolamento di attuazione. E, speriamo, che lo faccia in fretta.

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