Fuori fase: cambiare passo

  •  
  •  
  •  

di Marco Riboldi

Sinist! Dest! Passo!

Neanche fossimo tornati tutti quanti al servizio militare.

È da un mese circa che sentiamo parlare di  “cambio di passo”.

Siamo tutti in attesa di questo fenomeno ginnico-politico, che ci viene presentato come la gran novità.

Ma in realtà, le possibilità che si squadernano a fronte delle nostre attese sono molteplici e varie.

C’è il “passo indietro“: qualcuno si toglie dalla prima fila e lascia spazio ad altri. È un evento quasi miracoloso nella politica italiana (e non solo italiana): in genere tutti sono generosamente pronti a sacrificarsi, stando ben saldi in prima fila.

Ovviamente per il bene del Paese.

Il “passo di lato” ne è l’astuta controfigura: mi metto momentaneamente in po’ defilato, pronto a balzar nuovamente fuori appena possibile (il che spesso vuol dire “appena i cittadini si son dimenticati di quel che ho combinato”).

Il “passo d’uomo” è lì a indicare un ritmo calmo e tranquillo: ci si impieghi il tempo necessario, mai affrettarsi. “Quieta non movere, mota quietare”  Va da sé che è il passo naturale, direi ontologico, connaturato all’essere profondo della nostra burocrazia.

Poi il celebre “passo a due“, rinomata arte da qualche anno involgarita nel romanesco “inciucio”, che vorrebbe significare “sto con te mentre penso come meglio farti fuori”.

Decine di folgoranti amori politici sbocciati a Roma e in periferia e presto sfioriti testimoniano la fragilità di questo passo.

Che dire poi del “passo spinta“?

Inventato anni fa da un sublime sciatore che utilizzandolo danzava tra i paletti dello slalom, è stato male interpretato e adesso è inteso come il colpetto sapiente dato alla pratica per farla avanzare di ufficio in ufficio o la delicata, ma decisiva pressione esercitata per fare avere un posto, una carica, una pensioncina d’invalidità.

Ci sarebbe anche il “passo dell’oca” (quello che Mussolini ribattezzò “passo romano“): ma neanche i più accaniti nostalgici pensano di ripristinarlo, anche se vedere marciare così certi politici di oggi, con statura mediocre e girovita generoso, potrebbe tutto sommato essere divertente e costituirebbe un notevole contributo antimilitarista.

Insomma, cambiare passo non è sempre così rassicurante.

Il problema poi è che tra un cambio di passo e l’altro si rischia di non riuscire né a far passi, né a cambiare.