Fuori fase: cene e “coprifuoco”

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di Marco Riboldi

Grazie a fonti riservate, possiamo fare un po’ di luce su una vicenda che ha impegnato molto il governo: la decisione sul cosiddetto “coprifuoco” .

In effetti, i politici non avevano valutato adeguatamente l’impatto della decisione sulla ristorazione e sulla opinione pubblica in crisi di astinenza da cappuccino mattutino e spaghettata serale.

Ad accendere gli animi, le considerazioni di pensosi articolisti che hanno fatto notare come il cenare a sera inoltrata sia parte essenziale dell’ “italian way of life” ( così “italian” da dover essere scritto in inglese). 

Inoltre queste cene serali sono, a detta loro, motivo di molto turismo straniero (pensavate, vero,  che venissero in Italia per Colosseo, torre di Pisa, Venezia? Ma dai! sono i bucatini all’amatriciana che attirano).

Certo, nella variegata coalizione di governo qualche problema di identità si è posto: Salvini in fondo è leader di un partito simbolo di regioni dove cenare oltre le 19.30 è considerata una bizzarria meridionale (anzi “della bassitalia”) indotta dal fatto che ” loro non si alzano mica presto per lavorare, il giorno dopo”. Però, il fiero Capitano non poteva lasciare il monopolio della protesta ai come sempre pacati e sobri interventi della on. Meloni. 

E il Comitato Tecnico Scientifico? Beh, questi sono tecno – scienziati, mica politicanti, quindi hanno provveduto da par loro.

Sette sotto-commissioni hanno cronometrato i tempi di preparazione – somministrazione  – consumo dei piatti più amati e ne hanno ricavato una formula (un algoritmo! da un po’ non se ne parla) tipo “il quadrato del peso delle lasagne diviso l’area della cotoletta, moltiplicato per la costante K=1” (in una formula, una costante K fa sempre buona figura) e hanno indicato la chiusura alle 22.07 e 42 secondi.

Qui è intervenuto un burocrate, cui sembrava che la indicazione fosse troppo semplice, persino comprensibile a prima vista. Intollerabile!

Così ha aggiunto che andava calcolato il differenziale tra l’ora del tramonto del sole nella località dove ci si trova rispetto all’orario del tramonto a Roma.

Alla fine si è deciso per le 22.00, cosa che come noto ha scatenato la protesta di ristoratori e baristi.

Nel tentativo di sventare la sciagura, proprio da ultimo sono state avanzate osservazioni sul fatto che i musei sono stati riaperti con meno difficoltà.

Qui però hanno avuto buon gioco le considerazioni di alcuni esponenti politici curiosamente  usi al leggere e allo scrivere, che hanno fatto notare che riprodurre in cucina il menù di una cena consumata al ristorante non è impossibile, mentre rifare in salotto l’Ultima Cena di Leonardo risulta decisamente arduo.