Fuori fase: lo dico chiaro …

  •  
  •  
  •  
di Marco Riboldi

Con questo articolo desidero mostrare un esempio della attività implacabile degli UCAS (Uffici Complicazione Affari Semplici).

“Riconoscimento della cittadinanza italiana a cittadini stranieri appartenenti a famiglie di  origini italiane”

Questo Ministero riceve sempre più spesso richieste di chiarimenti su come valutare le richieste di cittadinanza italiana da parte di stranieri. La legge n. 555 del 13 giugno 1912 e varie norme dei paesi stranieri (soprattutto quelli di antica emigrazione italiana come Argentina, Brasile, Stati Uniti, Canada, Australia ecc.) riconoscevano alle persone nate in quei paesi da padre italiano sia la cittadinanza del paese straniero di nascita, sia la cittadinanza italiana. Tale doppia cittadinanza rimaneva anche se il padre, mentre il figlio era ancora minorenne, decideva di assumere la cittadinanza dello stato estero. Da questo, risulta che i discendenti dai nostri emigrati hanno la possibilità di chiedere la cittadinanza italiana”

È tutto abbastanza chiaro? Si capisce di cosa stiamo parlando?

Ecco, questa è la prima parte della Circolare K 28.1, “tradotta” in modo semplice  con la quale il Ministero degli Affari Esteri spiega chi ha diritto di ottenere la cittadinanza italiana. Cioè questa sarebbe la circolare, se la scrivesse un “comune mortale“. Ora vi presento il testo autentico:

“Riconoscimento del possesso dello status civitatis italiano ai cittadini stranieri di ceppo italiano”

“Si è avuto modo di rilevare come pervengano sempre più numerose richieste di chiarimenti circa le modalità che debbono essere adottate al fine di definire la situazione di cittadinanza di persone provenienti da Paesi esteri (in particolar modo dall’Argentina ma anche dal Brasile o dagli Stati Uniti) e munite di passaporto straniero, le quali rivendicano la titolarità dello status civitatis italiano.

Come è noto, infatti, in virtù della contemporanea operatività del combinato disposto dagli artt. 1 e 7 della Legge 13 giugno 1912, n.555 e delle disposizioni vigenti in materia di cittadinanza di numerosi Paesi esteri d’antica emigrazione italiana (ad es. tutti gli Stati del continente americano, l’Australia, ecc.) attributivi iure soli dello status civitatis, la prole nata sul territorio dello Stato d’emigrazione (Argentina, Brasile, Uruguay, Stati Uniti d’America, Canada, Australia, Venezuela, ecc.) da padre cittadino italiano acquisiva dalla nascita il possesso tanto della cittadinanza italiana (in derivazione paterna) quanto della cittadinanza dello Stato di nascita e permaneva nella condizione di bipolidia anche nel caso in cui il genitore, durante l’età minorile, mutasse cittadinanza naturalizzandosi straniero. Nel contempo, anche i soggetti nati in uno Stato estero il quale attribuisce la cittadinanza iure soli e riconosciuti dal padre cittadino o la cui paternità sia stata dichiarata giudizialmente risultano versare nella medesima situazione di doppia cittadinanza. Da ciò deriva la concreta possibilità che i discendenti di seconda terza e quarta generazione ed oltre di nostri emigrati siano investiti della cittadinanza italiana.”

Che ne dite? Era necessario contorcere così l’inizio (“si è avuto modo di rilevare come pervengano…)? Ma cosa avranno mai fatto per “rilevare”? Indagini nottetempo negli uffici ministeriali? Esami a campione delle e-mail pervenute? Controllo della corrispondenza di ogni ufficio?

E lo “status civitatis“? Lo domando, pur essendo un amante del latino: nel leggere una circolare del genere un cittadino australiano o brasiliano di origine italiana (“di seconda, terza o quarta generazione ed oltre”, altro gioiellino comunicativo) non sarà un po’ in difficoltà?

Stavo riflettendo su questo, quando sono arrivato alla “bipolidia“: a questo punto mi sono arreso e ho deciso di lasciar perdere.

Per consolarmi, mi sono portato nell’apposito locale adibito alla preparazione e consumazione sul posto di cibi e bevande e ho assunto un preparato liquido caldo derivante dalla torrefazione, macinazione e successiva infusione dei semi di una piccola pianta tropicale della famiglia della Rubiacee: insomma sono andato in cucina  e mi sono preparato e bevuto un caffè.

Che detto così, è ancora più buono.

PS: Qui il testo completo della circolare K 28.1