Futuro in sciopero

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di Francesca Radaelli

È uno sciopero per il Futuro quello che andrà in scena il prossimo venerdì 15 marzo in tutto il mondo, Italia compresa. Ma in un certo senso è anche uno sciopero DEL Futuro, di una generazione che vede messo a rischio il pianeta su cui dovrà vivere ancora per un po’. 

Lo sciopero globale per il clima che promette di fermare la Terra intera tra una decina di giorni, nasce dalla determinazione di una ragazzina svedese, il cui volto incorniciato da lunghe trecce scure ha iniziato a comparire con sempre maggior frequenza sui mezzi di comunicazione  dallo scorso mese di agosto, diventando ormai quasi famigliare quanto le fotografie di Theresa May e quelle delle proteste dei gilet gialli in Francia.

Si chiama Greta Thunberg, ha 16 anni, è vegana, ha la sindrome di Asperger e incarna un movimento che potrebbe forse spingere l’Europa (e non solo) verso una ‘rivoluzione’ ben diversa da quelle prospettate dalla Brexit e dai movimenti sovranisti e populisti spuntati nei diversi stati. Una rivoluzione in grado di smuovere le coscienze, che nasce però come rivoluzione dei giovani, per non dire dei bambini: ricordiamo che Greta non voterà alle prossime elezioni europee, è troppo giovane. La rivoluzione di chi ha davanti a sé un bel pezzo di futuro e ha soprattutto il coraggio di sognarlo diverso da un presente sterile, in cui si protesta violentemente per l’aumento delle accise sulla benzina ma non per l’aria inquinata che ci costringono a respirare ogni giorno. La rivoluzione di chi ha capito che questo futuro rischia di non arrivare nemmeno, in un pianeta messo a dura prova dai cambiamenti climatici originati dalle attività umane, dall’estrazione del petrolio all’inquinamento atmosferico.

Da agosto 2018, ogni venerdì Greta manifesta davanti al Parlamento svedese per chiedere al suo governo un impegno reale per contrastare l’emergenza climatica, nel rispetto degli accordi di Parigi della Cop21, al fine di mantenere l’aumento della temperatura media sotto gli 1,5 gradi. “Siamo di fronte a una minaccia esistenziale”, ha detto lo scorso dicembre la ragazza davanti ai potenti di tutti il mondo, riuniti a Katowice, in Polonia per la COP24, il vertice delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici. “E’ la crisi più grave che l’umanità abbia mai subito. Noi dobbiamo anzitutto prenderne coscienza e fare qualcosa il più in fretta possibile per fermare le emissioni e cercare di salvare quello che possiamo.” E rivolgendosi ai leader di tutti i paesi del mondo chiamati a prendere una decisione: “Voi parlate soltanto di un’eterna crescita economica verde poiché avete troppa paura di essere impopolari. Voi parlate soltanto di proseguire con le stesse cattive idee che ci hanno condotto a questo casino, anche quando l’unica cosa sensata da fare sarebbe tirare il freno d’emergenza. La biosfera è sacrificata perché alcuni possano vivere in maniera lussuosa. La sofferenza di molte persone paga il lusso di pochi. Se è impossibile trovare soluzioni all’interno di questo sistema, allora dobbiamo cambiare sistema”.

Dietro di lei e con lei è cresciuto un movimento sempre più grande che sta attraversando tutto il mondo: gli scioperi scolastici del venerdì sono ormai diffusi in tutti i paesi del mondo e si susseguono le adesioni al movimento delle grandi associazioni ecologiste. Il culmine di questo crescendo sarà il prossimo 15 marzo.

E nell’attesa in molti si chiedono perplessi se ci voleva proprio una bambina per spiegarci che il Futuro dei nostri figli lo stiamo distruggendo con le nostre mani e che è arrivato il momento di agire. Probabilmente sì, ci voleva lei. “Non siete abbastanza maturi da dire le cose come stanno”, dice Greta. “Lasciate persino questo fardello a noi bambini”.

Speriamo, almeno, che siano ascoltati…

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