“Gea e gli Umani”

di Francesca Radaelli

La Terra sfregiata dalle miniere e scavata dalle cave di marmo. I cumuli di rifiuti, residui del progresso industriale, che si innalzano come piramidi contemporanee pronte a sfidare i secoli. Le enormi distese punteggiate dalle trivelle per l’estrazione del petrolio, non più in azione dopo l’esaurirsi dei giacimenti, ma lasciate lì, ad arrugginire, testimoni silenziose di un passato che perdura.

©Edward Burtynsky, courtesy Admira, Milano

Sono solo alcune delle immagini, ad altissimo tasso di spettacolarità, della mostra “GEA e gli UMANI. Fotografie di Edward Burtynsky”, visitabile fino al prossimo 28 aprile all’interno delle sale del Palazzo Arese Borromeo di Cesano Maderno. La mostra, a cura di Enrica Viganò, promossa dal Comune di Cesano Maderno in collaborazione con Admira, si compone di trenta scatti del fotografo canadese, celebre per immortalare i nuovi paesaggi dell’età dell’Antropocene, una vera e propria era geologica, in cui l’azione umana è diventata la principale forza trasformatrice del pianeta Terra.

©Edward Burtynsky, courtesy Admira, Milano

Burtynsky fotografa le conseguenze sul paesaggio della civiltà della produzione e dei consumi che oggi si estende in tutto il mondo globalizzato e che si dimostra capace di trasformare il volto della Terra, in maniera spettacolare e tremenda.

Spettacolari sono i “residui” di nichel che a Sudbury, in Ontario, danno forma a un vero e proprio fiume di un arancione sfolgorante: sembra una colata di lava ma è semplicemente il frutto dell’ossidazione del ferro nel processo di lavorazione. Non catastrofe “naturale”, dunque, ma conseguenza dell’attività umana. Il contrasto cromatico fortissimo, che rende davvero impressionanti molte delle immagini esposte, sembra esprimere proprio la violenza con l’uomo scava i paesaggi terresti, alla ricerca continua di quelle risorse nascoste che diventano la linfa vitale della società industriale.

©Edward Burtynsky, courtesy Admira, Milano

Le immagini dell’estrazione dell’argento in Australia, così come quelle delle miniere di rame dello Utah mostrano però anche la forza eroica con cui l’uomo riesce a farsi strada nei paesaggi più aridi e inospitali, trasformandone l’aspetto per la propria utilità, e creando allo stesso tempo, visivamente, opere simili a veri e propri anfiteatri architettonici, di cui gli scatti di Burtynsky esaltano la grandiosità sul piano estetico.

Grandiose e quasi architettoniche sono anche le immagini delle cave di marmo, che incontrano l’obiettivo del fotografo in diversi luoghi del mondo, dal Vermont a Carrara, passando per il Portogallo: luoghi in cui la ricerca di risorse e materie prime ha portato alla costruzione di vere e proprie architetture, involontarie ma spettacolari.

©Edward Burtynsky, courtesy Admira, Milano

 E poi ci sono i paesaggi industriali della Cina con le immense acciaierie Bao Steel, i grattacieli di Shanghai e Hong Kong, ma anche gli effetti del progetto di costruzione della controversa Diga delle Tre Gole, che ha provocato l’evacuazione di oltre 1 milione di persone dal proprio villaggio rurale.

Uno degli spazi espositivi in cui è allestita la mostra, all’interno del palazzo Arese Borromeo

Dietro alle fotografie di Burtynsky c’è sempre un percorso di studio e documentazione rispetto alle realtà che va ad immortalare, e spesso il fotografo si è mosso partendo da vere e proprie “domande di ricerca”. Per esempio, nel caso della demolizione delle navi a scafo singolo, reso necessario dopo l’incidente della petroliera Exxon Valdez. Sentita la notizia, Burtynsky si chiede dove queste navi sarebbero state demolite e scopre che le operazioni di demolizione saranno effettuate in India e Bangladesh: è lì allora che si dirige per fotografare questi giganteschi rifiuti marittimi, ulteriore emblema della grandiosità dei residui del progresso umano.

©Edward Burtynsky, courtesy Admira, Milano

Ma grandiose sono anche le montagne di pneumatici o le pareti di fusti di petrolio pressati, o ancora gli ammassi di motori d’auto da smaltire. Si tratta di rifiuti stoccati negli impianti di riciclaggio le cui enormi quantità ci spaventano, da un lato; dall’altro sembrano, forse, indicare una nuova sfida all’umanità rispetto alle “risorse” del futuro.

©Edward Burtynsky, courtesy Admira, Milano

Sicuramente, tutte le fotografie di Burtynsky hanno il grande merito di documentare a larghissimo spettro le enormi conseguenze sulla natura e sul pianeta del nostro stile di vita: dall’estrazione delle risorse necessarie per alimentarlo ai rifiuti, a montagne, che lasciamo dietro di noi. Nelle immagini sublimi, esteticamente bellissime, ma anche spaventose, delle fotografie in mostra si manifesta tutta la violenza dell’azione dell’uomo contemporaneo sul pianeta che lo ospita.

Palazzo Arese Borromeo, Cesano Maderno (MB) – Boschereccia

Un ulteriore stimolo a riflettere sul nostro rapporto con la natura lo si riceve visitando le altre sale del Palazzo Arese Borromeo, costruito dal conte Bartolomeo III Arese in pieno Seicento, come residenza di campagna. Oltre alle bellezze architettoniche e decorative del Ninfeo, della loggia genovese, della Galleria della Arti Liberali e del Salone dei Fasti Romani, colpiscono in particolare le stanze affrescate con le “Boscherecce”, scene di paesaggi che illusionisticamente “aprono” le pareti architettoniche delle sale sulla visione di una natura idilliaca, in cui piante, animali, uccelli e umili personaggi umani sembrano vivere in armonia perfetta.

Palazzo Arese Borromeo, Cesano Maderno (MB) – Boschereccia

Immagini di piccoli paradisi perduti con cui le fotografie di Burtynsky contrastano ferocemente, mostrando il vero volto, oggi, del rapporto tra uomo e natura.

La mostra è aperta tutti i giorni dalle 10.00 alle 13.00 e dalle 15.00 alle 18.00, fino al 28 aprile, ed è inclusa nel biglietto d’ingresso di Palazzo Arese Borromeo del costo di 5 euro.

Palazzo Arese Borromeo, Cesano Maderno (MB) – Galleria delle Arti Liberali
image_pdfVersione stampabile