Giovan Battista Stucchi, partigiano (e non solo)

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di Marco Riboldi

Sono sempre stato un po’ malato di politica e, fin da giovane, mi piaceva frequentare ogni tanto il Consiglio Comunale, per ascoltare un po’ il dibattito politico cittadino.

Tra le file dei consiglieri ce n’era uno per il quale nutrivo una ammirazione grandissima, con tutto l’entusiasmo dei miei vent’anni.

Lo guardavo, ascoltavo la sua voce pacata e il suo linguaggio colto e mi sembrava di  scorrere le pagine più dignitose della nostra storia patria.

Era Giovan Battista Stucchi, monzese purosangue ormai ultra settantenne, al suo ultimo quinquennio in Consiglio Comunale.

A uno come Giovan Battista Stucchi non potevi raccontare troppe storielle.

“Ragazzo del ’99”, serve come sottotenente nella prima guerra mondiale, sul fronte del Piave, poi é studente universitario a Pavia proprio nel momento di uno dei primi delitti fascisti (l’omicidio del ventiduenne Ferruccio Ghinaglia, attivista comunista, che ebbe modo di conoscere), poi avvocato, fino al richiamo come capitano nel Corpo degli Alpini, in Russia, con la Tridentina.

Lì vive l’esperienza delle battaglie del Don e di Nikolaevka, i momenti forse più tragici in quella immane tragedia.

Con l’armistizio dell”8 settembre si trova come tutti i soldati italiani:  lasciato senza ordini chiari, abbandonato ad un destino incerto.

Che però lui prende subito nelle sue mani.

Fuggendo da una finestra riesce a evitare la cattura da parte dei nazisti e organizza un piccolo gruppo di Alpini che si uniscono alla Resistenza.

Giovan Battista Stucchi ai tempi della Repubblica Partigiana dell’Ossola

Da questo momento in poi diventa uno dei punti di riferimento del Comitato Nazionale di Liberazione Alta Italia, rappresentando in esso il Partito Socialista.

Designato a mantenere i rapporti con gli Alleati, e per questo inviato in Svizzera, preme per tornare alla lotta attiva e, nel 1944,  è tra i protagonisti della vita della repubblica partigiana della Val d’Ossola.

Nel febbraio del 1945 è  a Milano per rappresentare i socialisti e le Brigate Matteotti nel Comando dei Corpi Volontari della Libertà, sostituendo un certo Sandro Pertini.

Nella celebre foto della sfilata della Liberazione lo si vede marciare alla testa dei Volontari per la Libertà, a fianco di personaggi del rango di Ferruccio Parri, Luigi Longo ed Enrico Mattei.

Dopo la guerra fu deputato per una legislatura, dal 1953 al 1958, poi tornò alla professione di avvocato, mantenendo quale impegno politico la carica di consigliere comunale di Monza, fino al 1975.

Mille cose si potrebbero ancora dire ( e molte ne ha raccontate lui stesso nel suo bel “Tornim a baita: dalla campagna di Russia alla Repubblica dell’Ossola”)

A me colpisce questo: un uomo che ha sempre fatto tranquillamente e coscienziosamente il suo dovere, trovandosi ben tre volte nel pieno delle tempeste del XX secolo.

Lui ha sempre tenuto il timone sulla rotta giusta, senza preoccuparsi di domandarsi quale fosse il suo personale tornaconto, senza chiedere nulla, quando certo avrebbe potuto chiedere, se non pretendere, riconoscimenti e carriera.

Lui no: è tornato a fare il suo lavoro e a servire la sua città nel rango, per lui certo molto modesto, di consigliere comunale.

Avercene anche oggi, di Giovan Battista Stucchi!