Giubileo in carcere: Delpini incontra i detenuti

Disegno di Gabriella Giandelli
di Fabrizio Annaro. Fotografie di Dario Erba

Sono qui per dire, ancora una volta,  che noi crediamo in voi, che c’è sempre una possibilità, che si può vivere questo momento, sappiamo bene quanto sia difficile e duro, ma possiamo cercare di cogliere le opportunità che comunque anche il carcere offre.

Con queste parole don Tiziano Vimercati, cappellano del carcere di Monza, ha aperto il secondo  incontro del Giubileo in carcere, promosso da Caritas di Monza. Per l’occasione  l’Arcivescovo Mario Delpini e suor Benedetta, monaca di clausura, invitati da Caritas e dalla chiesa monzese, hanno dialogato con i detenuti e con una rappresentanza di cittadini che si sono “mescolati” agli ospiti di via Sanquirico. Anche la direttrice Cosima Buccoliero è intervenuta per portare i saluti della direzione e sottolineare l’importanza di aprire il carcere ai cittadini. Una grande occasione di reciproca conoscenza. Un incontro promosso oltre che da Caritas Monza insieme all’Associazione Carcere Aperto e  Cappellania della Casa Circondariale. 

Da sinistra: l’Arcivescovo Mario Delpini, la direttrice del Carcere Cosima Buccoliero, Suor Benedetta monaca di clausura. Dietro don Tiziano Vimercati cappellano del carcere

E’ stata letta la pagina del Vangelo di Luca dedicato a Zaccheo

Le testimonianze

Sono anni che sono in galera e ho vissuto sempre ai margini della società a causa del  mio problema di tossicodipendenza. Dentro però ho potuto iniziare a fare dei cambiamenti, ho iniziato a vedere le cose diversamente, … ad  andare avanti, a crescere come persona.”

Un’altra persona ha dichiarato:  “Convivo in cella con due persone che hanno commesso due reati gravissimi. Li ho accolti. Li sto aiutando e con loro ho instaurato un bel rapporto. Questo mi ha aiutato a crescere, e mi aiuta sempre di più a vedere che non c’è sempre il male in ciascuno di noi, si, certo ci sono delle sofferenze. Io ho buttato via  la mia vita nella droga per 20 anni, loro lo hanno fatto in un minuto,  hanno rovinato la loro vita. Io ci ho messo di più a rovinarla. E perciò vivo un po’  meglio adesso rispetto a prima… Stare nel male, stare nel degrado, ci viene più facile. Cambiare, ci viene più difficile, perché è una novità per noi. Soprattutto per me è stata sempre una novità. Ora penso a voler bene  alle persone, a voler bene a me stesso. Fare il bene, fa stare bene!”

Monsignor Mario Delpini

L’Arcivescovo Mario Delpini ha proposto un racconto. Quello del suo viaggio in Palestina e in Israele. Ha incontrato persone che hanno  perso familiari e parenti, figli, genitori durante questa terribile guerra. La sofferenza li ha portati sull’orlo della pazzia. L’odio è cresciuto a dismisura. La violenza chiama violenza. Il sangue chiama sangue. Cercavano vendetta, ma la stessa grande sofferenza è stata per molti di loro anche motivo di ricerca, di riflessione. Madri, padri, figli che hanno perso i loro cari, sono giunti alla conclusione che aggiungere odio e dolore ad altro dolore non risolve il problema. Anzi. Sono nati, quindi,  cammini di incontro fra israeliani e palestinesi che avevano in comune il dolore, la sofferenza, il desiderio di sollievo, consolazione, ma soprattutto di uscita dal tunnel dell’odio e del dolore.

Suor Benedetta ha raccontato la decisione di entrare in Monastero. Malgrado una vita ricca di relazioni, di sogni realizzati, Suor Benedetta avvertiva un vuoto ed un’inquietudine che si colmava solo in chiesa, nel silenzio, di fronte al Santissimo Sacramento, simbolo e presenza di Gesù fra gli uomini del nostro tempo.

Da sinistra: l’Arcivescovo Mario Delpini, la direttrice del Carcere Cosima Buccoliero e Suor Benedetta monaca di clausura.

Un vuoto sentito anche da molti detenuti che il carcere ha aiutato parzialmente a colmare. Un vuoto avvertito anche dai volontari presenti a questo incontro, alcuni dei quali hanno sottolineato quanto sia impegnativo, ma soprattutto gratificante, fare il volontario in carcere, ascoltare i detenuti promuovere alcune attività, stare con loro, motivarli e stimolarli a prendere consapevolezza dello loro vita. 

Il dibattito si arricchisce dalle testimonianze dei detenuti e dagli interventi dei volontari che operano in carcere

La monaca di clausura ha concluso il suo intervento ricordando quanto sia difficile la vita in comunità. Le differenze di età, cultura e nazionalità (in convento ci sono anche suore che provengono da altri paesi e non solo europei) rendono impegnativa la convivenza e la condivisione. Parole che hanno trovato subito eco fra i detenuti, anche loro pressati dal sovraffollamento, dalle diversità di culture, nazionalità e religione.

Da sinistra: l’Arcivescovo Mario Delpini, Suor Benedetta monaca di clausura. Don Augusto Panzeri ex cappellano e direttore di Caritas Monza ora volontario in carcere. Fabrizio Annaro  che ha moderato l’incontro.

Alla fine tiramisù  (ricetta Sanquirico dal sapore eccezionale!) per tutti. Un momento conviviale che ha consentito di scambiare parole fra chi è dentro e chi è fuori. 

Disegno di Gabriella Giandelli. Questi disegni si trovano nel libro di Giovanna Canzi “Lontano dalla vita degli altri”

 

 

 

 

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